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title: 'MONUMENTI PAVIA E PROVINCIA - Spendiamo a Pavia - Risultati da #20'
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![Santa Maria del Carmine - Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Carmine_Chiesa/Banner.jpg)

## [ Santa Maria del Carmine ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/santa-maria-del-carmine)

## Scopri la Meraviglia Artistica di Santa Maria del Carmine a Pavia

Questa che è la più bella chiesa di Pavia, fu cominciata, pare, nel 1390. Jacob la chiama “regina delle costruzioni lombarde in istile di transizione con mescolanza di stile gotico.”: transizione di intende, dallo stile gotico al lombardo del Quattrocento, o lombardesco. Tutta costruita in terracotta, quasi intatta all’esterno e all’ interno, prova che il mattone di buona fabbricazione può durare, come dice il Lose, più di certe qualità di pietra. Non se ne conosce l’autore : il Magenta pensa, non so con quale fondamento a Bernardo da Venezia.

![MZK_05_-_1860_Reisenotizen_Italien_Fig_029_Pavia_San_Marina_de_Carmine_-_San_Pantaleone_-_Grundriss.jpg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/MZK_05_-_1860_Reisenotizen_Italien_Fig_029_Pavia_San_Marina_de_Carmine_-_San_Pantaleone_-_Grundriss.jpg)

La facciata (che non ha , a dir vero, lo slancio proprio dello stile gotico, ma somiglia piuttosto, tolti i particolari decorativi, alla basse e gravi facciate delle chiese romaniche di Pavia) è divisa da sei pilastri, culminanti in graziose aguglie, in cinque campate verticali, nelle quali si aprono tre porte; ed è terminata da un ricchissimo cornicione. Sopra le tre porte, quattro ampie bifore a sesto acuto; nel mezzo della campata centrale si apre un magnifico rosone. Le statuette di Maria e dell’ angelo Gabriele nelle due nicchie laterali al rosone si direbbero modellate, secondo il Meyer, dallo Amodeo.

E dell'Amadeo crede il Meyer il modello dei puttini dalla corta camicia che ornano le due portine laterali: essi infatti provengono dalle demolizioni di parte dei chiostri di S. Lanfranco e della Pusterla. I bassorilievi di plastica colorata sopra le porte della facciata (l’ Annunciazione sulla porta maggiore, san Pietro e san Paolo sulle laterali) sono opera del 1834 di Luigi Marchesi.

Quelle tre porte furono rifatte su disegno di un altro Marchesi Giuseppe, professore di architettura nell’ Università di Pavia.

I Fianchi della chiesa sono muniti di contrafforti quadrati e robusti, che terminano al tetto. A mezzodì della chiesa , si slancia verso il cielo l’agile campanile (1440-50), il più bello ed elegante dei campanili pavesi, adorno di colonnine di marmo bianco, che variano bellamente il colore della terracotta. L’ attiguo chiostro carmelitano è ora occupato dal regio Istituto Tecnico.

L’interno, nel quale regna una mistica penombra, anticamente aveva cinque navate, divenute tre, quando alle ultime due navate laterali di sostituirono due file di cappelle, separate dalle navate superstiti da eleganti cancelli. Nel santuario si vede un’ elegante edicoletta gotica del 1449. L’organo della chiesa è il primo costruito dai fratelli Lingiardi (1836), che dovevano poi dare il loro capolavoro alla chiesa di S. Francesco. Il pulpito fu eseguito nel 1879 dall’ intagliatore milanese G.B. Carpani, su disegno di Luigi Gaffuri. La sacrestia (1576) ha la facciata adorna di stucchi barocchi.

![Chiesa_Carmine_Pavia.jpg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Chiesa_Carmine_Pavia.jpg)

Questa chiesa è (ma più era una volta) ricca di insigni pitture. Vincenzo Foppa vi dipinse nel 1462 l'ormai distrutta cappella di san Bernardino. Resta bensì nella terza colonna a destra, di fronte alla cappella che fu già di san Bernardino, un affresco, che il Moiraghi attribuì al Foppa, rappresentante un santo eremita nel deserto, nudo e ritto in piedi, con un rosario nelle mani: e certo tutto indegna dell’arte del rinnovatore della pittura lombarda del Quattrocento. L’anno dopo (1463) Leonardo Vidolenghi da Marzano ornò le colonne e i pilastri di questo tempio di affreschi, alcuni dei quali rimangono, prezioso documento della scuola pittorica pavese. Essi sono quello dell’ultima colonna a sinistra della nave maggiore (la vergine in trono tra san Lucio e santa Lucia, e un giovane inginocchiato), quello della colonna di fronte a questa (il Crocifisso, la Vergine, san Giovanni evangelista, e a’ loro piedi die coniugi), e quello della penultima colonna di destra (Pietà, con fondo di Paese). Sulla seconda colonna a sinistra di chi entra per la porta maggiore, si vede una Pietà del 1513 affresco chiuso in una cornice di legno. L'affresco a destra di chi entra dalla porta maggiore è una bella Madonna col Bambino, tra i santi Antonio e Paolo, opera di un maestro pavese dei primi del Cinquecento. A una parete del braccio laterale di destra, un affresco in un quadro: la Vergine col Bambino (secolo Xv).

A una parete del braccio laterale di sinistra è appesa una gran tavola, che rappresenta Gesù vitto in predi sur un piedestallo tra la Madonna, sant'Anna, san Giovanni e sán Giuseppe e, nella predella, due santi carmelitani, la nascita della Vergine e la visita di Maria a Elisabetta: opera firmata e datata (ISIS) di Bernardino Lanzani da S. Colombano, più noto e più valente come affrescante. Notevole il trittico che si vede nell'ultima cappella a destra di chi entra (la Vergine tra sant'Agostino e san Ambrogio; in alto, l'Annunciazione e la Pietà), attribuito dal Magenta a Bernardino da Cotignola, del quale esisteva in questa chiesa l'ancona di san Sebastiano, che il Lanzi vide e descrisse. Di fronte c'è un notevole altare gotico, le cui statue e il pallio sono altrettanti reliquiari, dono del papa Pio X.

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Sarebbe troppo lungo enumerare le pitture, del resto mediocri, dei pavesi M. A. Pellini, Tomaso Gatti, P:A: Barbieri Carlo Sacchi, G.B. e Bernardino Ciceri.Ma non passiamo dimentica e le pitture del Moncalvo nella sta cappella di destra (cappella di sant Anna) co un quadro rappresentante la titolare e nel fondo i vari modi di lavorare la lana; dello stesso Moncalvo santa Teresa frecciata da un angelo nella quarta cappella di sinistra; nella cappella seguente, san Bernardino da Feltre che distribuisce il pane ai poveri (1859), uno dei capolavori di Federico Faruffini ; e finalmente nella cappella di sant’ Antonio a destra dell’altar maggiore, alcuni dei primi lavori di Pasquale Massacra , due storie di sant’Agostino nel deserto delle lunette, e la statua di gesso del santo, sull’altare. L’ultima cappella della fila di sinistra fu affrescata da L. Morgari.

