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Cimitero Monumentale

Il cimitero - Spendiamo a Pavia

Il Cimitero Monumentale di Pavia: Storia e Memoria nel Cuore della Città

Il cimitero di Pavia,  il più bello ed elegante della regione dopo quello di Milano, si cominciò a fabbricare nel 1880, su disegno degli architetti pavesi Vincenzo Monti e Angelo Savoldi.

L'edificio principale, destinato al Famedio, sormontato da un'elegante tiburio e ricco di guglie, ha un frontone cuspidale, sul cui vertice poggia una statua del milanese Filippo Biganzoli, la Pietà pei Defunti. Nell’interno, dipinto dal milanese Ambrogio Comolli, sono ricordati i nomi degli uomini pavesi e non pavesi, che hanno onorato a Pavia la milizia, la chiesa, il governo, gli studi, le arti, la beneficenza. Il famedio fu inaugurato il 31 ottobre 1897. E’ sperabile che a tanti nomi, non tutti illustri, altri presto se ne aggiungano di grandi uomini pavesi quasi obbligati a Pavia: nomino, per esempio, Cherubino Cornienti e Tranquillo Cremona, pittori che onorano, massime il secondo, non Pavia sola, ma Italia tutta, e quel conoscitore di ogni segreto della natura che fu Paolo Gorini.

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I porticati del cimitero contengono cappelle affrescate dai pittori pavesi, o vissuti o viventi a Pavia, A. Savoja, C. Sara, P. Buzio, P. Michis, E. Acerbi, A. Oberto, R. Borgognoni, A: Villa, e da altri, e monumenti di artisti pavesi, o viventi a Pavia, e milanesi, tra i quali E. Cassi, L. Secchi e G. Kienerk.

L’opera migliore di scultura è il monumento Bozzi (1844) di Vincenzo Vela; una delle prime opere notevoli del grande scultore, a cui biografi è rimasta ignorata.

Il Tenca ne  scriveva nel 1846, salutando nel Vela il  capo della scuola che voleva dare alla scultura gli effetti del colorito: “ E ci ricorda d’ un monumento sepolcrale, che il V. inviava non ha guari a Pavia, in cui il giovane scultore affronta arditamente il costume contemporaneo e perfino il barocco cappello moderno, rappresentando  un marito in atto pregare sulla tomba della moglie, ch’egli guarda a capo chino e con l’ occhio inumidito da una lagrima. Due (sono tre veramente) gli stanno accosto, e la più piccina gioca inconscia d’ogni sventura mentre (un’altra prega) la più grandicella compone il viso ad una mestizia, che non è ancora dolore, ma un melanconico presentimento di qualche cosa di tristo ch’ella non sa spiegare.”

Fonte: Pavia e i suoi monumenti

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