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![La Torre di Stradella Spendiamo a pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Prodotti_tipici/la-torre-di-stradella/Stradella_1.jpg)

## [ La Torre di Stradella ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/la-torre-di-stradella)

## **La Torre di Stradella, simbolo storico dell’Oltrepò Pavese**

è uno dei simboli più riconoscibili dell’**Oltrepò Pavese** e uno dei principali monumenti storici della città. Situata nel cuore del centro abitato, in **Piazza Vittorio Veneto**, la torre rappresenta l’unica testimonianza ancora visibile dell’antico sistema fortificato di Stradella.

Le sue origini sono legate alla costruzione della **Rocca Inferiore**, fatta realizzare nel 1390 per volere di **Gian Galeazzo Visconti**, duca di Milano, nell’ambito delle opere di difesa del borgo. La torre, costruita in laterizio e caratterizzata da una pianta quadrata, faceva parte dell’antico complesso fortificato.

Nel corso dell’Ottocento la Rocca Inferiore venne demolita per lasciare spazio all’attuale Piazza Vittorio Veneto, ma la torre fu risparmiata. Dopo il crollo del campanile della vicina chiesa parrocchiale nel 1834, venne utilizzata come base per una nuova **cella campanaria**, trasformandosi nell’edificio che ancora oggi domina la piazza.

La struttura conserva l’aspetto austero dell’antica architettura militare, con i caratteristici **merli e beccatelli** nella parte superiore. La successiva aggiunta della cella campanaria e dell’orologio pubblico ha dato alla torre l’aspetto che la rende oggi immediatamente riconoscibile nel panorama urbano di Stradella.

Oggi la **Torre Civica** è un importante punto di riferimento per chi visita Stradella e permette di riscoprire una parte della storia medievale dell’Oltrepò Pavese. Insieme alla Piazza Vittorio Veneto, ai palazzi storici e agli altri luoghi di interesse della città, racconta le trasformazioni di Stradella attraverso i secoli e il suo ruolo nella storia del territorio pavese.

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 24 Settembre 2026

![Duomo di Voghera spendiamo a pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/duomo-di-voghera/Duomo_Voghera_1.jpg)

## [ Duomo di Voghera ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/duomo-di-voghera)

## Duomo di Voghera: storia, arte e tesori nel cuore della città

Nel cuore di Voghera, il Duomo rappresenta uno dei principali simboli storici e architettonici della città. La sua storia attraversa diversi secoli e racconta trasformazioni, interventi architettonici e importanti testimonianze artistiche e religiose.

### Una storia lunga più di quattro secoli

L'attuale edificio venne ricostruito a partire dal **1605** su progetto dell'architetto **Antonio Maria Corbetta**, che si ispirò all'impianto bramantesco del Duomo di Pavia. La costruzione della facciata, tuttavia, rimase incompiuta per lungo tempo a causa della mancanza di fondi.

La conclusione arrivò soltanto nella seconda metà dell'Ottocento. Tra il **1874 e il 1881**, l'architetto **Carlo Maciachini** intervenne sull'edificio realizzando una nuova campata e completando la facciata definitiva. Ai lati dell'ingresso principale furono ricavati due spazi destinati a cappelle: a destra quella dedicata a **Maria Bambina e alla Madonna Immacolata**, mentre a sinistra si trova la cappella del **fonte battesimale**.

L'interno presenta una struttura a **tre navate**, con una navata centrale affiancata da due laterali. Al suo interno si possono ammirare diverse opere e decorazioni che testimoniano la ricchezza artistica accumulata dalla chiesa nel corso dei secoli. Nella navata centrale si trova l'affresco della **Madonna del Soccorso**, mentre nell'altare del Collegio Notarile è conservato un dipinto raffigurante la **Visitazione di Maria a sant'Elisabetta**, riconducibile tra XVI e XVII secolo.

Tra gli interventi pittorici più importanti figurano quelli di **Giuseppe Gambarini** e **Luigi Morgari**, che contribuirono alla decorazione dell'altare, del coro e della cupola. Il complesso è stato oggetto anche di più recenti interventi di ristrutturazione.

### La grande cupola e il profilo di Voghera

Uno degli elementi più caratteristici del Duomo è la sua **cupola semisferica**, che raggiunge un'altezza superiore ai 47 metri. La struttura poggia su quattro grandi piloni, ciascuno dei quali ospita una nicchia con la statua colossale di un Evangelista. Alla base delle statue sono raffigurati lo stemma della città e l'aquila romana.

La cupola, progettata da Antonio Maria Corbetta, è completata da una **lanterna** e da un **tiburio ottagonale**. Tra il 1906 e il 1908 la superficie interna venne affrescata dal pittore torinese **Luigi Morgari** insieme a **Rodolfo Gambini**.

Proprio il tiburio ottagonale, visibile anche dall'esterno, è diventato uno degli elementi più riconoscibili dello **skyline di Voghera**, caratterizzandone il profilo urbano e offrendo un punto di riferimento immediatamente riconoscibile nel centro della città.

### ![duomo-di-voghera.jpg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/duomo-di-voghera.jpg)

### Gli altari e le opere d'arte

Le due navate laterali custodiscono numerosi altari e opere di interesse storico e artistico.

Nella **navata sinistra** si trovano l'altare di **sant'Antonio Abate**, originariamente in cotto e ricostruito nel 1953 in marmo e legno dorato, l'altare del **Collegio Notarile**, dedicato alla Visitazione di Maria a sant'Elisabetta, e l'altare del **Crocifisso**, conosciuto anche come altare del Suffragio e realizzato in marmi policromi nella seconda metà del Settecento.

La **navata destra** ospita invece gli altari di **santa Caterina da Siena**, della **Madonna del Soccorso** e di **san Michele Arcangelo**. Realizzati in marmo policromo alla fine dell'Ottocento, raffigurano rispettivamente santa Caterina in abito monacale, san Taddeo insieme alla Vergine e il trionfo di san Michele.

L'insieme degli altari, degli affreschi e delle decorazioni permette di leggere all'interno del Duomo le diverse epoche artistiche che hanno contribuito alla sua storia.

### Il tesoro e la Sacra Spina

Tra le testimonianze più preziose custodite dal Duomo figura un piccolo **reliquiario contenente un frammento della Sacra Spina**, tradizionalmente identificato con una spina della corona di Cristo.

La reliquia sarebbe giunta a Voghera diversi secoli fa, secondo una tradizione legata ai **Cavalieri crociati** e alla Terra Santa. Il reliquiario, riconducibile all'oreficeria gotica d'Oltralpe, rappresenta una delle testimonianze più antiche del patrimonio religioso conservato in città.

Sul basamento del reliquiario visconteo compare inoltre un'immagine di **san Giovanni**, patrono dell'Ordine di Malta. Nel corso della storia la Sacra Spina è stata al centro di importanti momenti della devozione popolare vogherese: durante la festa di **san Bovo**, infatti, la reliquia veniva mostrata alla popolazione dal vescovo, attirando migliaia di fedeli.

### Un simbolo del patrimonio vogherese

Oggi il Duomo di Voghera non è soltanto un luogo di culto, ma anche una testimonianza della storia artistica e architettonica della città. La cupola, il caratteristico tiburio ottagonale, gli altari, gli affreschi e il patrimonio religioso custodito al suo interno ne fanno uno dei luoghi più significativi da conoscere per chi visita **Voghera e l'Oltrepò Pavese**.

Un edificio che, attraverso oltre quattro secoli di storia, continua a raccontare il legame tra arte, fede e identità del territorio vogherese.

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Pubblicato: 18 Settembre 2026

![](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/piazza-ducale-di-vigevano/Vigevano_1.jpg)

## [ Piazza Ducale di Vigevano ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/piazza-ducale-di-vigevano)

## **Piazza Ducale di Vigevano: cosa vedere e la sua storia**

Nel cuore di Vigevano, Piazza Ducale è uno dei luoghi più rappresentativi della provincia di Pavia e uno dei più raffinati esempi di architettura rinascimentale in Lombardia.

La sua costruzione iniziò nel **1492**, per volontà di **Ludovico il Moro**, con l'obiettivo di creare una grande piazza monumentale che fungesse da scenografica anticamera al Castello Sforzesco. I lavori terminarono nel 1494 e trasformarono il centro della città in un elegante spazio urbano ispirato al modello del *forum* romano descritto da Vitruvio.

La piazza misura circa **134 metri di lunghezza e 48 di larghezza** ed è circondata su tre lati da edifici caratterizzati da facciate uniformi e portici continui. Sul quarto lato si trova il Duomo di Sant'Ambrogio, la cui facciata concava contribuisce ancora oggi a rendere l'insieme particolarmente suggestivo.

Il progetto della piazza viene tradizionalmente collegato a **Donato Bramante**, mentre la realizzazione fu affidata all'ingegnere ducale **Ambrogio da Corte**. L'intervento comportò la demolizione e la trasformazione di parte dell'antico abitato medievale, creando un nuovo spazio monumentale in diretto rapporto con il castello.

In origine la piazza aveva un aspetto diverso da quello attuale. Il lato meridionale era interrotto da un'ampia rampa che permetteva di raggiungere il castello, mentre diversi archi trionfali scandivano i lati della piazza. Le facciate degli edifici erano inoltre riccamente decorate con affreschi, alcuni dei quali sono ancora oggi visibili.

L'aspetto attuale è in gran parte il risultato dell'intervento realizzato alla fine del **Seicento** dal vescovo **Juan Caramuel y Lobkowitz**. La rampa verso il castello venne demolita e sostituita da uno scalone, mentre fu completato il lato meridionale della piazza. Un cambiamento ancora più significativo riguardò il Duomo: la nuova facciata concava, progettata come una vera e propria quinta teatrale, modificò il rapporto visivo tra la piazza e il castello, ponendo la cattedrale al centro della scenografia urbana.

Nel corso dei secoli la piazza ha continuato a trasformarsi. Nel Settecento vennero sostituiti alcuni degli archi trionfali e fu collocata la statua di **San Giovanni Nepomuceno**, ancora oggi presente sul lato occidentale. Nell'Ottocento venne invece realizzata l'attuale pavimentazione in ciottoli e lastre di serizzo.

Tra il **1905 e il 1910** un importante intervento di restauro riportò alla luce alcuni frammenti degli antichi affreschi sforzeschi. Le parti conservate furono integrate con nuove decorazioni in stile rinascimentale dai pittori vigevanesi **Casimiro Ottone e Luigi Bocca**. Nel 1911 venne inoltre completato il caratteristico disegno della pavimentazione e furono installati i lampioni che contribuiscono ancora oggi all'immagine della piazza.

Tra il 1992 e il 1996, in occasione del cinquecentenario della sua costruzione, la piazza è stata interessata da nuovi interventi di conservazione e restauro, con il recupero delle decorazioni e di ciò che rimane degli affreschi originari.

Oggi Piazza Ducale è il **cuore della vita cittadina di Vigevano**. I suoi portici ospitano negozi, locali e attività commerciali, mentre la grande piazza è un punto di incontro quotidiano per i vigevanesi e una delle principali tappe per chi visita la città.

Con il suo equilibrio tra architettura, storia e vita contemporanea, Piazza Ducale rappresenta uno dei luoghi più iconici da conoscere durante un viaggio alla scoperta di **Vigevano e della provincia di Pavia**.

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 16 Settembre 2026

![La Certosa di Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/La_Certosa/Banner.jpg)

## [ La Certosa ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/la-certosa)

## Tra le Mura Sacre - Un Viaggio nella Certosa di Pavia

Gian Galeazzo Visconti aveva più volte manifestato il proposito di avere, dice il Breventano “un palazzo per sua abitazione, un giardino per suo diporto, ed una cappella per sua devozione”. Già egli aveva il magnifico castello fondato, come diremo, dal padre suo Galeazzo nel 1360, con l’annesso amplissimo parco: non gli rimaneva dunque che erigere al termine del parco un tempio che esaltasse, con la Gloria di Dio, la potenza della famiglia Vissconti, destinata, secondo il suo disegno , a dominare tutta l’Italia.

Il tempio e il monastero , fondato da Gian Galeazzo, riuscì il più bello d’Italia, come dice il Gucciardini (Storia I, XIV,c, v), la più alta manifestazione dell’arte lombarda, dalle timide grazie del gotico al trionfo del più grandioso barocco. Lo splendore artistico della Certosa eclissò ben presto la gloria artistica della vetusta Pavia: e anche oggi spesso accade che il visitatore indugi nel verde piano, il cui silenzio è rotto solo dal rumore delle acque e dal canto dei rusignoli, e in cui sorge come per incanto la Certosa, dimentico che poco lungi lo attende Pavia, superba dei suoi vetusti monumenti.