Nel corridoio che conduce alla sacrestia, si ammira il lavabo con pilastrini adomi di fregi e , nella parte superiore, l'incoronazione della Vergine: opera di G.A. Amadeo. Il Meyer la crede una delle più fini opere della giovinezza del grande scultore pavese; Malaguzzi, che, mentre attribuisce al periodo giovanile dell’attività dell’ Amedeo, anteriore al 1470, l’ incorniciatura a pilastri, delicatamente ornati, che regge la classica trabeazione del lavabo, vede nell’ elegante arca dell’acqua e nel nobile gruppo che la sormonta, il Redentore che incorona la Vergine, uno degli ultimi esempi dell’ultima maniera dell’ Amadeo, più vicina alla maestà cinquecentesca che l'ingenua grazia del 400.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 05 Agosto 2024

![Basilica di San Teodoro - Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Basilica_San_Teodoro/Banner.jpg)

## [ Basilica di San Teodoro ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/basilica-di-san-teodoro)

## Scopri l'Eleganza Architettonica della Basilica di San Teodoro a Pavia

Fin dai tempi si onorò san Teodoro (che fu vescovo di Pavia dal 735 al 778) nella cripta della chiesa di S. Agnese, la quale poi ebbe il nome di S. Teodoro. Sorta forse nel secolo VII, se non già nel VII, sotto la denominazione di S. Agnese, questa chiesa cambiò il nome in quello di S. Teodor non più tardi del secolo IX. Questa è la storia della chiesa, secondo il Perlini. Ma noi sappiamo che tutte le chiese di Pavia furono riedificate dopo il Mille, probabilmente dopo il terremoto del 1117: né sappiamo prestar fede ai Sacchi, i quali studiando l’architettura usata in Italia nei secoli VI e VIII, videro in S.Teodoro. come in altri monumenti pavesi, un’opera del secolo VIII. Né riesce il Lose a dimostrare che S.Teodoro è uno dei più antichi esempi (propriamente del secolo XI) di quel suo fantastico stile bizantino-lombardo.

L’ultima parola, finora, mi pare l’abbia detta il Dartein, che ritiene la costruzione di S. Teodoro più recente di quella di S. Michele e di S. Pietro in Ciel D’oro. Le osservazioni ch’egli fa sulla disposizione della chiesa e specialmente della cripta (la quale occupa tutta l’estensione del transetto e delle absidi: disposizione unica in tutte le chiese lombarde di Pavia, e che il S. Teodoro ha comune col Duomo di Parma) e delle volte, sulla forma e qualità dei mattoni, lo conducono alla conclusione che questa chiesa appartenga al periodo finale dello stile lombardo, vale a dire alla metà o alla seconda metà del secolo XII. Le tre navate, come S. Pietro in Ciel D’Oro, terminano con tre absidi. L’ elegante cupola anticipa i tiburi delle chiese lombardesche del Quattrocento: è sovrapposta a essa una cupola simile più piccola, a cui nel secolo XVI fu sovrapposto un cupolino. Il campanile è della fine del secolo XVI.

Per merito del DOtt. C. Zuradelli, cominciò nel 1887 il restauro di questa basilica: ma soltanto nel 1904 gravi lesioni manifestatesi nella parte meridionale del tempio determinarono il cominciamento dei lavori d’un restauro sistematico, eseguito sotto la direzione dell’ Ufficio regionale per la conservazione dei documenti, e felicemente compiuto nel maggio 1909. Ora questa basilica, piccola, e pur maestosa, ripristinata nelle forme originarie, di una semplicità decorosa e gentile, è, dopo S. Michele e S. Pietro in Ciel D’Oro, la più bella chiesa di stile lombardo che Pavia possegga; ma la bellezza varietà e ricchezza dei suoi affreschi è senza confronti in questa città.

![San_teodoro_cripta_pavia.jpg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/San_teodoro_cripta_pavia.jpg)

Nei recenti restauri alla chiesa furono scoperti, sulla fronte della cripta e sulle colonne, notevoli affreschi, che sono il più cospicuo saggio di pittura antica che sia a Pavia. Quasi tutti questi affreschi sono sovrapposti, tanto da costituire veri e propri palinsesti, ad affreschi anteriori.Alcune di queste figure sono la riproduzione di tipi tradizionali; ma qualche rara volta l’artista non riproduce un tipo, incarna la sua visione come nel Cristo a fianco della seconda porticina, nel quale, se è bizantineggiante l’occhio sbarrato, è romaneggiante la gravità del corpo maestosamente avvolto nella toga; come nella maestosa Vergine in trono, che ha alla sua sinistra la soave figura di San Giovanni Evangelista. Sotto questo affresco, un altro se ne vede, rappresentante san Francesco (m.1226) e santa Chiara (m. 1253) inginocchiati.

Questi affreschi , la cui età va dalla seconda metà del secolo alla seconda metà del secolo XIII, debbono essere opera di vari artisti, forse locali, che ripetono, intraprendendo qualche volta con una certa libertà, modelli bizantini. Tutta la parete del coro a destra dell'altar maggiore è adorna di affreschi rappresentanti i fatti della vita di sant'Agnese vergine e martire; la parete a sinistra, di affreschi rappresentanti i fatti della vita di san Teodoro. Ogni quadro ha la leggenda, o indicazione del soggetto.

I primi furono dal Magenta attribuiti al Bramantino; i secondi dal Cavalcaselle a Lor. Fasolo; gli uni e gli altri sono invece opera di Bernardino Lanzani da S. Colom-bano, che li eseguì dal 1514 al 1524 per commissione del prevosto G. L. Curti. Per commissione dello stesso, il

Lanzani dipinse nella cappella di santa Maria Maddalena un affresco rappresentante il Salvatore in trono fra la Maddalena e san Brizio vescovo di Tours: di questo affresco resta il disegno che ne trasse il Ferreri (1829) e la patetica testa del Redentore.

![San_teodoro1.jpg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/San_teodoro1.jpg)

Sotto le storie di san Teodoro, un più antico af sco, Che rappresenta a Pavia quel momento della pira lombarda che, all'inizio Quattrocento, pisanellegga masolineggia con Michel da Besozzo o da Pavia e gli Zavattari. E una specie fascia, simulante un arazzo . che si estende a tutta la parte ov'è ritratta una Offerta Paratico dei pescatori, che aveva per suo patrono san Teodoro. La rappresentazione, già illustrata dal Pavesi, è importante anche per la storia del costume.

Alla sinistra di chi entra in chiesa dalla porta maggiore, si presenta la Veduta di Pavia, la più antica che si conosca.

Forse lo stesso Bernardino Lanzani dipinse questo affresco, che rappresenta la città a volo d'uccello, difesa dai santi Siro, Teodoro e Agostino, che dall'alto, circondati da angeli, vigilano alla sua difesa durante l'assedio del 1522. La città è vista dalla riva destra del Ticino: è irta di torri e scorrazzata da gruppi armati. Sulle sponde del fiume rallegrano la scena vari gruppi di lavandaie.

