Castello di Cigognola, tra storia e Pinot Nero: il FAI Day apre le porte della dimora Moratti
Il 27 settembre il maniero dell’Oltrepò Pavese accoglie i visitatori tra ambienti storici, vigneti e Metodo Classico. Al centro anche la vendemmia 2026, segnata dal clima e dalle nuove sfide della viticoltura.

Sulla collina di Cigognola, nel cuore dell’Oltrepò Pavese, il castello domina la valle dello Scuropasso e racconta una storia nella quale architettura, famiglie, arte e vino si sono incontrati per secoli. Domenica 27 settembre 2026 questo patrimonio privato sarà eccezionalmente visitabile in occasione del FAI Day, offrendo l'opportunità di entrare in alcuni degli ambienti più rappresentativi della residenza e di conoscere da vicino anche il progetto vitivinicolo della tenuta.
Le visite prenderanno il via alle 10, con ingressi ogni mezz’ora, e saranno sospese tra le 12.30 e le 14. Dalle 16 sarà possibile concludere il percorso con un aperitivo proposto dalla cantina Castello di Cigognola.
Una fortezza diventata dimora
Le origini del Castello di Cigognola affondano in un passato molto antico. La presenza del maniero è documentata almeno dalla metà del XIII secolo, anche se la sua funzione difensiva è certamente precedente. Nel corso del Medioevo la posizione strategica lo rese oggetto delle contese tra importanti famiglie feudali, tra cui Sannazaro e Visconti.
Con il passare dei secoli la funzione militare lasciò spazio a quella residenziale. Durante il Rinascimento il castello assunse i caratteri di una corte più raffinata, mentre nell’Ottocento don Carlo Arnaboldi-Gazzaniga intervenne profondamente sulla struttura, conferendole l’aspetto neogotico ancora oggi riconoscibile.
Merlature, portali, stemmi ed elementi ogivali divennero parte integrante della nuova immagine del complesso.
Una nuova pagina della storia della proprietà si aprì nel 1981, quando Gian Marco Moratti acquisì l’intera tenuta. Poco dopo, un incendio provocò gravi danni all’edificio. La ricostruzione venne affidata a Renzo Mongiardino, che insieme a Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti progettò un recupero capace di combinare la memoria storica con una concezione più scenografica degli interni.
Il risultato è un insieme di ambienti nei quali opere d’arte, antiquariato, decorazioni e architettura convivono. Il salone della caccia, la biblioteca e la sala del biliardo fanno parte del percorso previsto durante la giornata FAI, insieme agli spazi esterni del parco e al cortile.
Un vigneto costruito attorno al Pinot Nero
La proprietà si estende per 36 ettari, 28 dei quali destinati alla vite, a quote comprese indicativamente tra 300 e 350 metri. La varietà dei terreni, delle esposizioni e delle pendenze permette di costruire una viticoltura articolata, nella quale il Pinot Nero occupa un ruolo centrale.
Lo stesso vitigno viene interpretato attraverso diverse espressioni. È alla base dei Metodo Classico Moratti, entra nella produzione del rosso Castello di Cigognola e viene utilizzato anche per Bianca, versione vinificata in bianco.
È proprio nel vigneto che si misura oggi una delle sfide più importanti per la tenuta: adattarsi a stagioni sempre meno prevedibili senza perdere l’identità delle uve.
La vendemmia 2026 e una stagione anticipata
Secondo Marco Cordani, responsabile della cantina, il 2026 ha imposto di ripensare tempi e modalità di intervento. L’andamento climatico ha infatti accelerato il ciclo della vite, anticipando operazioni che normalmente vengono svolte diverse settimane più tardi.
La raccolta delle uve destinate alle basi spumante è iniziata il 31 luglio. Per il Pinot Nero destinato al Metodo Classico, la finestra considerata ideale si era già sostanzialmente chiusa tra il 7 e l’8 agosto. Anche il Nebbiolo ha seguito una tempistica insolita, arrivando alla vendemmia all’inizio di settembre anziché nel mese di ottobre.
Una situazione che ha richiesto particolare attenzione soprattutto nella gestione della pianta.
Proteggere i grappoli aumentando la chioma
Tra le strategie adottate in vigna c’è stata anche una maggiore presenza di superficie fogliare. Le foglie hanno infatti avuto un ruolo importante nel proteggere i grappoli dalle temperature elevate e dalle scottature, mantenendo al tempo stesso la capacità della vite di portare avanti la maturazione.
La scelta, tuttavia, ha richiesto un delicato equilibrio. Una chioma più ampia significa infatti anche maggiore vulnerabilità in caso di eventi meteorologici intensi, come temporali e vento.