L’economia del lavoro e i limiti impostimi mi costringono a contenermi di pochi cenni intorno alla Certosa, a illustrarla quale, anche sommariamente, non basterebbe tutto il volume (ma faremo approfondimenti su altre Rubriche): ma la Certosa gode di tale fama in tutto il mondo civile ed è già stata illustrata da tanti e così insigni maestri , che fra tutti i monumenti pavesi è la meno bisognosa di illustrazione.

Nel 1396 si cominciarono i lavori sotto la direzione di Bernardo da Venezia, al quale si debbono aggiungere Giacomo da Campione e Cristoforo di Beltramo. La prima pietra fu posata da Gian Galeazzo il 27 agosto 1396. Nel 1401 i monaci presero possesso della Certosa. Pochi mesi dopo, Gian Galeazzo moriva; e la costruzione della chiesa per circa mezzo secolo rimase interrotta alle fondamenta, secondo le quali la struttura della Certosa avrebbe dovuto avere una stretta analogia con quella del Duomo di Milano e del S.Petronio di Bologna. Il convento fu compiuto verso la metà del secolo XV, al punto da poter ricevere le decorazioni degli Zavattari. I lavori della chiesa invece furono ripresi solo dopo la proclamazione a duca di Milano di Francesco Sforza, il quale nel settembre del 1450 inviava alla Certosa l’architetto Giovanni Solario. Sotto la direzione di Guiniforte Solari figlio di Giovanni s’iniziava verso il 1462 la costruzione degli archi e delle volte della chiesa; mentre si lavorava alle decorazioni in terracotta dei due chiostri, e si affidava a V. Foppa la decorazione del chiostro grande. Guiniforte modificò profondamente l’organismo primitivo della chiesa. Dice infatti il Beltrami che “ mentre nella disposizione interna delle tre navate si rispettarono le proporzioni del tracciato del 1396, nel sistema delle volte e della copertura venne invece introdotta una radicale trasformazione , per cui, osservando la struttura esterna della chiesa, anziché vedere la disposizione di contrafforti o archi rampanti, accennati alla struttura interna delle volte, si vede il motivo dei loggianti ricorrenti sotto le cornici, tanto delle navate minori quanto della navata maggiore, motivo che rappresenta un ritorno alle tradizioni architettoniche dell’arte lombarda, pur presentandosi come elemento decorativo”.

Altro ritorno alla tradizione lombarda è la disposizione delle piccole absidi raggruppate intorno alle testate che terminano la navata trasversale e il coro. La facciata ideata da Guinforte sembra potersi ravvisare nel modello di chiesa che Gian Galeazzo offre alla Vergine nell’ affresco del Bergognone che nomineremo. Ma nel 1473 il priore dei sertosini affidò l’esecuzione della facciata a Cristoforo e Antonio Mantegazza , già orafi, e a G. A. Amedeo, i quali alla semplicità e solennità architettonica di Giuniforte sostituirono la più sfoggiata ricchezza di ornamenti scultorici, eseguiti con finezza più degna di orafi che di scultori. Nel 1495, anno della consacrazione del tempio, la decorazione della facciata era giunta all’altezza delle quattro finestre come si vede nel quadro del Bergognone, Cristo seguito dai certosini.

Nel 1491 Ludovico il Moro volle fosse rifatto più sontuoso il coro; e intanto la decorazione delle volte delle cappelle e della chiesa e le pale d’altare erano affidate a B. Montagna, al Perugino, al Borgognone, a Macrino d’ Alba. Dal 1492 al 1497 Gian Cristoforo Romano e il Brosco attendevano al mausoleo di Gian Galeazzo : uno dei capolavori della scultura lombarda nell’età del l’oro. Dirò a questo proposito che in nessun altro luogo, meglio che nella Certosa, si può studiare , né i suoi pregi e n’è i suoi difetti, la scultura lombarda dalla metà del XV al XVII. La facciata fu compiuta nel 1540. Per circa un secolo la Certosa seguitò ad arricchirsi di opere d’arte , nelle quali, se non risplende l’ intenzione di sfoggiare fasto e ricchezza e pel pregio della materia e per la finezza dell’ esecuzione. Già al Montaigne , che visitava la mezza dell’esecuzione. Già al Montaigne, che visitava la Certosa nel 1581, pareva di visitare, anzichè un monastero, la corte di un grandissimo principe .Dopo molte vicende, che qui accadde raramente, la Certosa, come le badie di Montecassino, Cava de’ Tirreni, S. Martino della Scala Monreale, in virtù della legge 7 luglio 1866 relativa alla soppressione delle congregazioni religiose, passò alla dipendenza della pubblica istruzione, e fu affidata all’Ufficio regionale dei documenti di Lombardia.

**Descrizione della Certosa:**

**![12.jpg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/12.jpg)**

Per un vestibolo , compito nel 1434, decorato esternamente da affreschi dal pavese Bernardino de’ Rossi (1508), e che ha nell’ interno una porta di marmo riccamente scolpita , si entra nel piazzale , circondato da edifizi, tra i quali degno di nota il Palazzo Ducale , costruito verso il 1625 da Francesco maria Richico.

La facciata di marco di Carrara e di Candoglia, fu iniziata su disegno di Guiniforte Solari, verso il 1473, da Cristoforo e Antonio Mantegazza , e fino al 1499 continuata da G A Amadeo, a cui successe Benedetto Briosco, che ebbe una schiera di collaboratori; coi pilastri e con le sue gallerie trasversali rammenta le facciate delle chiese romaniche di Lombardia. Peccato che Cristoforo Lombardo, terminandola nel 1540, abbia sostituito al coronamento cuspidale una linea orizzontale! Questa facciata , che il Burckhardt chiama il maggior capolavoro decorativo d’Italia e del mondo , è coperta quasi tutta (se ne togli lo scomparto centrale della parte superiore , con quella finestra cincquecentesca, alquanto pesante) di mirabili sculture: nello zoccolo , settantadue teste di illustri personaggi dell’antichità; sopra, scene del nuovo e dell’antico testamento: poi teste di d’angeli, quattro magnifiche finestre e nicchie con numerosa statue; ai lati della porta principale , miracolo d’armonios classicismo (nella cui lnetta è rappresentata la Vergine in trono fra certosini), si vedono quattro altorilievi del Briosco, belli per finezza tecnica e dolcezza d’espressione: a destra, Alessandro III che porge ai certosini le apostoliche costituzioni e Gian Galeazzo che depone la prima pietra per la Certosa; a sinistra la consacrazione della Certosa (3 maggio 1497) e la traslazione di Gian Galeazzo dalla basilica di S. Pietro in Ciel D’Oro alla Certosa nel 1474. Le medaglie ovali di destra rappresentano i fatti di sant’Ambrogio e Giovanni Battista; le medaglie ovali di sinistra, i fatti della Vergine e quelli di san Siro.

Osservando la facciata della Certosa, si ha la visione intera, Indimenticabile della scultura lombarda del Quattrocento. La linea architettonica è sopraffatta dalla decorazione: mancanza di fren dell’arte, barocchismo in pieno Quattrocento, che costituisce l’inferiorità della scultura lombarda di fronte alla toscana: ma (ha ragione il Malaguzzi) “se tutte le scuole vantassero gli stessi pregi, mancherebbe al patrimonio artistico nazionale una delle sue maggiori attrattivem la varietà”.

Nel fianco del tempio e nell’abside, dovuti a Guinforte Solari (1453 – 1470) che seppe assai bene accordarli con la struttura interna del tempio , predomina la terracotta e il motivo dei loggiati ricorrenti sotto le cornici. Elegantissime le diciotto guglie in corrispondenza della testata del coro e dei bracci di croce. I pinnacoli che coronano i contrafforti dei fianchi sono opera di Galeazzo Alessi (1560).

Entrando nella chiesa, l’occhio, affaticato dalla visione delle troppe sculture e dei particolare decorativi della facciata, si riposa contemplando la solenne maestà delle linee, posandosi sulla volta azzurra cosparsa di stelle d’oro, meraviglioso cielo dell’arte!

L’interno opera di Giuniforte Solari (1453 – 1470) è a croce latina e a tre navi, delle quali la maggiore ha la volta cordonata, gli archi acuti, i pilastri a fascio, proprio dell’ architettura gotica , mentre il transetto e il coro, terminati con tre absidi in emiciclo, sono in stile del Rinascimento, come pure la cupola ottagona, che sovrasta al centro del tempio. Il pavimento di mosaico, originariamente dovuto a Rinaldo de Staturis (1450), fu rifatto nel 1850. La decorazione delle volte è di Ambrogio e Bernardino Bergognone (1490); le pitture della cupola, di Alessandro Casolani (m 1606) e P.Sorri (m 1622). Le cancellate di bronzo e ferro delle navate e delle cappelle sono opera di Francesco Villa, P. P. Ripa e Ambrogio Scagno (1660). Le pitture sulla parete interna del muro di facciata furono eseguite da Giuseppe Procaccino, le statue barocche fra le arcate de le cappelle, da Dionigi Bussola, Francesco Bosso, Carlo Simonetta, Giuseppe Rusnati, Siro Zanella (c. 1680).

**Visitiamo la cappella di sinistra.**

Prima Cappella (Santa Maria Maddalena) - il quadro dell’altare (la Maddalena) fu dipinto nel 1757 dall’ abate Giuseppe Peroni; il pallio a intarsio marmoreo è l’ultimo lavoro fatto per la Certosa dalla famiglia Sacchi, che per secoli operò a Villanova presso la certosa. Di fianco all’altare c’è un fine lavabo scolpito dai Mantegazza (1470). Alle pareti , affreschi (storie della Maddalena) di Francesco Panfilo cremonese, detto il Nuvolone. Nella volta, quattro medaglie mal dipinte. Con figure certosine, opera di Jacopo de Motis (1478).

Seconda Cappella (San Michele Arcangelo) - Il quadro dell’altare , diviso in sei scomparti , è del Perugino, ma l’originale è la sola parte superiore mediana, rappresentante il Padre Eterno, i quattro Dottori sono del Bergognone. Copie del 1586 sostituiscono i tre scomparti emigrati a Londra (galleria nazionale) nel 1856.

Questo polittico è uno dei capolavori del Perugino nel miglior periodo, per il fiorentino, della sua attività. Il bassorilievo (caduta degli angeli ribelli, creazione di Adamo ed Eva, sacrifizio di Abramo e visione di Giacobbe), del pallio dell’altare è di Tomaso Orsolino; gli affreschi delle pareti (Abramo offre ospitalità a tra angeli, Agar errante nel deserto), di Francesco Panfilo, detto il Nuvolone (1648). La volta ha la decorazione originaria.

Terza Cappella (San Giovanni Battista) - La pala dell’ altare (certosini genuflessi dinnanzi a san Giovanni Battista) è di G B Carlone. Nella volta, quattro medaglie, mal ridipinte, con figure di certosini, opera di Jacopo de Motis.

Quarta Cappella (Santa Caterina) - La pala dell’altare (l’ adorazione dei Magi) è del cremonese P M Neri (1641); il bassorilievo del pallio (la strage degli innocenti), di Dionigi Bussola (1667). Su le pareti, angelo che comanda a san Giuseppe di fuggire in Egitto e i Magi che parlano con Erode, di Ercole Procaccino (1652). Sopra le portine di comunicazione con le cappelle adiacenti, una Madonna e san Paolo eremita, da attribuire al Bergognone. La volta ha la decorazione originaria.

Quinta Cappella (santa Caterina) - La pala dell’ altare (Vergine, santa Caterina di Alessandria e santa Caterina da Siena) è di Francesco del Cairo, allievo del Morazzone. La volta, già decorata da Jacopo de Motis, fu ridipinta nel Seicento. Una parte della vetrata dipinta (santa Caterina vergine e martire) è l’originaria del secolo XV. Ai lati dell’altare due sculture di G. Rusnati pallio a mosaico è opera dei Sacchi (1640). Gli affreschi (flagellazione di Santa Caterina, liberazione di santa aterina dal demonio) sono G B Carlone.