Barche e galeoni salpano le acque, mentre sant' Antonio benedice il sobborgo dei navicellai. Il ponte, i quattro torrioni del castello visconteo, le mura senza baluardi, ma seminati di torri, ci fanno vedere (dice il Moiraghi) la patria dei Beccaria e dei Langosco, la Pavia dei Visconti e degli Sforza, la città celebrata dall'Anonimo Ticinese e da Giacomo Gualla, dal Petrarca e dal Piccolo-mini.

Oltre agli affreschi, la chiesa possiede altre notevoli opere d'arte: una statua di marmo dipinta, ora nella cripta, raffigurante san Teodoro, non antica quanto il san Siro della basilica di S. Gervaso o il sant'Ennodio della basilica di S. Michele, ma d'età non posteriore al secolo xIv; una cassetta di legno, o reliquiario, coperta di lamine d'ottone, istoriata di pavoni, cavalli barbati o cavalcati da l'aquila, lepri inseguite da cani, fiori e foglie (secolo xI.); i cinque quadretti (quattro dei quali furono incisi dal Ferreri) che servono di pallio all'altar - maggiore, e rappresentano storie di san Teodoro, ritenuti lavori di Perin del Vaga; e, finalmente, nella sacrestia, un trittico del 1513 (di Bernardino Lanzani?) rappresentante, in mezzo, l'Ascensione di Cristo, e ai lati, internamente san Teodoro e san Siro, esternamente sant'Agnese e sant Agostino; l'adorazione de Magi del pavese Carlo Sacchi; sant'Agata in carcere visitata da san Pietro, di Bernardino Ciceri; la santa Concezione e il Padre Eterno, di Tommaso Gatti. Dalla soppressa chiesa di S.

Agata fu trasportata a S. Teodoro un'antica statua di legno dorato, la Vergine in trono fra due angeli. Pregevole anche il monumento di marmo, con iscrizione fiancheggiata da due putti, che il prevosto Curti, ancora vivo, eresse a sé stesso.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Pubblicato: 05 Agosto 2024

![Basilica di San Michele - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Basilica_san_Michele/Banner.jpg)

## [ Basilica di San Michele ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/basilica-di-san-michele)

## Esplorando la Magnificenza: La Basilica di San Michele a Pavia

E’ il più insigne monumento dell’architettura lombarda in Lombardia.

Lo stile lombardo raggiunse in questa basilica il suo compimento, soprattutto per l’uso delle loggette praticabili che ne adornano l’abside e il frontone lungo la pendenza del tetto.

Non si hanno documenti circa la sua fondazione prima e la sua riedificazione. Si ha da Paolo Diacono che una chiesa di S. Michele Maggiore esisteva a Pavia din dalla seconda metà del secolo VII (661) ma l’odierna basilica a volta a che età appartiene? Il Ruskin crede l’odierno S. Michele quello del secolo VII, il Robolini e il Dartein del secolo X, il Cordero di S. Quintino e il Merkel del secolo XI.

Oggi prevale l’opinione del Cattaneo, il quale, dopo aver notato che il S. Michele non presenta nulla che sia anteriore al Mille, aggiunge Il progetto artistico che presentano le sculture di questa chiesa rispetto con quelle di S. Pietro in Ciel D’ oro, chiesa che fu consacrata nel 1136, mi persuadono a credere che il S. Michele di Pavia sorgesse appunto nel principio del secolo XII, e forse dopo il famoso terremoto del 1117, che abbattè tante chiese dall’alta Italia e provocò quindi tante ricostruzioni.”

L’esame artistico, osserva il Rivoira, dimostra l ‘età del S. Michele posteriore a quella della chiesa di Rivolta d’Adda (1088-99) e del S. Ambrogio di Milano (1088-1128): perché,oltre al riscontrarsi un organismo più sviluppato, palesa nelle rappresentazioni figurate un notevole progresso su quelle del Duomo di Modena (1099-1106). E’ anteriore di qualche anno alla chiesa di S. Pietro in Ciel D’Oro: come dimostra, se non altro, il confronto della figura d’arcangelo che sovrasta al portale di questa chiesa, con le figure consimili dei portali del S. Michele, o il confronto delle sculture animali dei capitelli delle due chiese.

Come risulta da documenti del Museo Civico, la chiesa fu risarcita e rifatta nel 1489 dal maestro Argentino de Candia, figlio di quel maestro Giacomo, che aveva con un suo fratello costruito nel 1487 l’odierna copertura centrale del S. Pietro in Ciel D’Oro. Nel S. Michele furono rifatte le volte centrali riparate le laterali; si lavorò ai contrafforti al coronamento della chiesa, al tiburio, al presbiterio, e alla tribuna, e si rafforzarono mediante chiavi di ferro le due botti del transetto: nei quali rimaneggiamenti fu adoperato il laterizio, mentre la precedente costruzione è in pietra calcare arenaria. “Nella sua veste originaria – scrive il Rivoira – Il San Michele, che è a croce completa con la crociata a bracci molto allungati, spartita in tre navi e nei matronei, da botti nei bracci della crociera e nel vasto presbiterio, da una scodella nella tribuna, da una cupola ottagona sostenuta da pennacchi lombardi a due riprese nel quadrato normale.” La cupola di S. Michele “ è il più antico modello di grande cupola lombarda di transetto completa e ingentilita, che si conservi tra noi e nei paesi d’ oltremonte”.

Fu restaurata questa basilica dal 1870 al 1875 per opera specialmente dell. S. Dell’ Acqua.

La facciata è spartita da lesene e cordonate cilindriche in tre parti, corrispondenti alle tre navi; ha al sommo una galleria di archetti rampanti, manca della cornice di coronamento; tra tutte le facciate delle chiese romaniche è la più ricca di decorazioni scultoree: vera visione apocalittica, come il Venturi la chiama, espressione di atroci paure, di sogni angosciosi e di trepide speranze. Le tre porte hanno gli stipiti e l’arco coperti di mostruose sculture: strani ornamenti, pesci a coda di serpe, sagittari, grifi, uomini e mostri in lotta. Al sommo dell’arco della porta maggiore, un arcangelo; al sommo dell’arco delle porte minori, le immagini di sant’ Ennodio e di san Nicolao: un arcangelo entro ciascuna lunetta delle tre porte.

![1911_Britannica-Architecture-San_Michele.png](https://spendiamo-a-pavia.it/images/1911_Britannica-Architecture-San_Michele.png)

Tra l’una e l’altra porta, nella parte inferiore del fronte, più zone decorate, disposte asimmetricamente: di questa dissimmetria le maestranze comacine si valsero come elemento decorativo, si potrebbe scrivere a lungo. Il Ruskin connetteva le rappresentazioni bestiali di questa facciata “con le abitudini del mangiare e del bere proprie del lombardo, e specialmente con la sua attitudine carnivora”! Chi le studiasse a una a una e tentasse poi classificarle troverebbe che alcune sono bibliche, altre realistiche e perfino oscene (immagini di vita domestica, scene di guerra, di caccia e di pesca, rappresentazione di mestieri, feste cittadine, trionfi), altre simboliche (motivi tolti a’ bestiari) o puramente ornamentali. Questa fauna mostruosa simboleggia la gran varietà del male; ma è anche un primo rozzo tentativo di riavvicinamento dell’arte all'anatema zzata natura. Il Dartein, pur ammirando quest’ arte ingegnosa, facile, abile dei nostri incolti maestri, che facevano da sé, dice che ha minor valore morale di quella che dei maestri che ornavano le chiese romaniche francesi di sapienti rappresentazioni suggerite dal clero.

