“CapoVolti”, quando il volto diventa memoria: intervista ad Andrea Cornalba, in arte CRArt
A Pavia, negli spazi di L2Arte, la ricerca di CRArt tra memoria, identità e trasformazione dell’immagine inaugura il percorso L2Arte Young Project

PAVIA – È “CapoVolti”, il progetto espositivo di Andrea Cornalba, in arte CRArt, ad inaugurare il percorso di L2Arte Young Project, il progetto dedicato agli artisti emergenti promosso dalla Galleria L2Arte di Pavia.
L’esposizione sarà visitabile dal 3 al 18 ottobre 2026 negli spazi di L2Arte, in Viale della Libertà 2/b a Pavia, con inaugurazione prevista per sabato 3 ottobre alle ore 18.
L2Arte Young Project nasce con l’obiettivo di offrire alle nuove generazioni di artisti un'occasione concreta di ricerca, confronto e crescita, attraverso il dialogo curatoriale, la progettazione espositiva e il rapporto diretto con il pubblico. Da Pavia prende così avvio un percorso aperto a nuove connessioni tra artisti, curatori, collezionisti, istituzioni e comunità.
Con “CapoVolti”, CRArt concentra la propria ricerca sul rapporto tra memoria, identità e trasformazione dell’immagine, mettendo in discussione la stabilità del volto e del ritratto.
Il punto di partenza sono immagini legate alla storia dell’arte e alla tradizione della pittura. Volti riconoscibili, pittura a olio e cornici ornamentali vengono sottoposti dall’artista a un processo di frammentazione, strappo e ricomposizione.
Il volto perde così la propria integrità, ma non scompare completamente. Rimane una traccia, un’immagine familiare che lo spettatore è chiamato a ricostruire. È proprio in questa oscillazione tra riconoscimento e perdita che si sviluppa la ricerca di CRArt.
In un presente dominato da immagini digitali, smartphone, social network, filtri e modelli estetici standardizzati, l’artista sceglie di percorrere una direzione diversa: rallentare l’immagine, interromperla e mostrarne la fragilità.
Anche la cornice diventa parte integrante dell’opera. Non più soltanto un elemento decorativo o un confine destinato a contenere il dipinto, ma una soglia attraverso cui mettere in relazione il passato dell’immagine e la sua trasformazione contemporanea.
Abbiamo incontrato Andrea Cornalba, in arte CRArt, per parlare della nascita di “CapoVolti”, del rapporto con la storia dell’arte e del significato che assumono frammentazione e imperfezione nella sua ricerca.
Andrea, “CapoVolti” nasce da una riflessione sul rapporto tra memoria, identità e trasformazione dell’immagine. Da dove prende avvio questa ricerca e come si è sviluppata nel tempo?
“CapoVolti” nasce dal mio rapporto con la storia dell’arte e, in particolare, con quei volti che nel tempo sono diventati immagini riconoscibili, quasi archetipiche.
Sono partito dalla volontà di confrontarmi con opere del passato che mi hanno sempre affascinato, non per riprodurle, ma per trasformarle e farle vivere in un contesto completamente diverso.
Il punto di partenza è quindi un’immagine già esistente, appartenente a pittori del passato che ammiro sia per la tecnica sia per le opere, che attraverso il mio intervento viene scomposta e ricomposta.
È proprio in questa trasformazione che l’opera cambia significato: il volto rimane riconoscibile, ma allo stesso tempo perde la sua integrità e diventa qualcosa di nuovo.
“CapoVolti” si è sviluppato così, opera dopo opera, come una ricerca sulla possibilità di prendere un’immagine del passato e modificarne la percezione senza cancellarne la memoria.
Nelle tue opere il volto viene frammentato, strappato e ricomposto. Che cosa rappresentano per te la frattura e la perdita di integrità dell’immagine?
La frattura è prima di tutto un gesto di trasformazione. Non la considero necessariamente una distruzione, ma piuttosto il momento in cui qualcosa smette di essere integro per poter diventare altro.
Il volto è uno degli elementi più immediati attraverso cui riconosciamo una persona e quindi intervenire proprio sul volto significa mettere in discussione il concetto stesso di identità.
Quando lo frammento, ne interrompo la lettura immediata e costringo lo spettatore a ricostruirlo mentalmente.
