Il Broletto

Il Broletto: Patrimonio Storico e Culturale di Pavia
Fu per quasi un millennio il cuore di Pavia. Addossato com'è la Cattedrale, ci fa vedere la curia vescovile soppiantata dalla curia popolare, e illumina le origini del Comune. Il palazzo vescovile, corrispondente ai lati levante e settentrione verso il cortile ospitava nel 1175 Federico Barbarossa, che dava udienza ai rappresentanti della lega lombarda. Gli affari pubblici si trattavano nella curia vescovile. Ma scemando l’autorità civile, nel 1198 i consoli del Comune si impadronirono del palazzo, che si trasformò in comunale. Una lapide (oggi nel civico museo) trovata nel Broletto e illustrata dal Brambilla ci tramanda i nomi dei Pavesi che effettuarono la trasformazione: Boggiano del Gargano, un Beccaria, Gualfredo Torricella, Bernardo de Granvillano, Alberico Torti, Monte Mario de’ Porci, Guglielmo Pietra e Beltramo Cristiani.
Questo Palazzo civico nuovo è, secondo il Pavesi, l’ala di mezzogiorno verso Cavagneria, ovvero il loggiato cinquecentesco del Collegio de Notaj. Nel 1236 il vescovo Rodobaldo Cipolla vendette alla repubblica la parte del palazzo che gli restava, costruendo per sé una piccola casa, che il vescovo Ippolito Rossi (1560-1591) abbandonò, sostituendola con l’odierno vescovado. Al 1236 deve probabilmente risalire il principio d’un restauro generale dell'edificio.
Il palazzo civico era la sede del podestà, o rettore, nominato dai savii o consoli;il luogo di riunione dei Centro e dei Mille, che si radunavano per trattare gli affari più lievi, e del popolo raccolto ad referendum. Nel 1359 la piazza che si estende a tramontana del Broletto, e che con i portici, l’antica fisionomia, meritò l’appellativo di Grande, dopo che furono abbattute le case dei Beccaria.
Nel 1563 fu riadattata la facciata del palazzo verso piazza Grande e fornita di logge; nel 1564 alla vecchia scala di legno si sostituiva la scala nuova, con gradini di sarizzo, per accedere al salone del Consiglio, e si alzava un secondo piano. Dal 1688 l’ala del palazzo verso Cavagneria fu trasformata in prigione, e tale restò fino al 1873; mentre l’altra rimase adibita, sino al 1875, quale palazzo municipale.
Qua e là si vedono vari affreschi. Ad Antonio Meda (1394) Il Moiraghi attribuisce due teste, una di re, dipinte in una sala, oggi corridoio, del Broletto. Ma queste teste non possono appartenere a un trecentista.
Fonte: Pavia e i suoi monumenti
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