Sesta Cappella (Sant’ Ambrogio) - La pala dell’altare (sant’Ambrogio in trono, fra san Satiro e san Gervaso, san Marcellino e san Protaso) è opera insigne del Bergognone (1490). Il pallio dell’altare (sant Ambrogio a cavallo alla battaglia di Parabiago) è del Rusnati (1695). Una parte della vetrata dipinta (sant’Agostino) è da ascrivere a Jacopo de Motis. Gli affreschi (storie di sant’Ambrogio) sono di Carlo Cane (m. 1688).

Sesta Cappella (Beata Vergine del Rosario) - La pala dell’altare (la Vergine che dà il Rosario a san Domenico) è del Morazzone (1617); il pallio (l’adorazione dei Magi), detto Volpino (1675).

Nel braccio sinistro del transetto, si vedono le statue giacenti di Ludovico il Moro e Beatrice d’Este (m. 1497), capolavoro di Cristoforo Solari, detto il Gobbo. Il quadro dell’altare (detto delle sante reliquie), rappresentante il Redentore, è di Daniele Crespi (m. 1628). Dietro il quadro è la grata di bronzo, opera di Gerolamo Castelli (1629), che custodiva le reliquie. Il pallio a intarsio marmoreo è opera di Valerio Sacchi (1618-1628). I candelabri di bronzo che fronteggiano l’altare hanno decorazioni del Borgognone (ma i due angioli sostenenti festoni sono stati attribuiti, con poca fortuna, a Bramante); nella volta è dipinta l’incoronazione della Vergine con le figure in ginocchio di Francesco Sforza e Ludovico il Moro. Antiche sono la vetrata dell’abside di destra (san Girolamo) e quella di sinistra (la Natività).

Per una porta, nella cui lunetta l’Amadeo scolpì le tentazioni di sant’Antonio, e sul cui timpano e fregio Alberto da Carrara (1490) e B. Briosco (1497) scolpirono sette medaglie coi ritratti dei duchi di Milano da Gian Galeazzo a Ludovico il Moro, si entra nella sacrestia vecchia, dove son da osservare i capitelli pensili che reggono la cordonatura della volta, che serba la sua decorazione originaria, il pavimento originario di laterizio e il famoso trittico, adorno di ben 66 bassorilievi e 94 statuine, e rappresentante nei quadretti della parte centrale la storia dei re Magi, in quelli di destra le storie del Redentore, in quelle di destra le storie della Vergine, è l’unico oggetto della Certosa che ci riporti al tempo del suo fondatore. E’ creduto opera del fiorentino Baldassarre degli Embriachi, il più valente scultoreo e decorativo. Anche in architettura, ce lo fa ritenere opera fiorentina. Uscendo dalla sacrestia, ci troviamo nel centro della croce, sotto il tiburio, il più bel punto per ammirare l’architettura interna della chiesa.

Nel coro ci sbalordisce la ricchezza più che non ci alletti la bellezza. La chiusura marmorea è opera di Martino Bassi e Galeazzo Alessi; le imposte di legno furono intagliate dal fiammingo Teodoro Fris e da Virgilio dei Conti ; Daniele Crespi nel 1630 – c’è in angolo di destra il nome e la data ornò le pareti con affreschi che sono dei migliori saggi di pittura decorativa del Seicento. I quarantadue stalli del coro furono eseguiti dal 1487 al 1498 da Bartolomeo dei Polli mantovano, e i dorsali furono intarsiati da Pietro da Vailate con figure di santi, forse disegnate dal Bergognone. La balaustra dell’altar maggiore è opera di Carlo Simonetta (1683); i candelieri e gli obelischi di bronzo, di Annibale Fontana. L’altare maggiore di marmo tempestato di pietre preziose si deve a parecchi artisti, principalmente ad Ambrogio Volpi dca Casale (1568). Il tempietto di questo altare è in stile bramantesco: Francesco Brambilla ne fece gli sportelli di bronzo , e Angelo Marini siciliano le tredici statuine di bronzo; il Volpino scolpì gli ancgeli fiancheggianti il pallio, nel cui centro è un bassorilievo circolare, una Pietà, di finissimo lavoro. La croce dell’altare e i candelabri sono di Annibale Fontana. Nelle pareti ai lati dell’altare stanno infissi dei finissimi bassorilievi (fasti della Vergine) di Stefano da Sesto, a sinistra, e di Biagio da Vairone, a destra. Sotto uno di questi bassorilievi, un riquadro con un’imitazione del Cenacolo di Leonardo. La vetrata dipinta della finestra absidale (Assunzione) fu eseguita forse su disegno del Bergognone.

La porta a destra del coro, adorna dei ritratti delle duchesse di Milano, dà accesso al Lavabo, dove son da vedere i capitelli pensili, la volta, che serba la decorazione originaria, una Vergine di B. Luino, l’elegantissimo pozzo con medaglioni di marmo nero, eseguito nel 1478 dall’Amadeo, la vetrata dipinta (san Bernardo col demonio), segnata opus Christofori de Motis 1477, e una ricca fontana eseguita nel 1490. Questo lavabo è assegnato da tutte le guide ad Alberto Maffioli da Carrara, ma al Maffioli il Malaguzzi attribuisce la sola parte architettonica, mentre nella lunetta, rappresentante la lavanda dei piedi agli apostoli e altre storie di Cristo, gli par di vedere lopera dell’Amedeo o del Mantegazza.

Nel braccio del transetto sorge il mausoleo di Gian Galeazzo Visconti, al quale da 1494 al 1497 attesero Gian Cristoforo Romano, autore dell’edicola e dei sei bassorilievi che la adorna, rappresentanti i più notevoli fatti della vita di Gian Galeazzo, e B.Briosco, autore della Vergine col Bambino. L’urna, a dir vero, un po' pesante, sulla quale riposa la statua giacente di Gian Galeazzo, fu eseguita nel 1562 da Bernardino da Novate. La finestra che sta dietro il mausoleo conserva la vetrata di Cristoforo de Motis (1479), rappresentante san Gregorio Magno. Il quadro del prossimo altare (san Brunone e san Carlo Borromeo dinanzi al trono della Vergine) è di G B Crespi detto il Cerano; il pallio (san Brunone genuflesso dinanzi al Crocifisso) è di Tomaso Orsolino (1635); i candelieri di bronzo sono di A. Fontata. La parte superiore della parete e la volta sopra l’altare hanno decorazioni del Borgognone (ma i due angeli sostenuti festoni sono stati attribuiti, come gli altri due già menzionati, a Bramante). Nella volta dell’abside il Borgognone dipinse Gian Galeazzo genuflusso con i figli, in atto di presentare alla Vergine il modello della Certosa.

A destra dell’altare di san Brunone si entra nella sacrestia nuova, alle cui pareti sono addossati gli armadi intagliati da Virgilio de Conti e Giovanni Favorino nel 1615. La volta fu dipinta nel 1600 da P. Sorri.L’ancona dell’altare (Assunzione della Vergine) è una delle ultime opere (1515) di Andrea Solari, completata e restaurata nel 1576 da Bern. Campi. La scultura del pallio (la nascita della Vergine) è di G Rusnati (1696). In mezzo all’architetto pavese Alessandro Campari, eseguito dall’intagliatore pavese Luigi Moretti, contenente i tredici corali antifonari, miniati da 1562 al 1580 da Eustachio Confalonieri pavese, Percivale Negro da Milano, Evangelista Della Croce da Milano, Benedetto da Corteregia , valloambrosano di S. Lanfranco a Pavia. Del Della Croce si veda specialmente la danza di putti delle tre stirpi umane dinanzi al Bambino, che par preannunzi l’Albano. I corali sono aperti alle pagine illustrative delle seguenti feste: di fronte a chi entra , la Resurrezione, indi, girando a destra , successivamente: la Dedicazione della chiesa (Sogno di Giacobbe), la Trinità con la data 1562, S.Stefano (martirio), Prima domenica di Avvento (la più bella pagina ; si noti il medaglione con G. Galeazzo e Gian Galeazzo sotto le spoglie di Davide pregante), Ascensione, una Vergine Martire, Assunzione. Sulla porta , una lunetta di un Mantegazza (la Pietà).

A sinistra della sacrestia nuova, si trova il chiostrino del Capitolo (1490), attribuito al Bramante.

Per una porta forse scolpita dai Mantegazza (altra Pietà), si accede al piccolo chiostro della Fontana, recinto di cinquanta arcate poggianti su colonnette di marmo e con gli archivolti e le cornici decorate in terracotta dal cremonese Rinaldo de Stauris (1466), con la partecipazione dell’ Amadeo. Queste e le altre terracotte della Certosa sono, a giudizio del Meyer, “la più splendida produzione di questo genere d’arte tutta propria della Lombardia “. La ricchissima porta , con la Vergine in trono con la navata trasversale, è opera datata e firmata dell’Amadeo (1466). Notevole anche il lavabo dei monaci, tutto di terracotta, adorno di bassorilievi, tra i quali L’ Annunciazione e il Cristo che conserva con la Samaritana.

Entriamo nel refettorio, in una parete del quale Ottavio Semini genovese dipinse il Cenacolo (1567), e nel centro della cui volta si vede una Vergine allattante del Bergognone.

Dal refettorio si accede al Palazzo Ducale, nelle cui sale è stato da pochi mesi ordinato il Museo della Certosa. A pianterreno è una ricca raccolta di riproduzioni fotografiche e di copie in gesso e in terracotta di sculture del tempio. Delle sei sale del piano superiore, la prima contine, fra l’altro, alcuni disegni dei secoli XVI e XVII, che ci offrono i promi studi del Palazzo Ducale e i progetti per finimento in stile barocco della facciata del tempio; frammenti di ceramica, ritratti dei Visconti e degli Sforza , e in una cassetta di cristallo gli oggetti tolti nel 1889 dell’urna sepolcrale di Gian Galeazzo : una spada senza impugnatura, il pugnale, gli sproni, alcuni frammenti di sculture già esistenti alla Certosa, delle quali tre ascritte ai Mantegazza, la flagellazione di Cristo, Gesù sotto la croce, Gesù nell’orto, e altre ascritte all’Amodeo. Nella terza sala , altre sculture: capitelli, stemmi, fregi, due putti reggenti gli stemmi visconteo e sforzesco; altre sculture ascritte all’Amadeo (san Giovanni Battista che predica, battesimo di san Giovanni Battista, decapitazione di san Giovanni Battista); altre del Rusnati, secentista imitatore dell’Amadeo (Annunciazione, Visitazione, Presepio, fuga in Egitto), un bassorilievo del Bambaja, cioè una scena della Passione, avanzo del monumento Birago, già presente nella demolita chiesa di S. Francesco a Milano.La sala quarta è cappella, che ha sull’altare un quadro d’un seguace del Luino. Nella sala quinta, tra parecchi quadri poco importanti, due frammenti d’ancona del Bergognone, angeli preganti. Nell’ultima sala, tra gli altri quadri, la pala dipinta nel 1490 da Bartolomeo Montagna, la Vergine col Bambino tra san Giovanni Battista e san Girolamo, e frammenti d’anconè del Luino (sant’Ambrogio, san Martino) e del Bergognone (san Paolo, san Pietro, sant’ Agostino); e alcuni frammenti di terrecotte del chiosto grande.

Ritornati nel piccolo chiostro, passiamo da questo al grande chiostro, recinto da centovetrine arcate, poggianti su colonne alternate di marmo bianco e rosso e con gli archivolti e le cornici decorate in terracotta da predetto De Stauris (1478), con la partecipazione dei Mantegazza. I porticati conducono alle ventiquattro abitazioni dei certosini (ognuna delle quali ha un piccolo giardino), notevole saggio di architettura domestica del secolo XV. Alcune di queste celle serbano affreschi del Quattrocento, tra i quali è degno di nota quello della cella 8:la Nascita di Gesù, con la Vergine , San Giuseppe e un certosino, opera di Ambrogio Bevilacqua. Nell’angolo sud-est del chiostro grande s’apre il portico dei Novizii, costruito nel 1568 da Ambrogio Volpi. Lì vicino sorge un tempietto , sulla cui porta d’accesso fu dipinto (da Mauro della Rovere) sanBrunone sollevato al cielo dagli angioli.

Dal grande chiostro, per una porta decorata dai Mantegazza e dall’Amadeo, si accede all’ortaglia, che si distende intorno al monastero con un pergolato a colonne, che conduce alla peschiera.

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**E ora entriamo nel tempio per visitare le cappelle di destra.**

Prima Cappella (Annunciazione) - La pala (L’Annunciata) è di Camillo Procaccino (1616), il Pallio (La nascita del Redentore), di D. Bussola (1675). Sulla porticina che conduce alla porta trasversale , una santa Caterina da Siena del Bergognone. Alle pareti, affreschi (storie della Vergine) di Stefano Danedi, detto il Montalto.

