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Tod’s, accuse di caporalato nella filiera cinese: tra Vigevano e Marche spunta la richiesta di commissariamento

La Cassazione respinge il ricorso del pm Storari sulla competenza territoriale. Intanto prosegue l’iter per l’interdizione della pubblicità del brand, mentre emergono nuovi dettagli sul presunto sfruttamento dei lavoratori.

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Nuovi sviluppi nell’indagine sul presunto caporalato nelle aziende cinesi che lavorano in subfornitura per Tod’s. Dopo mesi di tensioni giudiziarie, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal pm milanese Paolo Storari, confermando che sarà il tribunale di Ancona a valutare la richiesta di amministrazione giudiziaria dell’azienda. La decisione, in linea con il parere del procuratore generale Luigi Birritteri e della difesa rappresentata dall’avvocato Gianluca Tognozzi, segna un passaggio cruciale nella vicenda.

Resta invece aperto il fronte relativo alla misura interdittiva con cui Storari chiede il blocco totale della pubblicità dei prodotti Tod’s per sei mesi. Il gip Domenico Santoro esaminerà la richiesta dopo l’udienza fissata per il 3 dicembre.

In una nota, l’azienda ha commentato la decisione della Suprema Corte dichiarando di «prendere atto del rigetto delle richieste e del ricorso del dottor Storari». Tod’s ha inoltre comunicato di stare valutando con serenità anche il nuovo materiale depositato dalla Procura di Milano, definito dall’azienda come presentato con «tempismo preoccupante».

Nelle contestazioni del pubblico ministero emerge un quadro particolarmente pesante. Storari aveva parlato di lavoratori cinesi impiegati «in condizioni ben al di sotto di ogni standard etico», con turni notturni, attività continuativa nei giorni festivi — Natale incluso — e situazioni in cui abitazione e luogo di lavoro coincidevano, con macchine da cucire collocate direttamente negli alloggi.

Le retribuzioni documentate oscillerebbero tra 2,75 e 4,8 euro l’ora, compensi inferiori di oltre la metà rispetto ai parametri contrattuali del settore. Una situazione che, secondo la Procura, costituirebbe un «grave sfruttamento», radicato in una catena di subappalti tra laboratori situati nel Milanese, a Vigevano e in varie zone delle Marche.

La Procura di Milano ritiene che questi elementi dimostrino falle strutturali nel sistema di controllo adottato da Tod’s, che non avrebbe adeguato i propri modelli organizzativi né interrotto la collaborazione con alcuni dei fornitori coinvolti. Per gli inquirenti, ciò mantiene il rischio di una possibile ripetizione delle stesse condotte.

Tod’s respinge ogni accusa e ribadisce di aver sempre operato nel rispetto delle leggi, dichiarandosi pronta a collaborare per chiarire ogni aspetto della vicenda.

 

M.F.