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Ticino sotto pressione: qualità delle acque compromessa tra Pfas, glifosato e scarsità idrica

Legambiente e i dati Arpa Lombardia evidenziano criticità ambientali nel tratto pavese del fiume. Inquinamento chimico, riduzione delle portate e cambiamenti climatici mettono a rischio ecosistemi e biodiversità.

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Il fiume Ticino continua a mostrare segnali di sofferenza ambientale nel territorio pavese. A richiamare l'attenzione sulla situazione è stata Legambiente durante il Big Jump, iniziativa promossa dall'European Rivers Network per sensibilizzare cittadini e istituzioni sullo stato di salute dei corsi d'acqua.

Secondo le rilevazioni di Arpa Lombardia, il quadro generale resta preoccupante: meno della metà dei fiumi lombardi raggiunge il livello di qualità ecologica richiesto dalla normativa europea, mentre solo poco più della metà dei laghi soddisfa gli standard fissati dalla Direttiva Acque.

Nel caso del Ticino, lo stato ecologico viene classificato come appena sufficiente. Tra i principali elementi che incidono negativamente figurano il glifosato e l'Ampa, sostanza derivata dalla degradazione dello stesso erbicida. Ancora più critico è il giudizio sullo stato chimico delle acque, considerato non conforme a causa della presenza di Pfos, composto appartenente alla famiglia dei Pfas, sostanze ormai al centro dell'attenzione per i loro effetti sull'ambiente.

La situazione è aggravata dalla riduzione della portata del fiume. Nonostante il rilascio d'acqua dalla diga della Miorina, il volume che raggiunge il Ticino risulta fortemente ridotto per effetto delle derivazioni destinate ai canali irrigui, indispensabili per il comparto agricolo ma responsabili di una minore disponibilità idrica per il corso d'acqua e per il Po, proprio nei periodi in cui gli ecosistemi avrebbero maggiore necessità di acqua.

Per Legambiente diventa quindi indispensabile ripensare la gestione del territorio e delle risorse idriche. L'associazione evidenzia come siccità e precipitazioni estreme richiedano strategie nuove, capaci di adattarsi agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico. Tra le priorità viene indicata anche la tutela dei corsi d'acqua minori dell'area pavese, come Vernavola, Vernavolino, Naviglio, Navigliaccio e Naviglietto, ritenuti fondamentali per la biodiversità locale.

Anche il Comune di Pavia ha avviato iniziative di monitoraggio. Uno studio affidato al Cemav sulla presenza di Pfas nel torrente Vernavola avrebbe riscontrato concentrazioni di Pfos superiori ai limiti previsti in diversi punti di campionamento, confermando la necessità di approfondire il fenomeno e individuare possibili fonti di contaminazione.

Sul fronte degli interventi, l'amministrazione comunale ha annunciato lo stanziamento di risorse per predisporre un piano dedicato al rischio di esondazione del Ticino e un progetto condiviso con Legambiente per la valorizzazione del Navigliaccio.

Resta però aperto il dibattito sulla gestione del deflusso ecologico. Le deroghe concesse dalla Regione per garantire l'approvvigionamento idrico all'agricoltura vengono considerate comprensibili nell'immediato, ma secondo Legambiente non rappresentano una soluzione strutturale. L'obiettivo indicato è quello di assicurare nel tempo una quantità d'acqua sufficiente a mantenere gli equilibri naturali del fiume, proteggendo habitat, fauna e qualità ambientale in un contesto climatico sempre più complesso.