Referendum sulla riforma della giustizia: affluenza in crescita in provincia di Pavia e nodi chiave della riforma
Dati aggiornati sull’affluenza, informazioni utili per votare e spiegazione semplice dei punti principali della riforma costituzionale sottoposta a referendum

In provincia di Pavia l’affluenza alle ore 19 ha raggiunto il 42,61%, con percentuali più alte nel capoluogo (47,52%) e valori simili a Vigevano (42,47%) e Voghera (43,15%). In Lombardia il dato si attesta al 44,99%, mentre a livello nazionale è al 38,9%.
In precedenza, alle ore 12 di domenica 22 marzo, aveva votato il 17,49% degli aventi diritto in provincia (601 sezioni su 602), il 17,54% in Lombardia e il 14,9% in Italia. Un dato in netto aumento rispetto al referendum costituzionale del 2020, quando alla stessa ora l’affluenza provinciale era del 10,46%.
Sono 411.983 i cittadini chiamati alle urne in provincia di Pavia per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. I seggi, complessivamente 602, sono aperti domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15.
Trattandosi di referendum costituzionale, non è previsto il quorum: il risultato sarà valido indipendentemente dal numero dei votanti. Gli elettori devono esprimere la propria scelta barrando il Sì o il No sulla scheda verde relativa alla riforma che modifica sette articoli della Costituzione in materia di ordinamento giudiziario.
Per votare è necessario presentarsi con tessera elettorale valida e documento di riconoscimento. Sono ammessi carta d’identità, passaporto, patente e altri documenti ufficiali con fotografia, anche se scaduti purché riconoscibili. In mancanza, è possibile essere identificati da un membro del seggio o da un altro elettore.
Chi non possiede la tessera o ha esaurito gli spazi deve rivolgersi all’ufficio elettorale del proprio Comune.
Durante la notte precedente al voto, a Garlasco sono stati segnalati atti vandalici con la rimozione di manifesti per il No, denunciati da diverse forze politiche e comitati.
I punti principali della riforma:
La riforma interviene sull’organizzazione della magistratura con sette modifiche costituzionali.
Uno degli aspetti centrali è la creazione di due Consigli Superiori distinti: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. L’obiettivo, per i sostenitori del Sì, è rafforzare l’imparzialità; per il No, invece, si rischia di indebolire l’unità della magistratura.
Viene introdotta anche la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri fin dall’inizio del percorso professionale. Il dibattito si concentra sull’equilibrio tra indipendenza e specializzazione dei ruoli.
Un’altra novità è l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare che sostituirebbe l’attuale sistema di controllo interno, con opinioni contrastanti tra chi vede maggiore trasparenza e chi teme interferenze politiche.
La riforma prevede inoltre il sorteggio dei membri laici dei Consigli Superiori, una misura pensata per ridurre il peso delle correnti ma criticata per il possibile calo di competenza.
Tra gli aspetti tecnici, si amplia l’accesso alla Corte di Cassazione e si ridefiniscono alcune norme sull’inamovibilità dei magistrati, collegandola ai nuovi organi distinti.