Seconda Cappella (San Pietro e San Paolo) - La pala (la Vergine con San Pietro e san Paolo) è del Guercino (1641); il pallio, il più bello dei pallii intarsiati della Certosa, costò diciassette anni di lavoro a Valerio Sacchi. Affreschi del Montalto (storie di san Pietro).

Terza Cappella (San Siro) - La nobilissima pala (san Siro tra san Teodoro, sant’ Invenzio, san Lorenzo e santo Stefano ) fu dipinta nel 1491 dal Bergognone . La volta è l’unica che conservi quasi intatta la decorazione originaria, con le figure di quattro patriarchi, di Jacopo de Moris (1491). La vetrata dipinta (san Michele Arcangelo) è segnata Antonio de Pandino ne fecit, il quale Pandino nella prima metà del secolo XV aveva dipinto alcune vetrate del duomo di Milano. Alle pareti , affreschi (storie di san Siro) del milanese A. Busca, scolaro del Nuvolone.

Quarta Cappella (del Crocifisso) - La pala (Gesù crocifisso tra le pie donne) è uno dei capolavori della prima maniera del Bergognone (1490). Il Pallio (sepoltura di Cristo) fu scolpito dal Volpino nel 1677. Affreschi di Federico Bianchi.

Quinta Cappella (San Benedetto) - La pala dell’altare (san Benedetto che contempla l’anima di santa Scolastica che assurge al cielo) è di Carlo Cornara (1688). Alle pareti , affreschi di G. Ghisolfi (1670).

Sesta Cappella (Sant’Ugone) - La pala è un capolavoro di Macrino d’Alba (1496); è a sei scomparti; nei tre inferiori la Vergine in trono con Bambino, ai lati sant’Ugone e sant’Anselmo; nello scomparto superiore Cristo Risorto, pittura scorretta, che non sembra del maestro: gli Evangelisti delle due tavole laterali sono del Bergognone. I bassorilievi del pallio (storie di sant’ Ugone) sono di G.B. Maestri, detto volpino. Alle pareti, affreschi di C. Carlone.

Settima Cappella (Santa Veronica) - La pala (santa Veronica) è di Camillo Procaccino (1605); il pallio dei Sacchi; gli affreschi di Andrea Lanzani (m. 1712). Di fianco al sacrario , un piccolo lavabo scolpito nel secolo XV.

Sulla porticina che mette in comunicazione le cappelle di sinistra con la navata trasversale, un Ecce homo del Bergognone, col caratteristico fondo azzurro e teste d’angeli.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 05 Agosto 2024

![Duomo di Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Duomo/banner.jpg)

## [ Duomo ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/duomo)

## Il Duomo di Pavia: Tesoro Rinascimentale nel Cuore della Lombardia

Ai piedi della torre della città ( purtroppo rovinosamente crollata), fra la torre e la cattedrale, fu costruita la casetta del campanaro, per ordinare e allogare alcuni cimeli della vetusta basilica di S. Stefano. Le due basiliche , antichissime, ma i cui resti palesano una ricostruzione del secolo XII, sorgevano l’una di fianco all’altra, e si trovavano in diretta comunicazione tra loro: la prima, più vasta, a cinque navi, era la basilica estiva; l’altra, a tre navi, la basilica jemale. Verso la fine del secolo XV, sull’area di queste basiliche minacciate da prossima rovina, fu incominciata la costruzione della nuova cattedrale , dedicata a santo Stefano, vescovo di Pavia (al quale il Comune avea scritto l’anno prima che voleva che la nuova fabbrica gareggiasse con la basilica di S Sofia), de pose solennemente la prima pietra il 29 giugno 1488.

I vecchi storici pavesi ci fanno sapere che il disegno fu dato dall’architetto pavese Cristoforo Rocchi, discepolo di Bramante, in unione con GA Amadeo; ma i documenti trovati dal Majocchi rendono molto più complicata e interessante la storia di questa costruzione. Già il Meyer intravide in essa l’intervento di Bramante infatti modificò (1488) il disegno del Rocchi. Nel 1490 Leonardo, accompagnato dall’Amadeo, venne a visitare i lavori della cattedrale. Cristoforo Rocchi fu soprastante ai lavori fino al 1497, anno della sua morte. Avrebbe dovuto succedergli l'Amedeo; ma era occupato a Milano, e i fabbricieri gli diedero per aiuti il Dolcebuono e Pietro Fugazza. Il Rocchi aveva abbandonato il suo modello, reso inutile dalle modificazioni della fabbrica. Il Fugazza rifece il modello di legno e diresse i lavori. Così fu compiuto l’interno del tempio.

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Ora, è difficile dire chi sia l’architetto principale del Duomo. Ogni storico ci vede l’opera predominante del suo artista prediletto. Il Geymuller scrive alcune parti al Bramante, specialmente la cripta. Al Meyer pare spetti a Leonardo l’idea del corpo centrale svolto dal quadrato ottangolare (ma non è questa l’idea Bramantesca?) e l’armoniosa distribuzione dello spazio.

La leggiadra loggia che corre all’interno intorno a tutto l’edifizio, come nella fronte della Certosa , fanno dal Malaguzzi, il grandioso tiburio poligonale, che si può credere ispirato da quello della Certosa, fanno del Malaguzzi ascrivere il Duomo per la massima parte all’Amedeo.

Certo che questo maestoso tempio, che al Muntz parve un capolavoro, e al Meyer uno dei più importanti del rinascimento lombardo, sarebbe divenuto, come osserva il Burckhardt, il S. Pietro in Lombardia,se fosse stato finito. L’interno , a croce greca, con file d’altari entro nicchie, è pieno di solennità. Le proporzioni gigantesche vietano ogni piccolo ornamento. L’espressione delle forme è puramente architettonica; così grandiose sono le proporzioni che la galleria fa soltanto da fascia ornamentale. I principali piloni poligonali sono i più poderosi della Lombardia. La cripta , che ha la volta bassissima ad archi sorretti da costoloni e poggianti su robusti pilo, non è meno grandiosa.

All’esterno si seguitò a lavorare per più di tre secoli, fino ai giorni nostri: verificandosi anche qui il detto di Victor Hugo, che i grandi edifici, come le montagne, sono opera dei secoli. Nel 1810 il marchese Malaspina studiò con l’architetto Amati un disegno di compiuta riforma. Nel 1884-1885 l’architetto milanese Carlo Maciacchini, in conformità del modello primitivo, voltò la superba cupola, che vien terza in Italia. Per le sue dimensioni, dopo quelle di San Pietro e S. Maria del Fiore; e finalmente nel 1895 fu costruita la facciata in semplice muro rustico con le loggette e i cornicioni di marmo.

Nel 1898 gli intagliatori pavesi Luigi e Romolo Bianchi scolpirono i bassorilievi delle imposte della porta maggiore. L’organo è dei Lingiardi.

E ora ammiriamole principali opere di scultura e di pittura che adornano il tempio. Il pulpito, ricco di bassorilievi rappresentanti vari fatti della vita di san Siro, è opera dell’ intagliatore pavese Siro Zanella (1672). Il coro, con la magnifica gloria d’angeli, fu finito nel 1614. Bella fra tutte la cappella di San Siro. Qui si ammirano due quadri molto importanti: la Madonna del Rosario con alcuni santi e, intorno, i quindici Misteri, capolavoro del pavese Bernardino Gatti, detto il Sojaro, che fu dei buoni imitatori di Giampietrino. Rappresenta quest’ultima, eseguita nel 1521, La Madonna in trono, riccamente ornato di bassorilievi, tra San Giovanni e sa Girolamo inginocchiato, con ricco fondo di paese e di classiche rovine. A Giampietrino, che dovette ispirarsi a un quadro di Cesare da Sesto, fu attribuita dal Morelli. In questa cappella si ammira il bell’altare di marmo diafano dedicato a san Siro, primo vescovo di Pavia: opera del genovese Tomaso Orsolino (1653), che ha saputo rappresentare, con mirabile seppur manierata finezza, i misteri, le gesta e i miracoli del santo.

La cappella a destra dell'altare maggiore ha sull’altare un quadro di Federico Ferrari milanese, il beato Alessandro Sauli, e ai lati di questo due pitture del pavese Francesco Barbieri relative alla vita del beato. Nella terza cappella di sinistra si vede la Madonna Immacolata di F. Faruffini (1854). Seguono immediatamente l’uno di fronte all’altro, due grandi quadri di due versatili e potenti ingegni del Seicento:L’adorazione dei Magi di G B Crespi detto il Cerano. Nella seconda cappella di destra e di sinistra , due quadri del Volonterio: il sacro Cuore e sant’Agnese.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 05 Agosto 2024

![Santa Maria del Carmine - Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Carmine_Chiesa/Banner.jpg)

## [ Santa Maria del Carmine ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/santa-maria-del-carmine)

## Scopri la Meraviglia Artistica di Santa Maria del Carmine a Pavia

Questa che è la più bella chiesa di Pavia, fu cominciata, pare, nel 1390. Jacob la chiama “regina delle costruzioni lombarde in istile di transizione con mescolanza di stile gotico.”: transizione di intende, dallo stile gotico al lombardo del Quattrocento, o lombardesco. Tutta costruita in terracotta, quasi intatta all’esterno e all’ interno, prova che il mattone di buona fabbricazione può durare, come dice il Lose, più di certe qualità di pietra. Non se ne conosce l’autore : il Magenta pensa, non so con quale fondamento a Bernardo da Venezia.

![MZK_05_-_1860_Reisenotizen_Italien_Fig_029_Pavia_San_Marina_de_Carmine_-_San_Pantaleone_-_Grundriss.jpg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/MZK_05_-_1860_Reisenotizen_Italien_Fig_029_Pavia_San_Marina_de_Carmine_-_San_Pantaleone_-_Grundriss.jpg)

La facciata (che non ha , a dir vero, lo slancio proprio dello stile gotico, ma somiglia piuttosto, tolti i particolari decorativi, alla basse e gravi facciate delle chiese romaniche di Pavia) è divisa da sei pilastri, culminanti in graziose aguglie, in cinque campate verticali, nelle quali si aprono tre porte; ed è terminata da un ricchissimo cornicione. Sopra le tre porte, quattro ampie bifore a sesto acuto; nel mezzo della campata centrale si apre un magnifico rosone. Le statuette di Maria e dell’ angelo Gabriele nelle due nicchie laterali al rosone si direbbero modellate, secondo il Meyer, dallo Amodeo.

E dell'Amadeo crede il Meyer il modello dei puttini dalla corta camicia che ornano le due portine laterali: essi infatti provengono dalle demolizioni di parte dei chiostri di S. Lanfranco e della Pusterla. I bassorilievi di plastica colorata sopra le porte della facciata (l’ Annunciazione sulla porta maggiore, san Pietro e san Paolo sulle laterali) sono opera del 1834 di Luigi Marchesi.

Quelle tre porte furono rifatte su disegno di un altro Marchesi Giuseppe, professore di architettura nell’ Università di Pavia.

I Fianchi della chiesa sono muniti di contrafforti quadrati e robusti, che terminano al tetto. A mezzodì della chiesa , si slancia verso il cielo l’agile campanile (1440-50), il più bello ed elegante dei campanili pavesi, adorno di colonnine di marmo bianco, che variano bellamente il colore della terracotta. L’ attiguo chiostro carmelitano è ora occupato dal regio Istituto Tecnico.

L’interno, nel quale regna una mistica penombra, anticamente aveva cinque navate, divenute tre, quando alle ultime due navate laterali di sostituirono due file di cappelle, separate dalle navate superstiti da eleganti cancelli. Nel santuario si vede un’ elegante edicoletta gotica del 1449. L’organo della chiesa è il primo costruito dai fratelli Lingiardi (1836), che dovevano poi dare il loro capolavoro alla chiesa di S. Francesco. Il pulpito fu eseguito nel 1879 dall’ intagliatore milanese G.B. Carpani, su disegno di Luigi Gaffuri. La sacrestia (1576) ha la facciata adorna di stucchi barocchi.

