Data center a Pavia, scoppia il caso: c’è un’alternativa che può cambiare tutto
Proposta per evitare nuovo consumo di suolo: riutilizzare aree abbandonate come l’ex Snia invece di costruire su terreni vergini

A Pavia torna al centro dell’attenzione il tema dei nuovi data center e del loro impatto sul territorio. Si fa strada una proposta alternativa al progetto previsto nell’area di Certosa: utilizzare spazi industriali dismessi invece di occupare terreni ancora liberi.
Tra le possibili soluzioni emerge l’ex area Snia, una superficie di circa 186mila metri quadrati situata nella zona est della città, vicino a viale Montegrappa. Il sito, acquistato di recente all’asta a un prezzo particolarmente basso da un gruppo di investitori milanesi, si trova ancora in una fase iniziale di sviluppo.
L’idea alla base della proposta è semplice: chi è in grado di sostenere economicamente la costruzione di un data center ha anche le risorse per intervenire su aree degradate, occupandosi della loro bonifica e riqualificazione. In questo modo si eviterebbe di consumare nuovo suolo, privilegiando il recupero di spazi già compromessi.
Viene sottolineata anche l’importanza del coinvolgimento dei cittadini nelle scelte che riguardano interventi di grande impatto. Un confronto aperto potrebbe riguardare aspetti cruciali come dimensioni delle strutture, potenza installata, sistemi di raffreddamento e soluzioni per ridurre l’impatto ambientale, inclusi il recupero del calore e le opere di mitigazione.
Un altro tema centrale è la tutela del suolo agricolo e permeabile. La sua progressiva riduzione contribuisce ad aumentare i rischi legati agli eventi meteorologici estremi, come le piogge intense, sempre più frequenti negli ultimi anni.
La riflessione punta quindi a un equilibrio tra sviluppo tecnologico e salvaguardia del territorio: il progresso non viene messo in discussione, ma deve essere guidato da scelte consapevoli che evitino un consumo di suolo non necessario e favoriscano il recupero dell’esistente.