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Città a 30 all’ora, il Tar frena Bologna: a Pavia esplode lo scontro politico

Dopo lo stop dei giudici al modello bolognese, opposizione e Comune si dividono su “Pavia Città 30” tra sicurezza stradale, lavoro e possibili ricorsiBanner_30.jpg

Pavia, 22 gennaio 2026 – La decisione del Tar dell’Emilia-Romagna di accogliere il ricorso presentato da due tassisti e di sospendere il progetto “Bologna Città 30” riapre il confronto anche a Pavia, dove l’amministrazione comunale è intenzionata a introdurre un analogo limite generalizzato di velocità a 30 chilometri orari.

Il provvedimento bolognese, entrato in vigore due anni fa e applicato su quasi tutta la rete urbana, è stato bloccato dal tribunale amministrativo dopo le contestazioni di alcuni operatori del trasporto pubblico non di linea, che hanno denunciato ricadute economiche negative: tempi di percorrenza più lunghi, costi maggiori per gli utenti e una riduzione del numero di corse giornaliere.

Un argomento che viene subito rilanciato anche dall’opposizione pavese. «L’esperienza di Bologna dimostra che i danni economici rischiano di superare i benefici», sostiene Matteo Chiù, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, già schierato contro il progetto “Pavia Città 30”. «Nessuno mette in discussione i limiti ridotti nelle aree sensibili, come quelle vicino alle scuole, dove i 30 all’ora sono già una realtà. Ma estendere questa regola a tutta la città significherebbe creare difficoltà concrete per chi lavora. Se il Comune dovesse andare avanti, siamo pronti a rivolgerci al Tar, convinti di poter ottenere lo stesso esito visto a Bologna».

Di parere opposto Palazzo Mezzabarba, che non sembra intenzionato a fare marcia indietro. L’assessora alla mobilità, Alice Moggi, rivendica la solidità giuridica del percorso pavese. «La nostra delibera, approvata lo scorso ottobre, è stata costruita tenendo conto delle indicazioni ministeriali più recenti – spiega –. Bologna ha avviato il progetto prima delle direttive del ministro Salvini, mentre noi abbiamo potuto adeguarci. Ci siamo ispirati a quell’esperienza dal punto di vista culturale, ma sul piano normativo abbiamo guardato anche al modello di Lodi».

Sul tavolo restano i dati sulla sicurezza stradale. In provincia di Pavia, dopo il calo registrato nel 2020 con 1.054 incidenti, 30 vittime e 1.438 feriti, i numeri sono tornati a salire nel 2022: 1.381 sinistri, 42 morti e 1.913 feriti. Nel 2023 si è osservata una nuova flessione, con 1.314 incidenti, 30 decessi e 1.808 feriti. In ambito cittadino, secondo la polizia locale, gli incidenti sono stati 640: 392 lungo i tratti stradali e 248 agli incroci.

«La distrazione è la prima causa degli incidenti, seguita dalla velocità eccessiva – aggiunge Moggi –. Non parliamo di una velocità costante, ma di accelerazioni improvvise che aumentano sia il rischio di sinistri sia l’inquinamento. “Pavia Città 30” vuole trasmettere un messaggio chiaro: in città si guida con maggiore prudenza, con alcune arterie dove resterà il limite dei 50 chilometri orari».

Alcuni quartieri, come Borgo Ticino, Vallone e San Lanfranco, ospitano già zone a 30 all’ora e rappresentano, secondo il Comune, un banco di prova per il progetto complessivo. Nei prossimi mesi partirà una campagna di informazione e sensibilizzazione, con l’obiettivo dichiarato di arrivare entro il 2027 all’estensione del modello “Città 30” su tutto il territorio urbano.

Il confronto politico e tecnico è destinato a proseguire, mentre la sentenza del Tar su Bologna rischia di diventare un precedente pesante nel dibattito pavese.