Quest’ arte, egli dice, “parla all’immaginazione più che all’intelligenza e al sentimento religioso.”: il che, lungi dal parere un biasimo, suona per me lode, lode dell’arte vera, libera da ogni preoccupazione etica e religiosa.

La porta della facciata di settentrione si adorna di simili sculture; e nell’architrave ha due angeli sostenenti una medaglia che contiene l’immagine del Salvatore con le braccia aperte, fiancheggiata da due altre medaglie con le immagini dei santi Nicolao ed Ennodio; e nel timpano ha un angelo. La più bella ornata elegante porta è quella, murata, del lato meridionale: nel timpano è effigiato il Salvatore che porge con la destra una pergamena a San Pietro. D'un scultore posteriore, probabilmente della fine del secolo XII o del principio del seguente, è l'annunciazione, che si vede nello stesso fianco meridionale scolpita in marmo veronese.

Si son notate non so quali tracce di arianesimo in questa scultura, rappresentante La Vergine che guarda Gabriele, mentre un’ancella le sta seduta dinanzi. Dei capitelli dell’interno notevole è quello del quarto pilone della navata sinistra, raffigurante la morte del giusto.Nella nostra chiesa pajono al Rivoira “osservabili le basi dei sostegni, dove le appendici d’angolo offrono talora delle fogge di gusto archiacuto, quali non si videro oltralpe prima dell’apparire dello stile medesimo”.

Continuando a enumerare le più notevoli sculture di questa chiesa, indicheremo l’Altar Maggiore, il più antico che ci conservi a Pavia, scolpito in pietra nel 1383, pare da Giovannino De Grassi; nel cui lato anteriore si vede effigiato L’Arcangelo Michele tra i santi Eleucadio ed Ennodio. Presso la porta settentrionale, sopra il nuovo battistero, si vede un bassorilievo dipinto, non posteriore al secolo XI, rappresentante sant’ Ennodio. Presso questo battistero, eseguito nel 1851 su disegno dell’architetto pavese G.B Vergani , si serbano alcuni cimeli dell’antica basilica. Nella cappella del Crocifisso scolpito su lamina d’argento trovato nella cripta del monastero della Pusterla, e già creduto apparentemente alla pia Teodora, assegnato da alcuni al secolo VII, da altri al IX.

Nel vano della porta chiusa del braccio minore di destra , è da osservare un bel polittico di legno scolpito e dipinto, a cinque scomparti, dell’ultimo decennio del Quattrocento: rappresenta La Vergine col bambino nel centro. Ai lati Sant’ Agostino e Santa Barbara A, san Lorenzo e Santo Stefano Papa. Non ne conosciamo l’autore; ma sappiamo che in quel tempo operavano a pavia ottimi intagliatori, quali i Maino e i Bigarelli. Finalmente, nella cripta che sottostà alla tribuna (cripta con volte a crociera, e colonne dei ben conservati capitelli, alcuni lombardi, altri bizantini), è da notare l’elegante monumento di pietra eretto dal Collegio de’ notai nel 1491 in onore del beato Martino Salimbene (1380-1463): opera dal Meyer e dal Malaguzzi attribuita alla scuola dell’Amadeo. Nella cripta è serbato il tesoro di san Brizio, contenente antiche suppellettili liturgiche, non ancora studiate.

E ora veniamo alle pitture. Il pavimento della tribuna si adorna d’un litostrato del secolo XII, a tre colori, bianco rosso celeste, scoperto nel 1863, rappresentante la vita (Labirinto con Teseo lottante col Minotauro; David provocato da Golia), l’anno (sotto forma di re) e i mesi.

La basilica è adorna di affreschi, che vanno dal XIII al XVI. Presso la porta che dà sulla piazzetta Andreino d’Edesia, un affresco trecentesco: una massiccia Vergine col Bambino, in trono tra due santi, uno dei quali, quello di destra, con mitra e pastorale e pianeta, è forse Sant’ Ennodio.

Un altro avanzo d’ affresco, forse anteriore, si vede sul fronte della cripta, a sinistra di chi entra dalla porta principale: rappresenta un santo nimbato con un libro in mano, e una donna bionda, coronata e nimbata; figure piatte e senza rilievo, ma non prive di fascino. Il primo di questi affreschi è attribuito dal Moiraghi ad Andreino d’Edesia.

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Nell’ultimo quarto di secolo XV, quando fu restaurata, la chiesa fu decorata dai migliori pittori pavesi. Sulla sommità della cupola è affrescata l’immagine del Salvatore benedicente. Sulla volta maggiore si vede un affresco, che il Majocchi attribuisce a Giovanni e ad Agostino da Vaprio, rappresentante San Michele che corona un re. Assistito da sant’Eleucadio e Sant’ Ennodio; e nella semitappa dell’abside una soavissima incoronazione della vergine, che il Moraghi attribuì al Bergognone, e propriamente di Agostino da Montebello (discepolo e genero di Leonardo Vidolenghi che conosceremo nella chiesa del Carmine), che la dipinse nel 1491. Nel lato destro della cripta, un bello encausto del secolo XV: la Madonna del latte.

Magnifica la decorazione della volta della seconda campata di destra, ove son rappresentati i quattro dottori della Chiesa Latina (san Gregorio, sant’Ambrigiio, san Girolamo, sant’ Agostino) e i quattro Evangelisti per mezzo dei loro simboli (l’angelo, san Matteo; L’Aquila, san Giovanni; il leone, san Marco; il bue, san Luca).

L’affresco ha tale somiglianza col noto quadro del Louvre dei quattro Dottori, opera firmata e data dal pavese P.F. Sacchi (1516), che al Sacchi lo attribuirono il Moiraghi e il Magenta; ma il Majocchi ci vede la mano di Agostino da Vaprio, autore del trittico di S. Primo.

Notevoli i quadri del Moncalvo: martirio di santa Lucia, nella seconda cappella sinistra, e Maria col Bambino, san Sebastiano e san Rocco (1601), nel braccio destro di croce. Rammenterò da ultimo alcune opere di moderni pittori pavesi: La Vergine e san Siro di Pasquale Massacra (1846) nella cappella della Vergine e di san Siro, già affrescata da G.F. Romani (1608); e la decorazione delle volte di due campate, l’una di Paolo Barbotti (1866), il Genio reverente a Dio (Dante, Tommaso d’Aquino, Lanfranco da Pavia E Severino Boezio).

I vetri colorati del Bertini furono messi alle finestre nel 1861.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 05 Agosto 2024

![La Porta Milano - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Civili/La%20Porta%20Milano/Banner.jpg)

## [ La Porta Milano ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili/la-porta-milano)

## La Porta Milano di Pavia: Un Tesoro Storico

E’ la più maestosa delle porte moderne di Pavia. E’ l’antica porta di S. Vito, che fu riaperta nel 1784 con l’intervento dell'architetto Piermarini.

