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Pavia perde negozi: in sei anni 526 attività in meno

Confesercenti lancia l’allarme sulla trasformazione del commercio in provincia: 2.368 posti di lavoro persi e quasi 79 milioni di euro di ricchezza sottratti all’economia locale

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Il commercio al dettaglio continua a ridimensionarsi in provincia di Pavia. Tra il 2019 e il 2025 il numero delle imprese del settore è sceso da 5.106 a 4.580 unità: 526 attività in meno, pari a una riduzione del 10,3%. Secondo l’analisi di Confesercenti, la contrazione corrisponde anche a una perdita stimata di circa 79 milioni di euro di ricchezza

Il fenomeno ha avuto conseguenze anche sul piano occupazionale. Nel periodo considerato risultano 2.368 posti di lavoro in meno, tra lavoratori autonomi e dipendenti. Il quadro restituisce una trasformazione che riguarda non soltanto le imprese, ma anche la presenza dei servizi commerciali nei quartieri e nei centri urbani.

Lazzari: «Non è solo una questione commerciale»

Sul tema interviene Maurizio Lazzari, presidente di Pavia Esercenti e riferimento provinciale di Confesercenti. Lazzari, insieme alla presidente di Confesercenti Lombardia Barbara Quaremini, ha posto l'attenzione sulla necessità di rafforzare il sostegno alle micro e piccole imprese.

Il punto, secondo l'impostazione dell'associazione, non riguarda esclusivamente la sopravvivenza dei singoli negozi. La riduzione delle attività rischia infatti di modificare progressivamente la struttura dei quartieri, con meno servizi di prossimità e una minore presenza quotidiana di esercizi commerciali.

La stessa Confesercenti Pavia, tornata operativa nel 2025 dopo oltre dieci anni, ha indicato tra le proprie priorità l'ascolto delle esigenze dei diversi territori e il confronto con le amministrazioni locali. Lazzari aveva sottolineato in occasione della ricostituzione dell'associazione la volontà di creare un interlocutore tra commercio, servizi, cultura, tempo libero e istituzioni. 

Meno negozi, più acquisti fuori dal territorio

Una parte della trasformazione è legata anche alle nuove abitudini di consumo. L'aumento degli acquisti attraverso le piattaforme online modifica infatti la destinazione della spesa, riducendo il peso del commercio fisico locale.

Per Confesercenti il problema riguarda quindi anche la capacità dei territori di mantenere al proprio interno una parte della ricchezza generata dai consumi. Il dato pavese si inserisce in una dinamica regionale più ampia: tra il 2019 e il 2025 la Lombardia ha perso oltre 11.500 imprese del commercio al dettaglio. 

Il problema dei locali vuoti

A Pavia la questione dei negozi sfitti è stata affrontata anche attraverso una specifica mappatura comunale. Palazzo Mezzabarba evidenzia la presenza di numerosi spazi commerciali non utilizzati in diverse zone della città e sottolinea il ruolo del commercio di vicinato nella vita urbana. 

Il tema riguarda in particolare alcune direttrici commerciali che negli anni hanno visto diminuire il numero delle attività. Tra i fattori indicati dal Comune figurano la crisi del commercio, la crescita degli affitti nelle aree più pregiate e i cambiamenti strutturali del settore. 

La fotografia complessiva mostra dunque un settore alle prese con una trasformazione profonda: meno imprese, meno occupazione e una crescente quota di consumi intercettata da canali esterni al commercio tradizionale. Per le associazioni di categoria, la sfida riguarda anche la capacità di mantenere vivi i servizi di prossimità e il tessuto economico dei centri urbani.