Caparra al ristorante per i tavoli numerosi: scelta necessaria o misura eccessiva?
Dopo il caso di un locale ligure che chiede 20 euro a persona per gruppi numerosi, si riapre il dibattito anche tra ristoratori e clienti della provincia di Pavia sul problema delle prenotazioni annullate all’ultimo minuto.

La decisione di un ristorante messicano di Genova di introdurre una caparra per le prenotazioni di gruppi numerosi ha acceso il dibattito sui social e tra gli addetti ai lavori. Il locale ha annunciato che per i tavoli composti da più di sette persone verrà richiesto un anticipo di 20 euro a persona al momento della prenotazione.
La scelta è arrivata dopo un episodio avvenuto durante la serata dell’8 marzo, quando un gruppo di dieci persone ha annullato il tavolo soltanto un’ora prima dell’orario previsto. Secondo quanto raccontato dal ristorante sui propri canali social, la disdetta sarebbe arrivata solo dopo una telefonata di conferma effettuata dallo staff.
Proprio per evitare situazioni simili, il locale ha deciso di introdurre nuove regole: la caparra verrà restituita soltanto se la cancellazione avverrà almeno dodici ore prima dell’orario della prenotazione. In caso contrario, l’anticipo verrà trattenuto.
Il tema non riguarda solo la Liguria. Anche molti ristoratori in Italia, compresi quelli della Lombardia e della provincia di Pavia, segnalano da tempo il problema delle prenotazioni “fantasma”, soprattutto nei fine settimana o durante le festività, quando i tavoli non occupati rappresentano una perdita economica significativa.
All’estero, tuttavia, queste pratiche sono già molto diffuse. Negli Stati Uniti è comune lasciare i dati della carta di credito quando si prenota un tavolo, con la possibilità che venga addebitata una penale — spesso tra i 50 e i 100 dollari a persona — in caso di mancata presentazione.
In Francia e in Italia sistemi simili sono già utilizzati soprattutto nei ristoranti di fascia alta o stellati, dove viene richiesta una carta di credito a garanzia o un pagamento anticipato parziale.
In Giappone, infine, il prepagamento è quasi la norma nei ristoranti di alto livello, in particolare nei locali di sushi con formula omakase, dove i posti sono pochi e l’organizzazione del servizio richiede grande precisione.
La scelta del locale genovese riapre quindi una domanda che riguarda tutto il settore della ristorazione: chiedere una caparra è una tutela legittima per i ristoratori o rischia di diventare un ostacolo per i clienti?