Porta Milano, che si stava compiendo quando il Malaspina scriveva la sua Guida di Pavia (1819), consta di due grandi torrioni, sormontati dalle statue del Po e leggono delle iscrizioni latine , composte dall’abate Andrea Borda, come quelle dell’arco che da accesso al ponte del Ticino.

I cancelli sono appoggiati a due colonne già appartenute alla mirabile (la parola è di Paolo Diacono) basilica di S. Maria in Pertica, o S. Maria Rotonda, eretta da Rodelinda, moglie di Pertarito (672-688), miseramente distrutta nel 1813.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Civili](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili)

Pubblicato: 05 Agosto 2024

![Il Palazzo Olevano - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Civili/Il%20Palazzo%20Olevano/Banner.jpg)

## [ Il Palazzo Olevano ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili/il-palazzo-olevano)

## Il Palazzo Olevano: Un Viaggio nel Tempo tra Eleganza e Storia

Il palazzo già del Maino, poi Olevano, poi Bellisomi, ora del comune fu architettato in grandioso stile barocco dal pavese Lorenzo Cassani (1765), che costruì anche (1760) l’ora profanata chiesa del Gesù.

Ha alcune sale adorne di stucchi, di affreschi e stemmi.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Civili](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili)

Pubblicato: 05 Agosto 2024

![I Bastioni - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Civili/I%20Bastioni/banner.jpg)

## [ I Bastioni ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili/i-bastioni)

## Storia e Bellezza dei Bastioni di Pavia

Nel secolo XIV, come ci fa sapere l’anonimo ticinese, Pavia aveva tre cinta di mura, di cui l’esterna era munita di robuste porte, che sormontavano il muro stesso.

La cinta che chiude ora Pavia è un avanzo dei poderosi bastioni che fece costruire nel 1547 Francesco Gonzales governatore della Città per Carlo V.

Spesso si fece miserando scempio di queste maestose fortificazioni spagnole, qua abbassandole, là abbattendo; ma ne restano buoni tratti, che vorrebbero essere conservati.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Civili](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili)

Pubblicato: 03 Agosto 2024

![Il Palazzetto Cavagna - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Civili/Il%20Palazzetto%20Cavagna/Banner.jpg)

## [ Il Palazzetto Cavagna ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili/il-palazzetto-cavagna)

## Palazzetto Cavagna: Il Gioiello Storico di Pavia

Questo palazzetto, che sorge all’angolo delle vie D. Sacchi e L. Spallanzani, è notevole per le sue finestre riccamente adorne di fregi di terracotta del più puro stile del rinascimento lombardo, e per i suoi graffiti.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Civili](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili)

Pubblicato: 03 Agosto 2024

![Il Palazzo del Maino - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Civili/Il%20Palazzo%20del%20Maino/Banner.jpg)

## [ Il Palazzo del Maino ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili/il-palazzo-del-maino)

## Scopri il Palazzo del Maino a Pavia: Storia e Cultura

Il Palazzo del Maino , già Busca, in via Mentana, è degno di ricordo per la sua porta, che fa pensare all’arte di Bramante. Essa infatti è assai simile a quella di S. Maria delle Grazie a Milano, mentre le colonne rammentano quelle dell’ atrio della bramantesca chiesa di Abbiategrasso . E’ fiancheggiata da statue barocche.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Civili](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili)

Pubblicato: 03 Agosto 2024

![Palazzo Carminali Bottigella - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Civili/Palazzo%20Carminali%20Bottigella/Banner.jpg)

## [ Palazzo Carminali Bottigella ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili/palazzo-carminali-bottigella)

## Palazzo Carminali Bottigella Pavia - La Tua Guida al Monumento Storico

E’, nonostante i guasti e i depurtamenti, come lo spostamento del tetto e il rifacimento delle finestre del piano superiore, private delle loro decorazioni, uno splendido superiore, private delle loro decorazioni, uno splendido palazzo, maestoso al tempo stesso e armonioso, della fine del secolo XV. Gira intorno a tutto il palazzo una larga fascia con grazioso intreccio di festoni e fogliami, da cui sporgono sirene e putti: danno risalto al palazzo alte candelabre e lesene finemente ornate. E’, a non dubitare , uno dei più splendidi saggi d’arte lombardesca.

Il Moiraghi ne attribuisce il disegno e gli ornati all'Amedeo. Il Meyer, invece, lo considera monumento capitale creato da Bramante. “Nessun altro edificio civile lombardo di quel tempo può far correre sulle labbra il nome di Bramante, quanto questo. Nel suo stato di integrità questa facciata, disposta con le più grandi proporzioni e tuttavia d’un sol piano, smembrata inferiormente per mezzo di pilieri a candelabro, in campi di enorme lunghezza, e avente in basso finestre rettangolari, in alto grandi finestre chiuse a semicerchio, deve aver fatto un’impressione veramente magnifica.” Le decorazioni di terracotta , che non soffocano l'organismo della fabbrica, ma ne accentuano con moderazione le membrature, appartengono, secondo il Meyer, all'Amedeo, forse aiutato dal Battaggio di Lodi.

Il Malaguzzi Valeri, invece, ne dà il piano inferiore al Bramante (massime per capitelli a vimini intrecciati, simili a quelli di un disegno, firmato dal Bramante, del British Museum), mentre crede il piano superiore opera di chi altera il disegno del Bramante, forse lo stesso Amadeo.

Sotto il porticato interno si vedono alcune sculture del secolo XV, tra le quali alcune appartenenti al monumento di Bottigella già nella chiesa di S. Tomaso.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Civili](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili)

Pubblicato: 02 Agosto 2024

![La Torre di Cristoforo Bottigella - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Civili/La%20Torre%20di%20Cristoforo%20Bottigella/Banner.jpg)

## [ La Torre di Cristoforo Bottigella ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili/la-torre-di-cristoforo-bottigella)

## Scopri la Torre di Cristoforo Bottigella a Pavia

La torre Bottigella , poi dell’ex monastero del Salvatore, ora casa Dogliani, in corso Cavour, è la torre del palazzo che Cristoforo Bottigella si fece costruire nel 1482 dal maestro costruttore, Giacomo da Candia. La forma degli stemmi angolari , il tipo del medaglione della fronte, la loggetta del finimento, simile a quelle della facciata della Certosa, fanno pensare all'Amedeo. Certo, è questo uno dei più graziosi ed eleganti monumenti del Quattrocento pavese.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Civili](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili)

Pubblicato: 02 Agosto 2024

![Il Palazzo Visconteo - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Civili/Il%20Palazzo%20Visconteo/Banner.jpg)

## [ Il Castello Visconteo ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili/il-castello-visconteo)

## Storia e Bellezza del Castello Visconteo di Pavia

I Visconti tolsero a Pavia la libertà, ma ne fecero L’Atene di Lombardia. Galeazzo !! Visconti fondò il Castello , che divenne la più splendida dimora principesca d’Italia. “la più nobile – scriveva il Petrarca nella famosa lettera al Boccaccio delle lodi di Pavia --- fra quante sono opere moderne”. Se ne gettarono le fondamenta il 27 marzo 1363;i Visconti cominciarono ad abitarlo nel 1365, ma non era ancora compito nel 1387. Non conosciamo l’architetto della grande mole.Il Morbio dice che il castello fu costruito in cinque anni (1360 – 1365) mediamente l’attività e l’intelligenza degli artefici, che, secondo la testimonianza dell’Azario, furono novaresi. Il Magenta crede che il principale architetto del castello fosse Bartolino da Novara, che nel 1387 soggiornava a Pavia come ingegnere ducale, e che intervenisse nella costruzione del castello Bonino da Campione, che nel 1362 si trovava a Pavia per attendere l’arca di Sant’ Agostino. Ma non è certa neppure la paternità dell’arca. Secondo il Calvi, Bernardo da Venezia, primo architetto della Certosa, avrebbe partecipato alla costruzione del Castello visconteo.

