Confesercenti: dopo 15 anni di liberalizzazioni il nodo non sono le domeniche, ma l’impatto dei supermercati e dell’ecommerce sul commercio di vicinato
Archiviato il dibattito sulle aperture festive, l’associazione chiede regole per riequilibrare il mercato e tutelare la rete commerciale locale dalla pressione della grande distribuzione e dei colossi digitali

Dopo quindici anni di liberalizzazioni, il commercio italiano si trova davanti a uno scenario profondamente trasformato. La struttura della distribuzione è cambiata, così come i comportamenti di acquisto dei consumatori, in un processo che non si è ancora arrestato e che ha subito una forte accelerazione con l’espansione dell’ecommerce. In questo contesto, secondo Confesercenti, pensare di tornare a modelli del passato appare poco realistico e difficilmente efficace.
I numeri raccontano una realtà complessa: i consumi faticano a ripartire, molte aree urbane e periferiche si sono impoverite dal punto di vista commerciale e una parte significativa delle quote di mercato si è spostata dalla distribuzione tradizionale verso la grande distribuzione organizzata. A ciò si aggiunge il peso crescente delle vendite online, concentrate in larga misura nelle mani di grandi multinazionali, con il risultato che una parte rilevante della ricchezza prodotta dal commercio viene trasferita fuori dai confini nazionali.
Alla luce di questi cambiamenti, il tema centrale non è più quello delle aperture domenicali e festive. Per Confesercenti, quella che un tempo era una scelta regolata oggi è diventata una decisione imprenditoriale: alcune attività scelgono di aprire perché ne traggono beneficio, altre preferiscono restare chiuse. La rete commerciale si è adattata, spesso senza alternative, a un quadro normativo e competitivo profondamente mutato.
La vera priorità, sottolinea l’associazione, è garantire un equilibrio tra le diverse forme distributive, preservando il pluralismo del sistema commerciale. Il commercio di vicinato, infatti, non rappresenta soltanto un presidio economico, ma svolge anche una funzione sociale fondamentale per la vitalità di città e piccoli centri. Per questo è necessario creare condizioni di concorrenza più eque, capaci di permettere alla rete diffusa di competere realmente con i grandi operatori, online e offline, e di continuare a offrire servizi essenziali ai territori.
Articolo di Matteo Filippi