Se c’è un segreto: la musica e le due anime di Ennio Morricone
Dal Conservatorio al cinema, da Sergio Leone alla “Missa Papae Francisci”: il romanzo di Renato Ghezzi racconta la vita di Ennio Morricone attraverso il conflitto tra musica colta e successo

Se c’è un segreto di Renato Ghezzi racconta in forma narrativa alcuni episodi chiave della vita di Ennio Morricone. Ogni episodio prende spunto da fatti reali e accompagna il lettore lungo il percorso umano e artistico di uno dei compositori italiani più conosciuti nel mondo.
Il racconto comincia quando Ennio ha appena sette anni. È il padre Mario, trombettista, a scoprire con sorpresa la sua precoce predisposizione musicale. Qualche anno più tardi, quando il ragazzo immagina per sé un futuro da medico, sarà ancora il padre a indirizzarlo verso la musica.
La Seconda guerra mondiale rappresenta una tappa fondamentale nella formazione del giovane Morricone. La fame, le difficoltà economiche e l'incertezza vissute durante quegli anni alimentano in lui il bisogno di costruire una sicurezza economica per sé e per la futura famiglia. Una sicurezza che, tuttavia, non dovrà mai significare rinuncia ai propri principi.
Terminata la guerra, Ennio entra al Conservatorio. Il padre vorrebbe che studiasse tromba, così da poterlo introdurre nel mondo professionale della musica e garantirgli un futuro economicamente stabile. Il destino di Morricone prende invece un'altra direzione: gli studi di Composizione lo conducono verso quella che diventerà la sua vera passione.
È al Conservatorio che incontra Goffredo Petrassi, destinato a diventare il suo Maestro. Petrassi incoraggia il giovane compositore a dedicarsi alla musica colta, lontana dalle esigenze del mercato. Ennio si trova così al centro di un conflitto destinato ad accompagnarlo per tutta la vita: da una parte la musica come espressione artistica pura, dall'altra la musica capace di raggiungere il pubblico e assicurare un reddito.
Il contrasto tra queste due dimensioni viene rappresentato simbolicamente dalle figure del padre Mario e di Petrassi. Morricone cerca una propria strada e, all'insaputa del Maestro, comincia a lavorare come arrangiatore di canzoni. Successivamente si avvicina al teatro e, grazie all'incontro con Luciano Salce, arriva al cinema.
Parallelamente non abbandona la ricerca musicale. Si interessa alla musica contemporanea, entra in contatto con personalità come John Cage e compone brani di quella che lui stesso definisce “musica assoluta”: la musica colta, libera da finalità commerciali.
L'incontro con Sergio Leone cambia radicalmente la sua vita. Le colonne sonore dei film di Leone spalancano a Morricone le porte del successo internazionale, ma insieme alla fama arrivano anche i sensi di colpa alimentati dal giudizio di Petrassi. Il successo commerciale sembra infatti allontanarlo dalla strada della musica colta.
Morricone, però, non rinuncia a nessuna delle sue due anime. La necessità di garantire stabilità alla famiglia prevale, ma la ricerca artistica continua. Nelle colonne sonore per registi come Elio Petri e Dario Argento riesce a inserire elementi della propria sperimentazione musicale. Il cinema, però, impone dei limiti: soluzioni considerate troppo innovative possono mettere a rischio la possibilità di continuare a lavorare.
La fama cresce e arriva anche Hollywood. Morricone ottiene numerose candidature agli Oscar e spera di conquistare il premio soprattutto per le musiche di Mission. Quella composizione, apparentemente legata soltanto alla carriera cinematografica, assumerà un significato particolare nel percorso successivo del compositore.
Un altro incontro decisivo è quello con Giuseppe Tornatore. Dopo Sergio Leone, Tornatore diventa il suo più grande amico e il regista con cui Morricone costruisce il rapporto professionale più duraturo. L'amicizia e la collaborazione portano nella vita del compositore un nuovo equilibrio, accompagnato anche da una maggiore sicurezza economica.
È proprio questa nuova condizione a permettergli di tornare con maggiore libertà alla musica assoluta. Il percorso culmina nella Missa Papae Francisci, composizione nella quale Morricone riesce a riunire le diverse esperienze della sua vita musicale. La musica colta convive con idee e materiali provenienti anche dalla colonna sonora di Mission.
La Missa Papae Francisci diventa così la sintesi simbolica delle due anime di Morricone: quella del compositore di musica assoluta e quella dell'autore di colonne sonore. Non più due strade necessariamente contrapposte, ma due dimensioni capaci finalmente di dialogare.
La pacificazione trova altri due simboli nel finale della sua vicenda: l'Oscar conquistato per The Hateful Eight e la lettera destinata a diventare il suo testamento spirituale.
In Se c’è un segreto, Renato Ghezzi costruisce quindi non soltanto il racconto della carriera di un grande compositore, ma il ritratto di un uomo alle prese per tutta la vita con una domanda fondamentale: come conciliare la libertà dell'arte con le necessità concrete dell'esistenza? La storia di Morricone diventa così il racconto di una ricerca di equilibrio, fino alla sintesi conclusiva tra musica, lavoro, famiglia e libertà creativa.