**Il Beltrami scrive**

*“ Chi osservi la mirabile loggia che prospetta sull’ampio cortile quadrato del castello di Pavia, con le colonne, con capitelli e trafori di spiccato carattere veneziano, e rilevi la finezza e l’eleganza delle terrecotte nelle finestre ogivali che, in due dei lati del cortile, hanno sostituito quel loggiato, è indotto a ravvisare l’intervento di Bernardo…”*

Il valore artistico del Castello fu ben visto dal Gailhabaud, che lo descrive così

*“Una costruzione verosimilmente fortificata e costituente il maschio, cioè la dimora del duca, costruita su uno dei lati posteriori; la grande corte fu contornata di archi formano vaste gallerie che danno accesso ai locali distribuiti lungo ciascun lato del perimetro. Le mura sono interrotte da finestre aperte a uguale distanza, e i ponti levatoi si appoggiano su pilastri, costruiti nel fossato, per consentire la comunicazione con l’esterno. Quattro torri squadrate, di forma piramidale, furono poste agli angoli, e la facciata del castello fu sormontata da piombatoi, dai merli aperti, per le genti di armi e i difensori, che contornano tutto l’edificio. Vi fecero merli di due forme, perché alla torre d’angolo, come nella corte, sono in costruzione piena.”*

![1024px-Castello_Sforzesco_2.jpg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/1024px-Castello_Sforzesco_2.jpg)

Il materiale in costruzione, tranne che per le porte, i fusti delle colonne e le mensole delle feritoie, p il laterizio. Conclude il Gailhabaud che il castello visconteo, uno dei più importanti e caratteristici monumenti civili di tutti i tempi e il più importante del secolo XIV, “Costituisce un interessante documento delle condizioni dell’alta società a quell’epoca”. Le torri vi rappresentano ancora lo spirito feudale; ma le muraglie aperte fanno entrare la luce nel castello, la luce della civiltà nuova.

Dai quattro poderosi torrioni di cui era munito il quadrilatero agli angoli, i due posteriori, con l’ intero lato settentrionale, furono distrutti nel 1527 dalle artiglierie francesi sotto il comando di Oder di Foix signore di Lautrec. Il quale saccheggiò la città e trasportò in Francia le cose più preziose. Fu questo il principio dello scadimento di Pavia. Chi voglia farsi un’idea dell’antica magnificenza del castello e del suo parco legga i capitoli terzo e quarto del primo libro del Breventano.

Nella torre a destra di chi entra , si vedeva, dicesi, il famoso orologio di rame e ottone, che segnava tutti i moti degli astri, costato sedici anni di lavoro a Giovanni de’ Dondi, padovani, medico e matematico di Galeazzo e amico del Petrarca. Nella torre a sinistra era allogata, dicesi, la famosa biblioteca di quasi mille codici miniati, istituita da Galeazzo, e accresciuta più tardi dagli Sforza. Per ordine di Luigi XII (1499) la libreria Viscontea – Sforzesca fu trasferita a Blois; e più tardi, sotto Enrico IV, passò a Parigi.

La tradizione, accettata dal Mascheroni, secondo la quale il Petrarca avrebbe vissuto alcun tempo nel palazzo visconteo e vi avrebbe fondato la famosa biblioteca,non ha nessun fondamento. Il Petrarca dimorò in una casa presso la chiesa di San Zeno (1365 – 1369); non fondò la biblioteca, quantunque senza dubbio contribuisce a creare nella corte di Galeazzo un ambiente favorevole al fiorire degli studi letterali.

Un ponte stabile, che sostituisce l’antico levatoio, sulla cui fronte si vede un graffito trecentesco rappresentante L’Annunciazione, dà l’accesso al castello. A destra dell’ingresso principale v’era una cappella tutta dipinta. Si vede ancora (oggi non più) nel sottarco d’una porta di questa cappella un tondo con un bellissimo Cristo benedicente: unico avanzo visibile degli affreschi onde i massimi artisti lombardi del Quattrocento decoravano le sale del castello. Chissà quanti tesori d’arte nasconde l’intonaco soldatesco! Sappiamo che nel castello dipinsero il Foppa, Bonifazio, Bembo, Costantino, da Vaprio, Zanetto Bugatto, i quali nel 1461 compirono gli affreschi della gran sala; che nel 1474 il Foppa tornò a lavorare nel castello col Bugato e col Bembo; e che finalmente, nel 1476, Pietro Marchesi e soci affrescavano la cappella, mentre il Foppa, Giacomino Vismara, Costantino da Vaprio, il Bembo e il Bugato attendevano alla grande ancona per le reliquie di quella cappella.

Nel 1920 il Castello cessò finalmente di essere una caserma. Si ricopersero, in questi anni, i due torrioni con tetto posante sui merli, conforme alla disposizione primitiva; e si sta provvedendo dalla Soprintendenza ai Monumenti della Lombardia, con il concorso del Comune e di una società di egregi cittadini, a un vasto restauro dell’immenso edificio.

A Mirabello sorgeva un altro castello dei Visconti, congiunto col castello di Pavia mediante un grandissimo delizioso parco, ospite di falconi e girifalchi, daini e orsi, caprioli e cervi, lepri e pernici, struzzi e fagiani, dell’estensione di circa 25 chilometri, entro il quale sorgeva la Certosa. Nel villaggio di Mirabello (fuori di porta Cairoli) si vedono ancora gli avanzi delle eleganti maniero. Qui presso fu combattuta la famosa battaglia di Pavia, nella quale Francesco I restò prigioniero di Carlo V (1525).

Nella piazza Castello fu eretto un monumento a Garibaldi e , di fronte a questo, un piccolo monumento a Felice Cavallotti, di E. Ferrari.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Civili](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili)

Pubblicato: 02 Agosto 2024

![Torre Civica - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Civili/Torre%20Civica/Banner.jpg)

## [ Torre Civica ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili/torre-civica)

## La Torre Civica di Pavia: Un Tuffo nella Storia

La Torre Maggiore della Città, detta anche il campanile del Duomo, perché sorge al fianco della Cattedrale (e del drammatico ricordo della città l’evento funesto del mattina del 17 marzo 1989 che vide il rovinoso crollo della torre), risalirebbe, secondo lo Zuradelli, al secolo XIII. Noi sappiamo che esisteva già nel 1330.