Mi interessa molto questo momento di incertezza: riconoscere qualcosa, perderlo e poi ritrovarlo.
Parti da immagini che richiamano il passato, dalla pittura a olio e dalle cornici ornamentali, per arrivare a un linguaggio contemporaneo. Che rapporto vuoi creare tra memoria e presente?
Non vedo passato e presente come due mondi separati. Credo che il presente sia costruito continuamente attraverso ciò che abbiamo visto, studiato e assimilato prima di noi. Si studia il passato per creare un futuro.
Per questo utilizzo immagini appartenenti alla tradizione della pittura e le porto all’interno di un linguaggio contemporaneo.
La pittura a olio, la cornice ornamentale e il riferimento alla storia dell’arte rappresentano la memoria; la frammentazione, il filo, il taglio e la ricomposizione rappresentano invece il presente.
Il mio intento è creare un dialogo tra queste due dimensioni, facendo sì che un’immagine antica possa essere guardata con occhi contemporanei.
In una società dominata da immagini digitali, filtri e modelli estetici standardizzati, perché hai scelto di concentrarti sull’imperfezione e sul frammento?
Viviamo circondati da immagini costruite per essere perfette, immediate e facilmente consumabili. Soprattutto ora, con l’avvento dei social e degli smartphone, il volto viene continuamente modificato, filtrato e adattato a un determinato modello estetico.
Io ho scelto di fare quasi il contrario: rallentare l’immagine, romperla e mostrarne la fragilità.
Il frammento mi interessa perché introduce un errore, qualcosa che non è immediatamente risolvibile. L’imperfezione lascia spazio all’interpretazione e restituisce all’immagine una dimensione più umana.
In “CapoVolti” non cerco quindi la perfezione del volto, ma quello che rimane quando la perfezione viene messa in discussione.
Anche la cornice diventa parte dell’opera e viene messa in discussione. Che significato assume questo elemento nella tua ricerca?
La cornice per me non è semplicemente un elemento decorativo o qualcosa che serve a delimitare un dipinto.
È parte della storia dell’opera e, in qualche modo, determina anche il modo in cui siamo abituati a guardarla.
Intervenire sulla cornice significa quindi mettere in discussione quel confine. Mi interessa creare una sorta di cortocircuito tra ciò che ci aspettiamo di trovare all’interno di una cornice tradizionale e ciò che invece incontriamo.
La cornice diventa così una soglia tra passato e presente, tra l’opera originale e la sua trasformazione.
Non contiene semplicemente l’immagine: entra a far parte del suo significato.
“CapoVolti” inaugura L2Arte Young Project: che cosa significa per te far parte di questo percorso dedicato agli artisti emergenti e quale confronto ti aspetti dal pubblico?
Per me è importante che “CapoVolti” possa nascere e svilupparsi all’interno di un progetto che dà spazio alla ricerca degli artisti emergenti.
È un passaggio importante nel mio percorso, un’occasione per migliorare la mia professione e migliorarmi ulteriormente, entrando in un mondo a contatto con altri artisti affermati e non.
Mi interessa soprattutto il confronto diretto con il pubblico. Quando un’opera esce dallo studio dell’artista, smette in parte di appartenergli e comincia a vivere attraverso gli occhi di chi la guarda.
Non mi aspetto necessariamente che tutti leggano “CapoVolti” nello stesso modo. Anzi, mi interessa proprio che ogni persona possa trovare nei frammenti qualcosa di diverso: un ricordo, un volto, una sensazione o semplicemente una domanda.
Se le opere riescono a lasciare qualcosa allo spettatore anche dopo averle guardate, allora per me hanno raggiunto il loro scopo.
“CapoVolti” diventa così una riflessione sulla capacità delle immagini di sopravvivere alle proprie trasformazioni. Il volto, pur frammentato e alterato, continua a conservare una traccia della propria identità; allo stesso tempo, la sua perdita di integrità apre nuove possibilità di lettura.
È in questo spazio tra memoria e trasformazione, riconoscimento e smarrimento, passato e presente che si colloca la ricerca di CRArt.
La mostra inaugura il percorso di L2Arte Young Project negli spazi di L2Arte, in Viale della Libertà 2/b a Pavia, e sarà visitabile dal 3 al 18 ottobre 2026.
