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Scontro in consiglio comunale sul trasferimento del campo Sinti: cresce la protesta a Pavia Est

Cittadini, imprenditori e opposizioni contestano la decisione del Comune: “Scelta imposta, serve un confronto vero e soluzioni abitative alternative”

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Durante il consiglio comunale aperto, convocato su richiesta delle forze di opposizione, il dibattito sul trasferimento del campo Sinti nell’area di Pavia Est ha acceso forti tensioni. In aula si sono susseguite prese di posizione critiche da parte di residenti, rappresentanti delle attività produttive e consiglieri, tutti uniti nel chiedere all’amministrazione di riconsiderare la decisione.

I cittadini delle zone di Colombarone e San Pietro hanno ribadito la necessità di un dialogo più trasparente e partecipato, sottolineando come la scelta sia stata percepita come calata dall’alto. L’intervento dei rappresentanti delle opposizioni ha rafforzato la richiesta di un cambio di rotta, definendo l’operazione una forzatura che rischia di creare nuove criticità sociali e urbanistiche.

A farsi portavoce delle preoccupazioni dei residenti è stato Fabio Jannaccone Pazzi, che ha voluto chiarire come la protesta non sia rivolta contro le famiglie sinte, ma contro un modello di gestione ritenuto inadeguato: “Parliamo di persone, famiglie e bambini. Proprio per questo chiediamo decisioni responsabili, capaci di guardare al futuro e di favorire una vera integrazione”.

Nel corso della seduta è stato inoltre letto un contributo dell’Associazione 21 luglio, che ha ribadito l’urgenza di superare il sistema dei campi, puntando invece su soluzioni abitative diffuse. Secondo l’associazione, la creazione di un nuovo insediamento rappresenta un passo indietro rispetto alle politiche di inclusione già avviate in molte città italiane.

Anche altri cittadini hanno espresso forte contrarietà, evidenziando come l’orientamento scelto dall’amministrazione pavese vada in direzione opposta rispetto alle tendenze nazionali, sempre più orientate al superamento dei campi e alla promozione dell’integrazione abitativa.

Il confronto resta aperto, mentre cresce la richiesta di un tavolo di dialogo che coinvolga istituzioni, residenti e associazioni per individuare soluzioni condivise e sostenibili.