Quadrata e robusta, è costruita in mattoni; ma alla base è frammentata, fatta di solidi cippi, are votive e sepolcri. La adornavano lesene angolari; fasce rialzate trasversali, col solito giro di archetti al margine inferiore; lesene verticali tra le lesene angolari e le fasce trasverse; agli angoli, riquadri di pietra agglomerati a due o a tre; qua e là, scodelle di terracotta colorata. Pellegrino Pellegrini, detto Tibaldi, nel 1583 la decorò, o deturpare, nella parte superiore, con un pesante ordine di colonne.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Civili](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili)

Pubblicato: 01 Agosto 2024

![Le Torri - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Civili/Le%20Torri/Banner.jpg)

## [ Le Torri ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili/le-torri)

## Le Torri a Pavia: Simboli di Storia e Tradizione

“Pavia - scriveva il Petrarca – si innalza tra numerose torri, in una veduta aperta in ogni parte”; e gli antichi storici chiamavano pavia “Città delle torri, Città delle cento torri”. Centosessanta torri attribuisce il Breventano a Pavia; Lo Zugarelli ne conta settantasei. Molte erano rovinate già ai tempi dell’Anonimo Ticinese (1320 circa); né i primi anni del Cinquecento ne sopravvivevano una cinquantina, che tante se ne vedono nella pianta di Pavia del 1525 affrescata nella basilica di S. Teodoro. Parecchie se ne vedono ancora oggi, mozze e convertite in case; sopravvivono intere le tre dell’Ospedale; quella di piazza del Collegio Borromeo, e le due di via Luigi Porta, vale a dire la torre di S. Dalmazio e quella della Mostiola.

Quella che prospetta l’Ospedale, minacciata di distruzione, ha vicino un muro con tracce di un antico palazzo e parecchi archi di terracotta a pieno centro. Sono costruite, per dirla col Carducci, “ di fosco vermiglio mattone”, quadrate, alte e strette, fornite di poche piccole aperture, tronche in cima: erano situate agli angoli delle vie, fiancheggiate alla base da un voltone e da case.

Lo Zuradelli le crede anteriori al Mille e destinate, in gran parte, alla difesa. Ma noi sappiamo dal Muratori che dopo il 1100 infierì il “furor delle torri”. Allora la maggior parte dei nobili e dei facoltosi cittadini intrapresero a fabbricar torri presso le loro case non solo per la difesa,ma altresì per ornamento e a testimonio di lusso e di potenza; e la gara giunse a tale che nel secoli XII e XIIi Comuni emanarono leggi per impedire la costruzione di nuove torri, e pre prescrivere un termine alla loro altezza.

Dobbiamo dire due parole delle due più famose torri di Pavia.

Nel 1584 rovinò una magnifica torre rotonda, adorna di figure, detta di Boezio, perché si riteneva fosse stato in essa rinchiuso, per ordine del re Teodorico.Severino Boezio. Nel 1715 fu abbattuta una strana torre, unica nel suo genere, costruita a guisa d’una piramide rovesciata , il cui vertice formava la base della torre, detta perciò dal popolo Del pizzo in giù. L’aveva fatta costruire nel 1494 il famoso umanista e giureconsulto Giasone del Maino a fianco del suo palazzo, che sorgeva sull'area del palazzo ora Bellisomi.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Civili](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili)

Pubblicato: 01 Agosto 2024

![Porta Nuova - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Civili/Porta%20Nuova/Banner.jpg)

## [ Porta Nuova ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili/porta-nuova)

## Porta Nuova a Pavia: Un Viaggio nel Cuore della Storia

Delle antiche porte di Pavia solo la Porta Nuova del Ticino che risale al secolo XII, è rimasta in piedi intatta in qualche parte. Era un robusto edificio quadrato di terracotta, con qualche ornamento di pietra: poggiava su quattro archi ; e si avanzava verso il Ticino dalla linea delle mura. Il Mella la considera notevole esempio di architettura civile di transizione dallo stile lombardo al gotico.

Sincrona a questa porta deve essere la porta di una casa in via Teodolinda N.1, con arco e ornati simili, dove la tradizione pone la reggia della pia consorte di Agilulfo.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Civili](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili)

Pubblicato: 01 Agosto 2024

![Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Chiesa%20dei%20Santi%20Giacomo%20e%20Filippo/Banner.jpg)

## [ Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/chiesa-dei-santi-giacomo-e-filippo)

## Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo a Pavia: Cosa Vedere

Questa chiesa barocca sostituì nel 1626 una chiesa del secolo XIV.

Il suo miglior ornamento è una lunetta su tavola., della fine del Quattrocento, posta di fronte all’organo. Rappresenta la Madonna che accoglie sotto il suo manto molti devoti biancovestiti e incappucciati; e si crede l’avanzo di una grande ancona di San Primo. La composizione è simile a quella dell’affresco già sovrastante alla porta della chiesa di S. Chiara , ora serbato nel civico museo.

Sull’ altare maggiore, L’ Assunzione della Vergine, di Stefano Montalto, al quale appartiene anche la Ss. Annunciata che sta a lato, mentre il quadro dell’altro lato, l’ adorazione dei Magi, è del forlivese Pietro Micheli, autore anche del san Vincenzo de Paoli dell’ultima cappella a sinistra.

Nella prima cappella a sinistra di chi entra , è da vedere un bizzarro altare barocco , con due colonne abbracciate da angeli, perché cadenti, e staccate dai capitelli e dalle basi. La pala dell’altare, i santi Antonio da Padova e Francesco, è di E. Acerbi.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 30 Luglio 2024

![Chiesa di Santa Maria delle Grazie - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Chiesa%20di%20Santa%20Maria%20delle%20Grazie/Banner.jpg)

## [ Chiesa di Santa Maria delle Grazie ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/chiesa-di-santa-maria-delle-grazie)

## Storia e Architettura della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Pavia

Questa chiesa, costruita nello stile dei Gesuiti, è l’opera d’un ignoto architetto, il cui piano fu modificato dal pittore e architetto pavese G B Tassinari. La prima pietra fu deposta il 5 agosto 1609 dal vescovo G B Biglia. Fu restaurata e abbellita dal vescovo Luigi Tosi nel 1824.

L’ interno è maestoso per molte colonne e bellissimi fregi di stucco. Vi si ammirano vivaci affreschi dei fratelli Giovanni Mauro e G Battista della Rovere, detti Fiammenghini. Negli angoli degli archi delle cappelle alcuni profeti (1629); in dodici piccoli comparti, fra le minori pilastrate altrettanti putti, che portano i simboli della Cantica, e tra le pilastrate maggiori sei storie della Vergine: L’ annunciazione, la visita a santa Elisabetta, la nascita di Cristo, a destra; la natività della Vergine, la presentazione al Tempio, lo sposalizio con san Giuseppe, a sinistra.