![Chiesa_Carmine_Pavia.jpg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Chiesa_Carmine_Pavia.jpg)

Questa chiesa è (ma più era una volta) ricca di insigni pitture. Vincenzo Foppa vi dipinse nel 1462 l'ormai distrutta cappella di san Bernardino. Resta bensì nella terza colonna a destra, di fronte alla cappella che fu già di san Bernardino, un affresco, che il Moiraghi attribuì al Foppa, rappresentante un santo eremita nel deserto, nudo e ritto in piedi, con un rosario nelle mani: e certo tutto indegna dell’arte del rinnovatore della pittura lombarda del Quattrocento. L’anno dopo (1463) Leonardo Vidolenghi da Marzano ornò le colonne e i pilastri di questo tempio di affreschi, alcuni dei quali rimangono, prezioso documento della scuola pittorica pavese. Essi sono quello dell’ultima colonna a sinistra della nave maggiore (la vergine in trono tra san Lucio e santa Lucia, e un giovane inginocchiato), quello della colonna di fronte a questa (il Crocifisso, la Vergine, san Giovanni evangelista, e a’ loro piedi die coniugi), e quello della penultima colonna di destra (Pietà, con fondo di Paese). Sulla seconda colonna a sinistra di chi entra per la porta maggiore, si vede una Pietà del 1513 affresco chiuso in una cornice di legno. L'affresco a destra di chi entra dalla porta maggiore è una bella Madonna col Bambino, tra i santi Antonio e Paolo, opera di un maestro pavese dei primi del Cinquecento. A una parete del braccio laterale di destra, un affresco in un quadro: la Vergine col Bambino (secolo Xv).

A una parete del braccio laterale di sinistra è appesa una gran tavola, che rappresenta Gesù vitto in predi sur un piedestallo tra la Madonna, sant'Anna, san Giovanni e sán Giuseppe e, nella predella, due santi carmelitani, la nascita della Vergine e la visita di Maria a Elisabetta: opera firmata e datata (ISIS) di Bernardino Lanzani da S. Colombano, più noto e più valente come affrescante. Notevole il trittico che si vede nell'ultima cappella a destra di chi entra (la Vergine tra sant'Agostino e san Ambrogio; in alto, l'Annunciazione e la Pietà), attribuito dal Magenta a Bernardino da Cotignola, del quale esisteva in questa chiesa l'ancona di san Sebastiano, che il Lanzi vide e descrisse. Di fronte c'è un notevole altare gotico, le cui statue e il pallio sono altrettanti reliquiari, dono del papa Pio X.

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Sarebbe troppo lungo enumerare le pitture, del resto mediocri, dei pavesi M. A. Pellini, Tomaso Gatti, P:A: Barbieri Carlo Sacchi, G.B. e Bernardino Ciceri.Ma non passiamo dimentica e le pitture del Moncalvo nella sta cappella di destra (cappella di sant Anna) co un quadro rappresentante la titolare e nel fondo i vari modi di lavorare la lana; dello stesso Moncalvo santa Teresa frecciata da un angelo nella quarta cappella di sinistra; nella cappella seguente, san Bernardino da Feltre che distribuisce il pane ai poveri (1859), uno dei capolavori di Federico Faruffini ; e finalmente nella cappella di sant’ Antonio a destra dell’altar maggiore, alcuni dei primi lavori di Pasquale Massacra , due storie di sant’Agostino nel deserto delle lunette, e la statua di gesso del santo, sull’altare. L’ultima cappella della fila di sinistra fu affrescata da L. Morgari.

Nel corridoio che conduce alla sacrestia, si ammira il lavabo con pilastrini adomi di fregi e , nella parte superiore, l'incoronazione della Vergine: opera di G.A. Amadeo. Il Meyer la crede una delle più fini opere della giovinezza del grande scultore pavese; Malaguzzi, che, mentre attribuisce al periodo giovanile dell’attività dell’ Amedeo, anteriore al 1470, l’ incorniciatura a pilastri, delicatamente ornati, che regge la classica trabeazione del lavabo, vede nell’ elegante arca dell’acqua e nel nobile gruppo che la sormonta, il Redentore che incorona la Vergine, uno degli ultimi esempi dell’ultima maniera dell’ Amadeo, più vicina alla maestà cinquecentesca che l'ingenua grazia del 400.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 05 Agosto 2024

![Basilica di San Teodoro - Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Basilica_San_Teodoro/Banner.jpg)

## [ Basilica di San Teodoro ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/basilica-di-san-teodoro)

## Scopri l'Eleganza Architettonica della Basilica di San Teodoro a Pavia

Fin dai tempi si onorò san Teodoro (che fu vescovo di Pavia dal 735 al 778) nella cripta della chiesa di S. Agnese, la quale poi ebbe il nome di S. Teodoro. Sorta forse nel secolo VII, se non già nel VII, sotto la denominazione di S. Agnese, questa chiesa cambiò il nome in quello di S. Teodor non più tardi del secolo IX. Questa è la storia della chiesa, secondo il Perlini. Ma noi sappiamo che tutte le chiese di Pavia furono riedificate dopo il Mille, probabilmente dopo il terremoto del 1117: né sappiamo prestar fede ai Sacchi, i quali studiando l’architettura usata in Italia nei secoli VI e VIII, videro in S.Teodoro. come in altri monumenti pavesi, un’opera del secolo VIII. Né riesce il Lose a dimostrare che S.Teodoro è uno dei più antichi esempi (propriamente del secolo XI) di quel suo fantastico stile bizantino-lombardo.

L’ultima parola, finora, mi pare l’abbia detta il Dartein, che ritiene la costruzione di S. Teodoro più recente di quella di S. Michele e di S. Pietro in Ciel D’oro. Le osservazioni ch’egli fa sulla disposizione della chiesa e specialmente della cripta (la quale occupa tutta l’estensione del transetto e delle absidi: disposizione unica in tutte le chiese lombarde di Pavia, e che il S. Teodoro ha comune col Duomo di Parma) e delle volte, sulla forma e qualità dei mattoni, lo conducono alla conclusione che questa chiesa appartenga al periodo finale dello stile lombardo, vale a dire alla metà o alla seconda metà del secolo XII. Le tre navate, come S. Pietro in Ciel D’Oro, terminano con tre absidi. L’ elegante cupola anticipa i tiburi delle chiese lombardesche del Quattrocento: è sovrapposta a essa una cupola simile più piccola, a cui nel secolo XVI fu sovrapposto un cupolino. Il campanile è della fine del secolo XVI.

Per merito del DOtt. C. Zuradelli, cominciò nel 1887 il restauro di questa basilica: ma soltanto nel 1904 gravi lesioni manifestatesi nella parte meridionale del tempio determinarono il cominciamento dei lavori d’un restauro sistematico, eseguito sotto la direzione dell’ Ufficio regionale per la conservazione dei documenti, e felicemente compiuto nel maggio 1909. Ora questa basilica, piccola, e pur maestosa, ripristinata nelle forme originarie, di una semplicità decorosa e gentile, è, dopo S. Michele e S. Pietro in Ciel D’Oro, la più bella chiesa di stile lombardo che Pavia possegga; ma la bellezza varietà e ricchezza dei suoi affreschi è senza confronti in questa città.

![San_teodoro_cripta_pavia.jpg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/San_teodoro_cripta_pavia.jpg)

Nei recenti restauri alla chiesa furono scoperti, sulla fronte della cripta e sulle colonne, notevoli affreschi, che sono il più cospicuo saggio di pittura antica che sia a Pavia. Quasi tutti questi affreschi sono sovrapposti, tanto da costituire veri e propri palinsesti, ad affreschi anteriori.Alcune di queste figure sono la riproduzione di tipi tradizionali; ma qualche rara volta l’artista non riproduce un tipo, incarna la sua visione come nel Cristo a fianco della seconda porticina, nel quale, se è bizantineggiante l’occhio sbarrato, è romaneggiante la gravità del corpo maestosamente avvolto nella toga; come nella maestosa Vergine in trono, che ha alla sua sinistra la soave figura di San Giovanni Evangelista. Sotto questo affresco, un altro se ne vede, rappresentante san Francesco (m.1226) e santa Chiara (m. 1253) inginocchiati.

Questi affreschi , la cui età va dalla seconda metà del secolo alla seconda metà del secolo XIII, debbono essere opera di vari artisti, forse locali, che ripetono, intraprendendo qualche volta con una certa libertà, modelli bizantini. Tutta la parete del coro a destra dell'altar maggiore è adorna di affreschi rappresentanti i fatti della vita di sant'Agnese vergine e martire; la parete a sinistra, di affreschi rappresentanti i fatti della vita di san Teodoro. Ogni quadro ha la leggenda, o indicazione del soggetto.

I primi furono dal Magenta attribuiti al Bramantino; i secondi dal Cavalcaselle a Lor. Fasolo; gli uni e gli altri sono invece opera di Bernardino Lanzani da S. Colom-bano, che li eseguì dal 1514 al 1524 per commissione del prevosto G. L. Curti. Per commissione dello stesso, il

Lanzani dipinse nella cappella di santa Maria Maddalena un affresco rappresentante il Salvatore in trono fra la Maddalena e san Brizio vescovo di Tours: di questo affresco resta il disegno che ne trasse il Ferreri (1829) e la patetica testa del Redentore.

![San_teodoro1.jpg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/San_teodoro1.jpg)

Sotto le storie di san Teodoro, un più antico af sco, Che rappresenta a Pavia quel momento della pira lombarda che, all'inizio Quattrocento, pisanellegga masolineggia con Michel da Besozzo o da Pavia e gli Zavattari. E una specie fascia, simulante un arazzo . che si estende a tutta la parte ov'è ritratta una Offerta Paratico dei pescatori, che aveva per suo patrono san Teodoro. La rappresentazione, già illustrata dal Pavesi, è importante anche per la storia del costume.

Alla sinistra di chi entra in chiesa dalla porta maggiore, si presenta la Veduta di Pavia, la più antica che si conosca.

Forse lo stesso Bernardino Lanzani dipinse questo affresco, che rappresenta la città a volo d'uccello, difesa dai santi Siro, Teodoro e Agostino, che dall'alto, circondati da angeli, vigilano alla sua difesa durante l'assedio del 1522. La città è vista dalla riva destra del Ticino: è irta di torri e scorrazzata da gruppi armati. Sulle sponde del fiume rallegrano la scena vari gruppi di lavandaie.

Barche e galeoni salpano le acque, mentre sant' Antonio benedice il sobborgo dei navicellai. Il ponte, i quattro torrioni del castello visconteo, le mura senza baluardi, ma seminati di torri, ci fanno vedere (dice il Moiraghi) la patria dei Beccaria e dei Langosco, la Pavia dei Visconti e degli Sforza, la città celebrata dall'Anonimo Ticinese e da Giacomo Gualla, dal Petrarca e dal Piccolo-mini.

Oltre agli affreschi, la chiesa possiede altre notevoli opere d'arte: una statua di marmo dipinta, ora nella cripta, raffigurante san Teodoro, non antica quanto il san Siro della basilica di S. Gervaso o il sant'Ennodio della basilica di S. Michele, ma d'età non posteriore al secolo xIv; una cassetta di legno, o reliquiario, coperta di lamine d'ottone, istoriata di pavoni, cavalli barbati o cavalcati da l'aquila, lepri inseguite da cani, fiori e foglie (secolo xI.); i cinque quadretti (quattro dei quali furono incisi dal Ferreri) che servono di pallio all'altar - maggiore, e rappresentano storie di san Teodoro, ritenuti lavori di Perin del Vaga; e, finalmente, nella sacrestia, un trittico del 1513 (di Bernardino Lanzani?) rappresentante, in mezzo, l'Ascensione di Cristo, e ai lati, internamente san Teodoro e san Siro, esternamente sant'Agnese e sant Agostino; l'adorazione de Magi del pavese Carlo Sacchi; sant'Agata in carcere visitata da san Pietro, di Bernardino Ciceri; la santa Concezione e il Padre Eterno, di Tommaso Gatti. Dalla soppressa chiesa di S.

Agata fu trasportata a S. Teodoro un'antica statua di legno dorato, la Vergine in trono fra due angeli. Pregevole anche il monumento di marmo, con iscrizione fiancheggiata da due putti, che il prevosto Curti, ancora vivo, eresse a sé stesso.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 05 Agosto 2024

![Basilica di San Michele - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Basilica_san_Michele/Banner.jpg)

## [ Basilica di San Michele ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/basilica-di-san-michele)

## Esplorando la Magnificenza: La Basilica di San Michele a Pavia

E’ il più insigne monumento dell’architettura lombarda in Lombardia.

Lo stile lombardo raggiunse in questa basilica il suo compimento, soprattutto per l’uso delle loggette praticabili che ne adornano l’abside e il frontone lungo la pendenza del tetto.

