Stop alla carne di cavallo? La legge che può rivoluzionare le tavole italiane e scatenare polemiche
Dalle ricette storiche al divieto totale: cosa rischia di sparire dai piatti tradizionali e perché il Parlamento accelera

Alcuni dei piatti più identitari della cucina regionale italiana potrebbero presto diventare solo un ricordo. Dalla pastissada veronese ai pezzetti salentini, passando per il caval pist di Parma, le polpette catanesi e gli sfilacci padovani, la tradizione gastronomica legata alla carne di cavallo è ora sotto la lente del legislatore.
Alla Camera sono entrate nel vivo due proposte di legge che mirano a vietare la macellazione degli equidi su tutto il territorio nazionale. I testi, presentati dalle deputate Susanna Cherchi (M5s) e Luana Zanella (Avs), sono ora all’esame della Commissione Agricoltura, che sta lavorando a un documento unico su cui potrebbero arrivare audizioni, modifiche ed emendamenti. Se il percorso parlamentare andrà avanti senza intoppi, il provvedimento potrebbe approdare in aula per il voto finale.
È la prima volta che un’iniziativa di questo tipo supera la fase preliminare e si avvicina concretamente all’approvazione. Una svolta accolta con entusiasmo dalle associazioni animaliste, in prima linea nella difesa dei cavalli, degli asini e dei pony. Secondo Animal Equality Italia, l’esame della legge rappresenta un passaggio decisivo per mettere fine a una pratica ritenuta crudele, poco trasparente e problematica anche dal punto di vista della sicurezza alimentare.
Già nel 2023 l’organizzazione aveva promosso una vasta mobilitazione, raccogliendo oltre 247mila firme per chiedere al governo di riconoscere gli equidi come animali d’affezione, al pari di cani e gatti. Un modello che guarda anche all’estero: dal 2020 in Grecia la macellazione dei cavalli è vietata su scala nazionale.
Le proposte italiane puntano proprio a questo: ridefinire lo status giuridico degli equidi, assegnando allo Stato compiti specifici di tutela e prevenzione degli abusi, vietando l’allevamento destinato al macello e imponendo forti limitazioni anche a importazioni ed esportazioni. Le sanzioni previste per chi viola le nuove regole potrebbero arrivare fino a 100mila euro.
Ma come reagirebbero gli italiani se la carne di cavallo sparisse dai banchi delle macellerie? Un’indagine Ipsos diffusa da Animal Equality nel maggio 2025 mostra che si tratta di un consumo di nicchia: solo il 17% di chi mangia carne dichiara di consumarla. Le aree dove è più diffusa sono Lombardia e Puglia, seguite da Emilia-Romagna, Campania, Lazio e Sicilia.
Il dato più significativo, però, riguarda le motivazioni: tra chi evita la carne equina, la ragione principale è il legame emotivo con l’animale. Empatia, affetto e rispetto per quello che viene considerato un simbolo di nobiltà e compagnia pesano più della semplice abitudine alimentare. Per molti italiani, il cavallo non è un animale da portare in tavola.
Articolo a cura di Matteo Filippi