È il risultato di un lavoro che, nella visione della cantina, non può essere improvvisato durante una singola annata. L’equilibrio della pianta viene costruito attraverso pratiche agronomiche sviluppate nel tempo e attraverso una conoscenza puntuale delle singole parcelle.
I primi segnali dalle uve
Nonostante le condizioni difficili, i primi riscontri della vendemmia vengono descritti dalla cantina come positivi.
I Pinot Nero destinati alla vinificazione in rosso hanno mostrato caratteristiche considerate particolarmente interessanti, mentre le basi per il Metodo Classico presentano, secondo le prime valutazioni, parametri promettenti. Il giudizio definitivo arriverà naturalmente con l’evoluzione dei vini.
A determinare il risultato non è stata soltanto la stagione, ma anche la capacità della squadra di intervenire rapidamente. Il lavoro in vigna e in cantina si è svolto in condizioni impegnative, con temperature che hanno superato i 40 °C.
Il Metodo Classico Moratti e la collaborazione con Nicolas Secondé
La ricerca sul Pinot Nero trova una delle sue espressioni più ambiziose nel Metodo Classico Moratti, progetto sviluppato con la consulenza di Nicolas Secondé, chef de cave di Ambonnay.
Il principio produttivo parte dalla vigna. Le uve delle diverse parcelle vengono mantenute separate per conservarne le caratteristiche e vengono assemblate soltanto in una fase successiva. Anche la pressatura segue una filosofia orientata alla delicatezza, con l’obiettivo di preservare la qualità delle frazioni più pregiate del mosto.
Il risultato ricercato è uno stile preciso, capace di esprimere il territorio senza rinunciare alla complessità che caratterizza i lunghi affinamenti.
Cuvée dell’Angelo 2020, la sintesi del progetto
Tra le etichette più rappresentative di questo percorso c’è Cuvée dell’Angelo 2020, prodotta esclusivamente da Pinot Nero e affinata per 60 mesi sui lieviti.
Si tratta della prima edizione seguita da Nicolas Secondé lungo l’intero processo produttivo. Il lungo contatto con i lieviti contribuisce alla struttura e alla complessità del vino, mentre il profilo aromatico si sviluppa verso note più mature e articolate.
L’idea è quella di proporre un Metodo Classico non limitato al momento dell’aperitivo, ma pensato anche per accompagnare il cibo e confrontarsi con la tavola.
Vigneto, ambiente e cultura
La filosofia della cantina non riguarda soltanto la produzione. Le vigne vengono condotte secondo il regime biologico, attraverso pratiche orientate alla salvaguardia del suolo e a una gestione attenta dello sviluppo vegetativo e della maturazione.
Da qui nasce una concezione del vino come espressione di un insieme: terreno, clima, pianta e lavoro umano. Ogni vendemmia diventa così una registrazione delle condizioni di una determinata stagione e delle decisioni prese per affrontarla.
Questo rapporto tra natura e cultura è stato al centro anche di “Natura Bibenda Est”, iniziativa filosofica nata al Castello di Cigognola. Il titolo, ideato da Roberto Mordacci, invita a considerare la natura non come semplice sfondo, ma come qualcosa che entra nell’esperienza umana e può essere trasformato, condiviso e persino bevuto.
Durante l’incontro, Adriano Fabris ha affrontato i concetti di cura, limite e responsabilità nei confronti dell’ambiente. Lorenza Bottacin Cantoni ha invece esplorato il rapporto tra mito, vite e percezione del tempo. Marco Cordani ha riportato il confronto alla dimensione concreta del lavoro agricolo e della produzione enologica.
Il FAI Day del 27 settembre
La giornata del 27 settembre rappresenta quindi un’occasione per osservare il Castello di Cigognola da prospettive diverse: quella storica degli ambienti e delle famiglie che lo hanno abitato, quella artistica legata alla ricostruzione di Mongiardino e quella contemporanea di una cantina impegnata nella valorizzazione del Pinot Nero.
Il percorso attraverserà il parco e il cortile per arrivare al salone della caccia, alla biblioteca e alla sala del biliardo. Le visite inizieranno alle 10 con partenze ogni trenta minuti, mentre dalle 12.30 alle 14 è prevista una pausa. A partire dalle 16 sarà disponibile l’aperitivo curato dalla cantina.
Le prenotazioni sono disponibili attraverso il portale FAI.
Il Castello di Cigognola propone inoltre degustazioni su prenotazione, con almeno quattro vini accompagnati da prodotti del territorio.
Contatti per le degustazioni:
