I negozi sotto casa valgono più di Amazon: perché il commercio locale tiene in vita le città (dati Il Sole 24 Ore)
Dalla desertificazione commerciale al crollo del valore delle case: l’analisi del Sole 24 Ore svela perché senza rapporto umano i territori smettono di esistere

C’è qualcosa che nemmeno i colossi dell’e-commerce, con tutta la loro potenza tecnologica e logistica, sono riusciti a replicare: il rapporto umano. È su questo terreno che il commercio di prossimità continua a giocare una partita decisiva, non solo economica ma sociale. A ricordarlo sono i dati dell’Osservatorio Reciprocità e commercio locale, promosso da Nomisma insieme a Percorsi di Secondo Welfare e anticipato da Il Sole 24 Ore, che fotografano un’Italia sempre più consapevole del valore dei negozi di quartiere.
Per quattro italiani su cinque, le attività di vicinato non sono semplici luoghi di acquisto, ma veri e propri presidi sociali, fondamentali per la coesione delle comunità e per la tenuta dei territori. Una percezione che stride con la realtà dei numeri: secondo Confcommercio, oggi sono 206 i Comuni italiani completamente privi di esercizi di commercio al dettaglio. Paesi e quartieri dove la serranda abbassata è diventata la normalità.
Lo studio restituisce una voce chiara dei cittadini. L’84% ritiene che i negozi locali favoriscano l’economia sociale, l’81% li considera essenziali per mantenere vivi i centri urbani e il 72% riconosce loro un impatto sociale positivo. Non si tratta solo di sensazioni: le conseguenze sono misurabili anche sul piano immobiliare. Confcommercio segnala che le abitazioni situate in aree colpite da desertificazione commerciale perdono in media il 16% del loro valore, con un divario che può arrivare fino al 39% rispetto a immobili collocati in quartieri ricchi di servizi e attività.
Numeri che suggeriscono con forza quanto la pianificazione urbana — urbanistica, demografica e sociale — non possa più prescindere da quella commerciale. Ma le dinamiche non sono uguali ovunque. Se nelle grandi città il problema riguarda soprattutto i centri storici, spesso svuotati e trasformati in luoghi turistici, nelle aree rurali la situazione è ancora più critica. Qui, spiega Francesco Capobianco, responsabile delle Politiche pubbliche di Nomisma e curatore dell’Osservatorio, «non c’è stata nemmeno la forza politica e demografica per provare a reagire. Quando chiude l’ufficio postale, vuol dire che quel paese, di fatto, non esiste più».
A soffrire maggiormente sono però le città di medie dimensioni. Non metropoli come Bologna, ma realtà come Forlì, dove il tessuto economico era fortemente legato al commercio e meno sostenuto da un’industria capace di garantire salari stabili. «Quando il commercio è entrato in crisi — osserva Capobianco — sono emersi problemi strutturali: sicurezza urbana, perdita di valore immobiliare, indebolimento del presidio sociale». Le previsioni al 2035 rafforzano questo scenario: rispetto al 2024, Ancona potrebbe perdere il 38,3% delle attività commerciali, Trieste il 31,1%, Ravenna il 30,9%.
Gli enti locali, nel frattempo, tentano di reagire. Nascono hub commerciali, come in Emilia-Romagna, o iniziative simboliche come i “Festival della prossimità”, pensati per riportare persone e attenzione nei quartieri. Interventi utili, ma spesso fragili, se non inseriti in strategie capaci di durare nel tempo.
È qui che entra in gioco il concetto di reciprocità, indicato da Nomisma come possibile leva strutturale. «Parliamo di un’azione positiva compiuta senza un tornaconto immediato — spiega Capobianco — ma capace di attivare un circolo virtuoso che genera benefici per tutti». Applicata al commercio locale, la reciprocità può diventare uno strumento per creare reti collaborative, rafforzare la fiducia tra cittadini e imprese e produrre valore condiviso sul territorio.
Non a caso, il 91% degli intervistati dallo studio dichiara di considerare questo principio importante. Un segnale chiaro: il futuro delle città non passa solo da piattaforme digitali e consegne rapide, ma dalla capacità di ricostruire relazioni, economie di prossimità e comunità vive. Perché senza negozi, spesso, non sparisce solo il commercio. Sparisce un pezzo di città.