Non si hanno documenti circa la sua fondazione prima e la sua riedificazione. Si ha da Paolo Diacono che una chiesa di S. Michele Maggiore esisteva a Pavia din dalla seconda metà del secolo VII (661) ma l’odierna basilica a volta a che età appartiene? Il Ruskin crede l’odierno S. Michele quello del secolo VII, il Robolini e il Dartein del secolo X, il Cordero di S. Quintino e il Merkel del secolo XI.

Oggi prevale l’opinione del Cattaneo, il quale, dopo aver notato che il S. Michele non presenta nulla che sia anteriore al Mille, aggiunge Il progetto artistico che presentano le sculture di questa chiesa rispetto con quelle di S. Pietro in Ciel D’ oro, chiesa che fu consacrata nel 1136, mi persuadono a credere che il S. Michele di Pavia sorgesse appunto nel principio del secolo XII, e forse dopo il famoso terremoto del 1117, che abbattè tante chiese dall’alta Italia e provocò quindi tante ricostruzioni.”

L’esame artistico, osserva il Rivoira, dimostra l ‘età del S. Michele posteriore a quella della chiesa di Rivolta d’Adda (1088-99) e del S. Ambrogio di Milano (1088-1128): perché,oltre al riscontrarsi un organismo più sviluppato, palesa nelle rappresentazioni figurate un notevole progresso su quelle del Duomo di Modena (1099-1106). E’ anteriore di qualche anno alla chiesa di S. Pietro in Ciel D’Oro: come dimostra, se non altro, il confronto della figura d’arcangelo che sovrasta al portale di questa chiesa, con le figure consimili dei portali del S. Michele, o il confronto delle sculture animali dei capitelli delle due chiese.

Come risulta da documenti del Museo Civico, la chiesa fu risarcita e rifatta nel 1489 dal maestro Argentino de Candia, figlio di quel maestro Giacomo, che aveva con un suo fratello costruito nel 1487 l’odierna copertura centrale del S. Pietro in Ciel D’Oro. Nel S. Michele furono rifatte le volte centrali riparate le laterali; si lavorò ai contrafforti al coronamento della chiesa, al tiburio, al presbiterio, e alla tribuna, e si rafforzarono mediante chiavi di ferro le due botti del transetto: nei quali rimaneggiamenti fu adoperato il laterizio, mentre la precedente costruzione è in pietra calcare arenaria. “Nella sua veste originaria – scrive il Rivoira – Il San Michele, che è a croce completa con la crociata a bracci molto allungati, spartita in tre navi e nei matronei, da botti nei bracci della crociera e nel vasto presbiterio, da una scodella nella tribuna, da una cupola ottagona sostenuta da pennacchi lombardi a due riprese nel quadrato normale.” La cupola di S. Michele “ è il più antico modello di grande cupola lombarda di transetto completa e ingentilita, che si conservi tra noi e nei paesi d’ oltremonte”.

Fu restaurata questa basilica dal 1870 al 1875 per opera specialmente dell. S. Dell’ Acqua.

La facciata è spartita da lesene e cordonate cilindriche in tre parti, corrispondenti alle tre navi; ha al sommo una galleria di archetti rampanti, manca della cornice di coronamento; tra tutte le facciate delle chiese romaniche è la più ricca di decorazioni scultoree: vera visione apocalittica, come il Venturi la chiama, espressione di atroci paure, di sogni angosciosi e di trepide speranze. Le tre porte hanno gli stipiti e l’arco coperti di mostruose sculture: strani ornamenti, pesci a coda di serpe, sagittari, grifi, uomini e mostri in lotta. Al sommo dell’arco della porta maggiore, un arcangelo; al sommo dell’arco delle porte minori, le immagini di sant’ Ennodio e di san Nicolao: un arcangelo entro ciascuna lunetta delle tre porte.

![1911_Britannica-Architecture-San_Michele.png](https://spendiamo-a-pavia.it/images/1911_Britannica-Architecture-San_Michele.png)

Tra l’una e l’altra porta, nella parte inferiore del fronte, più zone decorate, disposte asimmetricamente: di questa dissimmetria le maestranze comacine si valsero come elemento decorativo, si potrebbe scrivere a lungo. Il Ruskin connetteva le rappresentazioni bestiali di questa facciata “con le abitudini del mangiare e del bere proprie del lombardo, e specialmente con la sua attitudine carnivora”! Chi le studiasse a una a una e tentasse poi classificarle troverebbe che alcune sono bibliche, altre realistiche e perfino oscene (immagini di vita domestica, scene di guerra, di caccia e di pesca, rappresentazione di mestieri, feste cittadine, trionfi), altre simboliche (motivi tolti a’ bestiari) o puramente ornamentali. Questa fauna mostruosa simboleggia la gran varietà del male; ma è anche un primo rozzo tentativo di riavvicinamento dell’arte all'anatema zzata natura. Il Dartein, pur ammirando quest’ arte ingegnosa, facile, abile dei nostri incolti maestri, che facevano da sé, dice che ha minor valore morale di quella che dei maestri che ornavano le chiese romaniche francesi di sapienti rappresentazioni suggerite dal clero.

Quest’ arte, egli dice, “parla all’immaginazione più che all’intelligenza e al sentimento religioso.”: il che, lungi dal parere un biasimo, suona per me lode, lode dell’arte vera, libera da ogni preoccupazione etica e religiosa.

La porta della facciata di settentrione si adorna di simili sculture; e nell’architrave ha due angeli sostenenti una medaglia che contiene l’immagine del Salvatore con le braccia aperte, fiancheggiata da due altre medaglie con le immagini dei santi Nicolao ed Ennodio; e nel timpano ha un angelo. La più bella ornata elegante porta è quella, murata, del lato meridionale: nel timpano è effigiato il Salvatore che porge con la destra una pergamena a San Pietro. D'un scultore posteriore, probabilmente della fine del secolo XII o del principio del seguente, è l'annunciazione, che si vede nello stesso fianco meridionale scolpita in marmo veronese.

Si son notate non so quali tracce di arianesimo in questa scultura, rappresentante La Vergine che guarda Gabriele, mentre un’ancella le sta seduta dinanzi. Dei capitelli dell’interno notevole è quello del quarto pilone della navata sinistra, raffigurante la morte del giusto.Nella nostra chiesa pajono al Rivoira “osservabili le basi dei sostegni, dove le appendici d’angolo offrono talora delle fogge di gusto archiacuto, quali non si videro oltralpe prima dell’apparire dello stile medesimo”.

Continuando a enumerare le più notevoli sculture di questa chiesa, indicheremo l’Altar Maggiore, il più antico che ci conservi a Pavia, scolpito in pietra nel 1383, pare da Giovannino De Grassi; nel cui lato anteriore si vede effigiato L’Arcangelo Michele tra i santi Eleucadio ed Ennodio. Presso la porta settentrionale, sopra il nuovo battistero, si vede un bassorilievo dipinto, non posteriore al secolo XI, rappresentante sant’ Ennodio. Presso questo battistero, eseguito nel 1851 su disegno dell’architetto pavese G.B Vergani , si serbano alcuni cimeli dell’antica basilica. Nella cappella del Crocifisso scolpito su lamina d’argento trovato nella cripta del monastero della Pusterla, e già creduto apparentemente alla pia Teodora, assegnato da alcuni al secolo VII, da altri al IX.

Nel vano della porta chiusa del braccio minore di destra , è da osservare un bel polittico di legno scolpito e dipinto, a cinque scomparti, dell’ultimo decennio del Quattrocento: rappresenta La Vergine col bambino nel centro. Ai lati Sant’ Agostino e Santa Barbara A, san Lorenzo e Santo Stefano Papa. Non ne conosciamo l’autore; ma sappiamo che in quel tempo operavano a pavia ottimi intagliatori, quali i Maino e i Bigarelli. Finalmente, nella cripta che sottostà alla tribuna (cripta con volte a crociera, e colonne dei ben conservati capitelli, alcuni lombardi, altri bizantini), è da notare l’elegante monumento di pietra eretto dal Collegio de’ notai nel 1491 in onore del beato Martino Salimbene (1380-1463): opera dal Meyer e dal Malaguzzi attribuita alla scuola dell’Amadeo. Nella cripta è serbato il tesoro di san Brizio, contenente antiche suppellettili liturgiche, non ancora studiate.

E ora veniamo alle pitture. Il pavimento della tribuna si adorna d’un litostrato del secolo XII, a tre colori, bianco rosso celeste, scoperto nel 1863, rappresentante la vita (Labirinto con Teseo lottante col Minotauro; David provocato da Golia), l’anno (sotto forma di re) e i mesi.

La basilica è adorna di affreschi, che vanno dal XIII al XVI. Presso la porta che dà sulla piazzetta Andreino d’Edesia, un affresco trecentesco: una massiccia Vergine col Bambino, in trono tra due santi, uno dei quali, quello di destra, con mitra e pastorale e pianeta, è forse Sant’ Ennodio.

Un altro avanzo d’ affresco, forse anteriore, si vede sul fronte della cripta, a sinistra di chi entra dalla porta principale: rappresenta un santo nimbato con un libro in mano, e una donna bionda, coronata e nimbata; figure piatte e senza rilievo, ma non prive di fascino. Il primo di questi affreschi è attribuito dal Moiraghi ad Andreino d’Edesia.

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Nell’ultimo quarto di secolo XV, quando fu restaurata, la chiesa fu decorata dai migliori pittori pavesi. Sulla sommità della cupola è affrescata l’immagine del Salvatore benedicente. Sulla volta maggiore si vede un affresco, che il Majocchi attribuisce a Giovanni e ad Agostino da Vaprio, rappresentante San Michele che corona un re. Assistito da sant’Eleucadio e Sant’ Ennodio; e nella semitappa dell’abside una soavissima incoronazione della vergine, che il Moraghi attribuì al Bergognone, e propriamente di Agostino da Montebello (discepolo e genero di Leonardo Vidolenghi che conosceremo nella chiesa del Carmine), che la dipinse nel 1491. Nel lato destro della cripta, un bello encausto del secolo XV: la Madonna del latte.

Magnifica la decorazione della volta della seconda campata di destra, ove son rappresentati i quattro dottori della Chiesa Latina (san Gregorio, sant’Ambrigiio, san Girolamo, sant’ Agostino) e i quattro Evangelisti per mezzo dei loro simboli (l’angelo, san Matteo; L’Aquila, san Giovanni; il leone, san Marco; il bue, san Luca).

L’affresco ha tale somiglianza col noto quadro del Louvre dei quattro Dottori, opera firmata e data dal pavese P.F. Sacchi (1516), che al Sacchi lo attribuirono il Moiraghi e il Magenta; ma il Majocchi ci vede la mano di Agostino da Vaprio, autore del trittico di S. Primo.

Notevoli i quadri del Moncalvo: martirio di santa Lucia, nella seconda cappella sinistra, e Maria col Bambino, san Sebastiano e san Rocco (1601), nel braccio destro di croce. Rammenterò da ultimo alcune opere di moderni pittori pavesi: La Vergine e san Siro di Pasquale Massacra (1846) nella cappella della Vergine e di san Siro, già affrescata da G.F. Romani (1608); e la decorazione delle volte di due campate, l’una di Paolo Barbotti (1866), il Genio reverente a Dio (Dante, Tommaso d’Aquino, Lanfranco da Pavia E Severino Boezio).

I vetri colorati del Bertini furono messi alle finestre nel 1861.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 05 Agosto 2024

![Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Chiesa%20dei%20Santi%20Giacomo%20e%20Filippo/Banner.jpg)

## [ Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/chiesa-dei-santi-giacomo-e-filippo)

## Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo a Pavia: Cosa Vedere

Questa chiesa barocca sostituì nel 1626 una chiesa del secolo XIV.

Il suo miglior ornamento è una lunetta su tavola., della fine del Quattrocento, posta di fronte all’organo. Rappresenta la Madonna che accoglie sotto il suo manto molti devoti biancovestiti e incappucciati; e si crede l’avanzo di una grande ancona di San Primo. La composizione è simile a quella dell’affresco già sovrastante alla porta della chiesa di S. Chiara , ora serbato nel civico museo.

Sull’ altare maggiore, L’ Assunzione della Vergine, di Stefano Montalto, al quale appartiene anche la Ss. Annunciata che sta a lato, mentre il quadro dell’altro lato, l’ adorazione dei Magi, è del forlivese Pietro Micheli, autore anche del san Vincenzo de Paoli dell’ultima cappella a sinistra.

Nella prima cappella a sinistra di chi entra , è da vedere un bizzarro altare barocco , con due colonne abbracciate da angeli, perché cadenti, e staccate dai capitelli e dalle basi. La pala dell’altare, i santi Antonio da Padova e Francesco, è di E. Acerbi.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 30 Luglio 2024

![Chiesa di Santa Maria delle Grazie - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Chiesa%20di%20Santa%20Maria%20delle%20Grazie/Banner.jpg)

## [ Chiesa di Santa Maria delle Grazie ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/chiesa-di-santa-maria-delle-grazie)

## Storia e Architettura della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Pavia

Questa chiesa, costruita nello stile dei Gesuiti, è l’opera d’un ignoto architetto, il cui piano fu modificato dal pittore e architetto pavese G B Tassinari. La prima pietra fu deposta il 5 agosto 1609 dal vescovo G B Biglia. Fu restaurata e abbellita dal vescovo Luigi Tosi nel 1824.

L’ interno è maestoso per molte colonne e bellissimi fregi di stucco. Vi si ammirano vivaci affreschi dei fratelli Giovanni Mauro e G Battista della Rovere, detti Fiammenghini. Negli angoli degli archi delle cappelle alcuni profeti (1629); in dodici piccoli comparti, fra le minori pilastrate altrettanti putti, che portano i simboli della Cantica, e tra le pilastrate maggiori sei storie della Vergine: L’ annunciazione, la visita a santa Elisabetta, la nascita di Cristo, a destra; la natività della Vergine, la presentazione al Tempio, lo sposalizio con san Giuseppe, a sinistra.

L’ultima di queste storie è firmata e data (1636), che si vede nel coro. L’altar maggiore fu sontuosamente costruito nel 1743 su disegno dell’architetto G A Veneroni e con lo scalpello di Giuseppe Ferrari. L’assunzione della Vergine sulla fronte dell’arco dell'altare maggiore è opera dei fratelli Stefano e Giuseppe Daneda di Treviglio (1641). L’effigie di santa Teresa (1625) è di G Cesare Procaccini; il transito di sant’Agostino è opera datata e firmata dal belga Everardo de Dort (1616). Nella seconda cappella a sinistra di chi entra, si vede una Vergine col Bambino, del 1578, che già adornava una cappelletta sulla strada che conduce a S. Pietro in Verzolo. E’ notevole la cappella funeraria del cardinale Agostino Riboldi.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 30 Luglio 2024

![Chiesa di San Luca - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Chiesa%20di%20San%20Luca/Banner.jpg)

## [ Chiesa di San Luca ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/chiesa-di-san-luca)

## Pavia: La Magnifica Chiesa di San Luca

Questa chiesa , dedicata a san Luca e alla santissima Trinità fu eretta nel 1586 nel luogo ove sorgeva un’antica chiesa dedicata a San Luca, rovinata nel 1506.

Il grande affresco del coro, la ss Trinità e le dodici figure di santi nelle nicchie opera del pavese G Fr Romani. L’altra Trinità con sotto alcuni pellegrini, sopra la porta maggiore , è di Giuseppe Crasta A C A Bianchi appartengono i due quadri delle due prime cappelle : la Vergine col Bambino e san Filippo Neri, e san Pietro che medica sant’Agata (1754).

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 30 Luglio 2024

![Ex Monastero di San Felice - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Ex%20Monastero%20di%20San%20Felice/Banner.jpg)

## [ Ex Monastero di San Felice ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/ex-monastero-di-san-felice)

## Visita l'Ex Monastero di San Felice a Pavia: Un Tesoro Storico

Questo monastero antichissimo, detto prima della Regina, per essere stata attribuita la fondazione ad Ansa, moglie del re Desiderio, e poi di S. Felice, per essere stato deposto nella sua chiesa il corpo di questo martire, fu soppresso nel 1786, e nel 1790 mutato in orfanotrofio.

Da un codice del 1490, che tra i manoscritti della biblioteca universitaria porta il n. 362 si rileva che tutto il monastero benedettino di S. Felice, nota per un suo quadro datato e firmato, che si conserva nella pinacoteca del civico museo. Un capitello del portico d’uno dei cortili dell’ odierno orfanotrofio femminile reca ancora questa iscrizione : D. Andriola de Barachis abbatissa fecit fieri 1500.

Sono notevoli , quantunque meno belle di quelle d’altri cortili pavesi, le decorazioni di terracotta degli archi di questo portico, e i tondi tra le arcate , che contenevano in affresco immagini di disegno, fanno pensare all'Amedeo. Nel refettorio si vedono ancora medaglioni di santi e sante e le tracce d’un presepio.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 29 Luglio 2024

![Chiesa di Santa Maria di Canepanova - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Chiesa%20di%20Santa%20Maria%20di%20Canepanova/Banner.jpg)

## [ Chiesa di Santa Maria di Canepanova ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/chiesa-di-santa-maria-di-canepanova)

## Cosa Vedere a Pavia: La Chiesa di Santa Maria di Canepanova

Questa chiesa, detta di Canepanova perché nell'altare maggiore vi si conserva l’immagine di Maria che in antico era dipinta sulla vicina casa della famiglia di Canepanova, fu eretta l’anno 1492 con offerte raccolte dai fedeli e col sussidio del duca Giovanni Galeazzo Sforza. Indipendentemente da una epigrafe, riprodotta da Malaspina, che attribuisce la chiesa a Bramante, e del disegno originale del Bramante conservato a S. Barnaba a Milano, Il Meyer rivendicò al grande architetto il disegno di questa chiesa, che è una derivazione della sacrestia di S. Satiro: un ottagono che si muta internamente e inferiormente in quadrato. Idea bramantesca è anche quella delle colonne che sorgono sul vuoto lasciato dagli archi del piano inferiore. E’ un vero capolavoro di Bramante, dice il Meyer, che non figura per deplorevole stato in cui è lasciato all’esterno e per la mancanza di una regolare facciata. Delizioso l’attiguo chiostro, più antico della chiesa, con mezze figure d’angeli preganti nei peducci delle arcate. Sotto il portico tracce di affreschi quattrocenteschi.

![Santa_Maria_di_Canepanova_Pavia_16.jpg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Santa_Maria_di_Canepanova_Pavia_16.jpg)L’interno è un piccolo museo d’arte settecentesca. Il bel lavoro di marmo scolpito, che chiuse l’antica immagine della Vergine , è del genovese Tomaso Orsolino. Le sibille dipinte negli angoli della cupola sovrastante l'altare maggiore sono di Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo. La maggior parte degli altri ornati a fresco appartiene a G B Longone da Monza. Il gran quadro centrale alla destra di chi entra, la nascita di Cristo, è opera del Moncalvo. Singolarmente notabili gli otto quadri , ornanti a due a due i quattro angoli della sezione inferiore del tempio. I due primi quadri alla destra di chi entra, Giaele che uccide Sisara e Abigaille che porge i suoi doni a David, furono dipinti dal Moncalvo, a cui appartengono anche i graziosi putti a fresco che ornano la parte superiore di questi e degli altri sei quadri. I due quadri che seguono, Giuditta che uccide Oloferne, Ester che cade svenuta davanti al trono di re Assuero, sono di Alessandro Tiarini, uno dei maggiori bolognesi del seicento. Seguono i due quadri di G Cesare Procaccini, Debora la profetessa e Rachele; gli ultimi due di Camillo Procaccini, Rachele alla fonte e gli ebrei che si avviano alla terra promessa. Sull’altare a destra del maggiore, un San Francesco tra i santi Luigi IX ed Elisabetta regina, del Volonterio.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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[ ![Santa_Maria_di_Canepanova_Pavia_05_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Santa_Maria_di_Canepanova_Pavia_05_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Santa_Maria_di_Canepanova_Pavia_05_original.jpg)

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[ ![Santa_Maria_di_Canepanova_Pavia_07_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Santa_Maria_di_Canepanova_Pavia_07_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Santa_Maria_di_Canepanova_Pavia_07_original.jpg)

[ ![Santa_Maria_di_Canepanova_Pavia_08_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Santa_Maria_di_Canepanova_Pavia_08_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Santa_Maria_di_Canepanova_Pavia_08_original.jpg)

[ ![Santa_Maria_di_Canepanova_Pavia_11_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Santa_Maria_di_Canepanova_Pavia_11_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Santa_Maria_di_Canepanova_Pavia_11_original.jpg)

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 29 Luglio 2024

![Il Monastero Della Pusterla - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Monastero%20Della%20Pusterla/Banner.jpg)

## [ Il Monastero Della Pusterla ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/il-monastero-della-pusterla)

## Pavia: Esplora il Monastero della Pusterla

Questo monumento antichissimo, detto già di Teodote dal nome di una donzella che il re Cuniperto vi chiuse nel 668, dopo averla disonorata; detto poi della Pusterla dopo il secolo XI, dal nome d’una vicina piccola porta della città; fu soppresso nel 1798, e poi fu rifabbricato a uso del nuovo seminario vescovile, che vi fu allogato nel 1867.

Il vasto cortile è circondato da un portico adorno negli archi di terrecotte eseguite su modelli dell’Amadeo, e di affreschi di Bernardino de Rossi alle pareti. Le snelle colonne, le arcate slanciate e ariose più di quelle della Certosa , le mezze figure di monaci preganti, i morbidi angioletti svolazzanti fanno di questo chiostro una delle più deliziose opere del rinascimento pavese. Quanto agli affreschi, assai ben conservato è quello del lato di mezzodì, firmato e datato (1491), corretto di forme e vivace di colorito rappresentante la Vergine col Bambino, san Benedetto e i committenti. Ne riferiamo l’iscrizione, che va deperendo, perché si ricordi: Hoc opus fecit Antonius de Puteo de anno MCCCCLXXXXXI Bernardinus de Rubeis pinxit.

Gli affreschi del lato di oriente l’annunzio a Gesù della morte di Lazzaro e lo zoppo risanato da san Pietro e san Giovanni, dovevano essere tra le più nobili opere di Bernardino, ma sono mirabilmente deperiti. Nel 1913 furono scoperti affreschi decorativi degli archi, dei sottarchi e delle pareti.

Il refettorio ha una serie di capitelli impostati a sorreggere le sue volte, perfettamente identici a quelli del chiostro di S. Lanfranco e contrassegnati dalla stessa data (1467): evidentemente i capitelli di S. Lanfranco furono qui ripetuti a risparmio di nuove forme. La biblioteca ha una porta riccamente decorata in terracotta.

Bellissimo l’oratorietto a croce greca con quattro cupole racchiudenti la cupola centrale. Il Calvi lo attribuisce a Dolcebuono, che avrebbe riprodotto il Duomo a un decimo di grandezza; il Moiraghi lo dà a Giovanni Pessina; il Pungileoni , assai discutibilmente, al Bramante. L’interno dell’oratorio è tutto coperto di numerosi affreschi, mirabilmente conservati, dallo stesso Calvi attribuiti a Bernardino de Rossi, il quale, per altro, dovette valersi in quest’opera della mano di alcuni scolari, che a gara dipinsero angioli, santi, profeti, vergini, martiri, i quattro evangelisti, i quattro dottori, e le storie del Cristo in Vergine. Nella cripta di qeust’oratorio c’è un pozzo dove fu tratto il prezioso crocifisso d’argento, ora a S. Michele , che la tradizione dice appartenuto alla pia Teodote.

La chiesetta del seminario , eretta nel 1604, dedicata originariamente alla Vergine e , dal 1867, a sant’Andrea, ha le pareti adorne di affreschi barocchi, e di begli stucchi. L’affresco della parete di destra è di Luigi Scaramuccia,detto il perugino (1616 – 1689), e rappresenta il Crocifisso, in chiaroscuro, e un gruppo di sante, tra le quali è forse Teodote; quello della parte di sinistra è di F Abbiati, e rappresenta san Benedetto e probabilmente Teodote, che offre al santo il modello della chiesa e del monastero.

