“Ho cambiato vita per tornare a lavorare con le mani”
Da tecnico informatico ad artigiano. Abbiamo intervistato Marco, proprietario di Robi il Calzolaio di Pavia: «Preferiamo tre giorni in più, ma un lavoro che duri anni»

In un’epoca in cui tutto corre veloce, c’è chi ha scelto consapevolmente di rallentare. A Pavia, Robi il Calzolaiorappresenta una realtà artigiana che da oltre quarant’anni resiste alle logiche del “subito e via”, puntando su qualità, competenza e rispetto dei tempi.
Abbiamo incontrato Marco, proprietario e artigiano, che insieme al padre ha trasformato una bottega storica in un laboratorio dove tradizione e innovazione convivono ogni giorno.
Marco, partiamo dall’inizio: come nasce Robi il Calzolaio?
«Tutto nasce da mio padre. Prima ancora delle scarpe, restaurava mobili antichi insieme a mio nonno. Era già arte del restauro, fatta di pazienza e attenzione maniacale ai dettagli.
Poi, per via di una forte allergia ai materiali, ha dovuto cambiare strada, ma è rimasto sempre nello stesso mondo: quello dell’artigianato. Le calzature sono diventate la sua nuova forma di restauro.»
Tu però hai seguito un percorso molto diverso prima di entrare in bottega
«Sì, io ho lavorato per anni come tecnico informatico a Milano. Treni, spostamenti continui, ritmi pesanti. A un certo punto, nonostante un contratto stabile, c’è stato un cambiamento contrattuale assurdo e mi sono chiesto se ne valesse davvero la pena.
Vivevo ancora con i miei e ho proposto a mio padre di dargli una mano in negozio. Quello che doveva essere temporaneo si è trasformato in qualcosa di molto più grande.»
Com’è stato lavorare fianco a fianco con tuo padre?
«All’inizio non è stato facile. I clienti chiedevano sempre di lui, non si fidavano di me. È normale, la fiducia va costruita.
Negli anni abbiamo avuto anche tanti scontri di pensiero, ma oggi posso dire che tutto quello che so l’ho imparato da lui. Ora spesso i clienti chiedono me, ed è una soddisfazione enorme.»
A un certo punto avete deciso di ampliare il tipo di lavorazioni
«Sì, ho iniziato ad approfondire e a introdurre novità, come il restauro delle borse. All’inizio non è stato semplice farle accettare, ma col tempo abbiamo capito entrambi che unire esperienza e innovazione era la strada giusta.
Oggi quel connubio è uno dei motivi dei risultati importanti che stiamo ottenendo.»
In negozio siete molto chiari su un punto: qui non si lavora di fretta
«Esatto. Oggi tutti vogliono tutto subito, ma questo è un lavoro che non può essere fatto di corsa.
Un’incollatura fatta bene richiede ore: bisogna sapere che materiale usare, in che quantità, su che tipo di pelle. A volte mi chiedo come sia possibile riconsegnare una scarpa in trenta minuti. Infatti molti clienti arrivano da noi dopo che le scarpe si sono riaperte dopo pochi giorni.»
Avete persino deciso di chiudere un giorno alla settimana
«Sì, e sembra un controsenso, ma in realtà è una scelta di qualità. Quel giorno lo dedichiamo solo ai lavori in laboratorio.
Così riduciamo le attese e manteniamo uno standard alto. Se cerchi lavori velocissimi, ci sono tanti posti. Se cerchi un lavoro fatto bene, serve tempo.»

Qui entra in gioco anche la tecnologia, giusto?
«Assolutamente. Ho portato la mia esperienza informatica sviluppando un software su misura per noi.
Ogni lavoro viene catalogato, seguito in ordine di arrivo, con note dettagliate. Quando il lavoro è pronto, il cliente riceve automaticamente un messaggio.
In questo modo automatizziamo l’organizzazione e possiamo concentrarci sull’artigianato vero.»
Sui social siete molto seguiti. Quanto conta la comunicazione oggi?
«Conta tantissimo, ma deve essere autentica. Il consiglio che do sempre è: fate vedere quello che siete davvero.
Niente personaggi, niente copie. Il vostro marchio di fabbrica siete voi.
Un aneddoto? Ero al concerto dei Metallica a Roma e un ragazzo mi ha riconosciuto per il lavoro che facciamo sui social. Fa un piacere enorme.»
Guardando avanti: quali sono i progetti futuri?
«Il lavoro cresce costantemente. Arriverà il momento di allargarci, sia come personale che come spazio.
Investiremo ancora in macchinari, tecnologia e comunicazione. Abbiamo anche un’idea nuova, che resterà in famiglia, per organizzare il lavoro in settori sempre più specializzati.
L’obiettivo è essere più efficienti, senza perdere l’anima artigiana.»
In una frase, cos’è per te questo mestiere?
«Non è solo un lavoro. È un’arte. E come tutte le cose fatte bene, va rispettata.»
Intervista a cura di Matteo Filippi

