Dieni lancia l’allarme: «Senza il Comune, il Pavia non può crescere»
Il direttore generale Antonio Dieni spiega limiti strutturali, carenze istituzionali e ambizioni frenate del Pavia Calcio, chiedendo un confronto reale con il Comune

Il Pavia Calcio ai nostri microfoni: Antonio Dieni, direttore generale del club, che traccia un quadro lucido e senza giri di parole sulla situazione della società e sul futuro del progetto sportivo pavese.
Dieni parte da un dato evidente: il ritorno in Serie D è un risultato importante, un traguardo che riporta il Pavia in un campionato nazionale dopo anni difficili. Ma l’euforia per la promozione si scontra con limiti strutturali che, oggi, impediscono qualsiasi ambizione più alta. «Siamo tornati in Serie D, ed è motivo di orgoglio, spiega, ma non possiamo illuderci di programmare oltre questa categoria finché resteranno irrisolti problemi che non dipendono da noi.»
Il riferimento del direttore è alla questione dello stadio Fortunati, alla viabilità circostante e al rapporto complicato con il Comune di Pavia. Dieni puntualizza come la società disponga unicamente di un affitto provvisorio e come, nonostante gli interventi sostenuti di tasca propria, l’attenzione istituzionale resti minima. «Abbiamo 550 tesserati, compresa la squadra femminile, e abbiamo investito circa 250 mila euro per lavori fondamentali, oltre all’affitto. Nonostante ciò, non abbiamo ricevuto alcun sostegno concreto.»
Gli impianti, continua, avrebbero urgente bisogno di ulteriori interventi, soprattutto se si pensa a un futuro in categorie superiori. Le autorizzazioni mancano e la viabilità resta un ostacolo irrisolto, rendendo impossibile omologare il Fortunati per un eventuale campionato di Serie C. «Anche se conquistassimo la promozione sul campo, oggi non potremmo giocare a Pavia. Saremo costretti a spostarci altrove. È una situazione paradossale.»
La frustrazione di Dieni emerge quando parla della mancanza di dialogo con Palazzo Mezzabarba: «È difficile immaginare un progetto ambizioso senza un confronto costruttivo con l’amministrazione. Da tempo non vediamo rappresentanti del Comune alle partite. È un segnale di disinteresse che pesa.»
Realismo, dunque. Per il direttore generale, la priorità è stabilizzare la squadra in Serie D e migliorare la classifica, senza forzare traguardi fuori portata. «La Serie D, con le strutture attuali, è il massimo ottenibile. Prima serve lucidità, poi si può pensare al futuro. Ma serve un percorso condiviso.»
L'appello finale è un invito chiaro alla città: il Pavia può crescere, ma non da solo. Il terreno sportivo è pronto; manca che il contesto attorno si muova nella stessa direzione.