Presso l’ingresso di questa chiesetta si vede un ricordo marmoreo (1848) del vescovo Luigi Tosi, benefattore del seminario e amico di Alessandro Manzoni.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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[ ![San_michele_pusterla_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/San_michele_pusterla_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/San_michele_pusterla_original.jpg)

[ ![Santa_maria_tedote2_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Santa_maria_tedote2_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Santa_maria_tedote2_original.jpg)

[ ![Santa_maria_teodote_upscayl_4x_realesrgan-x4plus_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Santa_maria_teodote_upscayl_4x_realesrgan-x4plus_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Santa_maria_teodote_upscayl_4x_realesrgan-x4plus_original.jpg)

[ ![Seminario3_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Seminario3_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Seminario3_original.jpg)

[ ![800px-Pavia_San_Salvatore_in_Santa_Maria_Teodote_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/800px-Pavia_San_Salvatore_in_Santa_Maria_Teodote_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/800px-Pavia_San_Salvatore_in_Santa_Maria_Teodote_original.jpg)

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 29 Luglio 2024

![Basilica del Santissimo Salvatore - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Basilica%20del%20Santissimo%20Salvatore/Banner.jpg)

## [ Basilica del Santissimo Salvatore ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/basilica-del-santissimo-salvatore)

## Basilica del Santissimo Salvatore a Pavia: Un Viaggio nel Tempo

La eresse Ariberto, re dei longobardi, verso la metà del secolo VII; circa il 962 Adelaide, la moglie di Ottone I di Germania, ampliò la chiesa e vi aggiunse un magnifico monastero per benedettini, che fu governato dall’abate cluniacense Majolo.

Nel 1448 il monastero fu aggregato alla congregazione dei padri di Santa Giustina da Padova : si pensò allora a rifabbricare , e in quell’anno si commise a Marco da Binasco l’allestimento degli stalli del coro. Nel 1467 la ricostruzione doveva essere terminata : questa data si legge sull’architrave della porta di pietra che metteva alla sala del Capitolo.; porta che ora si conserva nel cortile del museo civico. Il chiostro cistercense è oggi la caserma del genio militare.

Superbamente decorato è il tempio con dorature, grottesche, fregi, tondi con immagini di angeli, santi, profeti, dottori. Sappiamo che gli affreschi delle volte e delle principali cappelle erano terminati verso il 1507.

L’altar maggiore di pietra scolpita e dorata è opera firmata e datata di Antonio da Novaria (1504). Ultimamente è tornata agli usi del culto l’elegante sagrestia.

Gli affreschi più interessanti sono quelli della prima cappella a sinistra (storie di san Majolo abate), quelli della quarta cappella (storie di sant’Antonio), e finalmente quelli della cappella di sfondo della navata di sinistra (storie di San Benedetto), meno felici questi ultimi dei precedenti. La decorazione di questa chiesa pare al Malaguzzi affine a quella di S. Maria delle Grazie a Milano dovuta ai maestri di Treviglio Butinone e Zenale.

Gli affreschi della cappella di san Majolo (costruita dopo il 1507), che sono i migliori, furono del Magenta attribuiti a Bernardino Lanzani da S. Colombano, ebbe parte alla decorazione del Salvatore.

Il quadro sulla porta principale, rappresentante la regina Adelaide che accoglie i figli d’un principe, è di Tomaso Gatti (1693); il san Mauro abate della quinta cappella a destra è di B Ciceri; e i due quadri laterali , che rappresentano due miracoli del santo, sono di Filippo Abbiati pittor milanese, oriundo di Voghera (m 1715); regina Adelaide e Totila inginocchiato ai piedi di san Benedetto, di C Sacchi; il santo che illumina un cieco, del primo altare a sinistra , G B Tassinari (1610).

Sulla parete di sinistra è da osservare una grande pergamena commemorativa della riapertura della chiesa al culto, opera del compianto Silvestro Provini, uno dei migliori miniatori contemporanei.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 27 Luglio 2024

![Ex Chiesa di San Tommaso - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Ex%20Chiesa%20di%20San%20Tommaso/Banner.jpg)

## [ Ex Chiesa di San Tommaso ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/ex-chiesa-di-san-tommaso)

## Esplora l'Ex Chiesa di San Tommaso a Pavia: Un Gioiello Medievale

Recentemente fu minacciata la demolizione degli avanzi della ex-chiesa di S. Tomaso per costruire sull'area un politeama. A Pavia c'è molto da demolire: ma non si scelgano proprio gli avanzi dei più belli edifici che hanno la loro gloria nel passato!

La chiesa e l'annesso convento domenicano, costruiti dal 1320 al 1478 sull'area d'una chiesa e d' un convento benedettino, furono distrutti dall'architetto Giuseppe Piermarini, riedificazione della Università di Pavia: furono distrutti per alloggiarvi il Seminario Generale di Lombardia, fondato da Giuseppe II. Soppresso il seminario del 1791, il convento fu ridotto a caserma. Ma della chiesa (ricchissima già di preziose opere d’arte) restano ancora lo scheletro, se no togli la nave destra, e mirabili fregio di terracotta, sufficienti a ridarci la visione della sua austera bellezza.

Restino dunque, accanto alla bella chiesa francescana di S. Francesco, gli avanzi della bella chiesa domenicana di S. Tomaso, testimonio della fede e dell’arte dei nostri padri.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 27 Luglio 2024

![Chiesa di San Francesco - Spendiamo a pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Chiesa%20di%20San%20Francesco/Banner.jpg)

## [ Chiesa di San Francesco ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/chiesa-di-san-francesco)

## Chiesa di San Francesco a Pavia: Guida Completa alla Storia e Architettura

San Francesco, se dobbiamo credere al Bossi, venne anche a Pavia a far sentire la sua voce di carità e d'amore; e di lui si vede in S. Teodoro, come abbiamo detto, un'antica immagine. Due anni dopo la morte del santo (1228), quando la città era straziata dalle fazioni, fu iniziata, augurio e arra di pace, questa chiesa, che fu compita l'anno 1298. E una chiesa costruita di terracotta, in stile di transizione dal lombardo al gotico: l'arco tondo vi si sposa all'arco acuto. Disgraziatamente solo l'esterno e il campanile conservano le forme primitive: la semplice ed elegante facciata, adorna di bella ampia trifora, è deturpata nella parte inferiore, privata dell'originario portale archiacuto. L'attiguo convento, fondato verso il 1300, di struttura quadrangolare con tre chiostri, serve oggi di caserma di fanteria.

L'interno della chiesa fu tutto rinnovato dal 1739 in poi, gli archi acuti furono mutati in rotondi; le agili colonne di pietra vista furono coperte di scagliola; l'organo prese il posto dell'abside. Notevolissimo, del resto, è quest'organo, costruito nel 1866 dai pavesi Giacomo e Luigi Lingiardi, perfezionatori dell'arte degli organi, che essi seppero far somigliare a piena orchestra.

Il coro, i cui dorsali hanno specchi ornati con bizzarre prospettive o paesaggi, è opera del 1484 dei fratelli Giovanni Pietro e Giovanni Ambrogio de Donati di Milano. L’ultima cappella a sinistra, la cappella della Vergine (1711-50), disegnata da Antonio Longoni, è sfarzosa di marmi e di bronzi dorati, e ha nella volta e nei pennacchi della cupola affreschi (l'assunzione della Vergine, san Matteo, Salomone, Mosè, Osea) di P. A. Magatti, smagliante decoratore, e sull'altare un quadro

(Immacolata) attribuito a B. Ciceri. La vasta tela sulla porta di fronte alla cappella dell'Immacolata (L'istituzione della religione francescana) è di Francesco Barbieri.

Altre pitture notevoli di questa chiesa: nella prima cappella di destra, il martirio di san Bartolomeo, di G. B.

Tassinari pavese (1613); nella quinta cappella, san Matteo con un angelo, di Bernardino Campi; nella sesta cappella, santa Caterina, di C. Procaccini, e un trittico, attribuito dal Magenta alla scuola del Bergognone, rappresentante da un lato san Francesco con una monaca (la fondatrice della cappella), dall'altro un santo con le mani giunte, in mezzo il Cristo in ginocchio dinanzi a Maria; nella navata minore a sinistra, il battesimo di san Marco del Magatti.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 27 Luglio 2024

![Chiesa di San Giovanni Domnarum - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Chiesa%20di%20San%20Giovanni%20Domnarum/Banner.jpg)

## [ Chiesa di San Giovanni Domnarum ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/chiesa-di-san-giovanni-domnarum)

## San Giovanni Domnarum a Pavia: Arte e Spiritualità

Sorse, a dire dei Sacchi, nel luogo stesso ove esisteva un antico tempio dedicato a san Giovanni, eretto da san

Damiano, vescovo di Pavia, tra il 681 e il 710. Era il battistero per le donne, mentre S. Giovanni al Fonte era il battistero per gli uomini. Ma le parti più antiche visibili, il campanile, la facciata col bel rosone, appartengono ai secoli XII-XIV (?). La chiesa fu quasi interamente rifabbricata nel 16II.

L'affresco nell'alto del coro, rappresentante il Padre Eterno, fu eseguito da Federico Faruffini. Sopra la porta si vede un dipinto rappresentante san Giovanni Battista nella parte superiore, e nella inferiore san Giovanni evangelista, che consegna la pianta di questa chiesa alla regina Teodolinda, che da Paolo Diacono ne è detta fondatrice. Dei quadri sono da rammentare quello di G. Crastuna, rappresentante in alto il Padre Eterno e Maria Vergine, in basso sant'Ignazio e san Luigi Gonzaga, e il quadro di san Biagio di G. B. Tassinari (1613).

La cripta, preceduta da un atrio, cui conducono due scale laterali della chiesa, venne aperta nel 1914, e vi si cominciò a officiare nel 1916. Sorretta da quattro colonne frammentarie e da due enormi piloni, si adorna di affreschi, già ricoperti da calcio dei secoli x-xi, rappresentanti i santi Siro, Invenzio, Gregorio Magno e altri; d'una cortina che correva lungo le pareti, e d'al. freschi più tardi, dei secoli XIV e XV (uno reca la data 1365 0 1366) con la ripetuta figura di san Biagio, ivi veneratissimo nel medioevo. Quando si facevano i lavori di restauro (l'altare basilicale e il pavimento sono dono della famiglia Toscani) si scoprì in un pilone murario un recipiente di terracotta, ripieno di monete del secolo XI.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 25 Luglio 2024

![Chiesa di San Lazzaro - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Chiesa%20di%20San%20Lazzaro/Banner.jpg)

## [ Chiesa di San Lazzaro ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/chiesa-di-san-lazzaro)

## Chiesa di San Lazzaro a Pavia: Una Visita Imperdibile

Fu eretta insieme in un ospizio per lebbrosi nel 1157 da Gislenzone Salimbene. All’ esterno è assai ben conservata: ma, circondata com'è da pagliai e rustici edifici, male si può ammirare. E’ poco nota ; ma non la dimenticò il Dartein, che vede in essa “l’’edificio pavese di stile lombardo dove l’impiego del laterizio appare nell’insieme al suo più alto grado di perfezione e di completezza” e, ancora : “il punto di partenza della tecnica e della brillante decorazione che conferiscono tanto prestigio alle costruzioni in terra cotta edificata in Lombardia nei secoli seguenti.”.

Le più antiche chiese lombarde sono di pietra arenaria: poi alla pietra si alterna la terracotta; quando questa si è perfezionata. Divenuta salda e compatta come pietra, si sostituisce del tutto alla pietra. Da allora in poi gli edifici pavesi non si costruiscono di pietra, il cui trasporto dalle cave lontane costa troppo, ma di argilla, che abbandona nella valle padana.

Entro la lunetta sopra la porta si vede un'antica immagine di vescovo benedicente.

Moiraghi vide trasparire qua e là sotto la calce dell'interno, da noi non visto, tracce di affreschi di, che attribuì a Giovanni da Senago, contemporaneo e Vidolenghi, Con restauri dovuti alla R. Soprintendenza si sta provvedendo alla conservazione dell'importante chiesetta.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 25 Luglio 2024

![Chiesa di Santa Maria in Betlem - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Chiesa%20di%20Santa%20Maria%20in%20Betlem/Banner.jpg)

## [ Chiesa di Santa Maria in Betlem ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/chiesa-di-santa-maria-in-betlem)

## Esplora la Chiesa di Santa Maria in Betlem a Pavia

Sorse contemporaneamente, forse, all’ istituzione dell’ospedale di Betlem, poco prima del 1132. L’ interno fu tutto trasformato nel 1735 o 1739 e nel 1810. Dell’ antica costruzione restano la cupola ottagonale e la facciata , adorna d’un bel portale scolpito.

La volta della prima cappella a sinistra fu dipinta nel 1815 da Paolo Barbotti; la seconda cappella ha un quadro del pavese Emilio De Amenti (1868), rappresentante la Trinità in alto, e in basso i santi Zenone e Biagio vescovi, san Rocco e un puttino.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 25 Luglio 2024

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