L’ultima di queste storie è firmata e data (1636), che si vede nel coro. L’altar maggiore fu sontuosamente costruito nel 1743 su disegno dell’architetto G A Veneroni e con lo scalpello di Giuseppe Ferrari. L’assunzione della Vergine sulla fronte dell’arco dell'altare maggiore è opera dei fratelli Stefano e Giuseppe Daneda di Treviglio (1641). L’effigie di santa Teresa (1625) è di G Cesare Procaccini; il transito di sant’Agostino è opera datata e firmata dal belga Everardo de Dort (1616). Nella seconda cappella a sinistra di chi entra, si vede una Vergine col Bambino, del 1578, che già adornava una cappelletta sulla strada che conduce a S. Pietro in Verzolo. E’ notevole la cappella funeraria del cardinale Agostino Riboldi.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 30 Luglio 2024

![Chiesa di San Luca - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Chiesa%20di%20San%20Luca/Banner.jpg)

## [ Chiesa di San Luca ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/chiesa-di-san-luca)

## Pavia: La Magnifica Chiesa di San Luca

Questa chiesa , dedicata a san Luca e alla santissima Trinità fu eretta nel 1586 nel luogo ove sorgeva un’antica chiesa dedicata a San Luca, rovinata nel 1506.

Il grande affresco del coro, la ss Trinità e le dodici figure di santi nelle nicchie opera del pavese G Fr Romani. L’altra Trinità con sotto alcuni pellegrini, sopra la porta maggiore , è di Giuseppe Crasta A C A Bianchi appartengono i due quadri delle due prime cappelle : la Vergine col Bambino e san Filippo Neri, e san Pietro che medica sant’Agata (1754).

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 30 Luglio 2024

![Ex Monastero di San Felice - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Ex%20Monastero%20di%20San%20Felice/Banner.jpg)

## [ Ex Monastero di San Felice ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/ex-monastero-di-san-felice)

## Visita l'Ex Monastero di San Felice a Pavia: Un Tesoro Storico

Questo monastero antichissimo, detto prima della Regina, per essere stata attribuita la fondazione ad Ansa, moglie del re Desiderio, e poi di S. Felice, per essere stato deposto nella sua chiesa il corpo di questo martire, fu soppresso nel 1786, e nel 1790 mutato in orfanotrofio.

Da un codice del 1490, che tra i manoscritti della biblioteca universitaria porta il n. 362 si rileva che tutto il monastero benedettino di S. Felice, nota per un suo quadro datato e firmato, che si conserva nella pinacoteca del civico museo. Un capitello del portico d’uno dei cortili dell’ odierno orfanotrofio femminile reca ancora questa iscrizione : D. Andriola de Barachis abbatissa fecit fieri 1500.

Sono notevoli , quantunque meno belle di quelle d’altri cortili pavesi, le decorazioni di terracotta degli archi di questo portico, e i tondi tra le arcate , che contenevano in affresco immagini di disegno, fanno pensare all'Amedeo. Nel refettorio si vedono ancora medaglioni di santi e sante e le tracce d’un presepio.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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[ ![San_felice_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/San_felice_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/San_felice_original.jpg)

[ ![San_felice_tombe_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/San_felice_tombe_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/San_felice_tombe_original.jpg)

[ ![Tomba_san_felice_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Tomba_san_felice_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Tomba_san_felice_original.jpg)

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 29 Luglio 2024

![Chiesa di Santa Maria di Canepanova - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Chiesa%20di%20Santa%20Maria%20di%20Canepanova/Banner.jpg)

## [ Chiesa di Santa Maria di Canepanova ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/chiesa-di-santa-maria-di-canepanova)

## Cosa Vedere a Pavia: La Chiesa di Santa Maria di Canepanova

Questa chiesa, detta di Canepanova perché nell'altare maggiore vi si conserva l’immagine di Maria che in antico era dipinta sulla vicina casa della famiglia di Canepanova, fu eretta l’anno 1492 con offerte raccolte dai fedeli e col sussidio del duca Giovanni Galeazzo Sforza. Indipendentemente da una epigrafe, riprodotta da Malaspina, che attribuisce la chiesa a Bramante, e del disegno originale del Bramante conservato a S. Barnaba a Milano, Il Meyer rivendicò al grande architetto il disegno di questa chiesa, che è una derivazione della sacrestia di S. Satiro: un ottagono che si muta internamente e inferiormente in quadrato. Idea bramantesca è anche quella delle colonne che sorgono sul vuoto lasciato dagli archi del piano inferiore. E’ un vero capolavoro di Bramante, dice il Meyer, che non figura per deplorevole stato in cui è lasciato all’esterno e per la mancanza di una regolare facciata. Delizioso l’attiguo chiostro, più antico della chiesa, con mezze figure d’angeli preganti nei peducci delle arcate. Sotto il portico tracce di affreschi quattrocenteschi.

![Santa_Maria_di_Canepanova_Pavia_16.jpg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Santa_Maria_di_Canepanova_Pavia_16.jpg)L’interno è un piccolo museo d’arte settecentesca. Il bel lavoro di marmo scolpito, che chiuse l’antica immagine della Vergine , è del genovese Tomaso Orsolino. Le sibille dipinte negli angoli della cupola sovrastante l'altare maggiore sono di Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo. La maggior parte degli altri ornati a fresco appartiene a G B Longone da Monza. Il gran quadro centrale alla destra di chi entra, la nascita di Cristo, è opera del Moncalvo. Singolarmente notabili gli otto quadri , ornanti a due a due i quattro angoli della sezione inferiore del tempio. I due primi quadri alla destra di chi entra, Giaele che uccide Sisara e Abigaille che porge i suoi doni a David, furono dipinti dal Moncalvo, a cui appartengono anche i graziosi putti a fresco che ornano la parte superiore di questi e degli altri sei quadri. I due quadri che seguono, Giuditta che uccide Oloferne, Ester che cade svenuta davanti al trono di re Assuero, sono di Alessandro Tiarini, uno dei maggiori bolognesi del seicento. Seguono i due quadri di G Cesare Procaccini, Debora la profetessa e Rachele; gli ultimi due di Camillo Procaccini, Rachele alla fonte e gli ebrei che si avviano alla terra promessa. Sull’altare a destra del maggiore, un San Francesco tra i santi Luigi IX ed Elisabetta regina, del Volonterio.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 29 Luglio 2024

![Il Monastero Della Pusterla - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Monastero%20Della%20Pusterla/Banner.jpg)

## [ Il Monastero Della Pusterla ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/il-monastero-della-pusterla)

## Pavia: Esplora il Monastero della Pusterla

Questo monumento antichissimo, detto già di Teodote dal nome di una donzella che il re Cuniperto vi chiuse nel 668, dopo averla disonorata; detto poi della Pusterla dopo il secolo XI, dal nome d’una vicina piccola porta della città; fu soppresso nel 1798, e poi fu rifabbricato a uso del nuovo seminario vescovile, che vi fu allogato nel 1867.

Il vasto cortile è circondato da un portico adorno negli archi di terrecotte eseguite su modelli dell’Amadeo, e di affreschi di Bernardino de Rossi alle pareti. Le snelle colonne, le arcate slanciate e ariose più di quelle della Certosa , le mezze figure di monaci preganti, i morbidi angioletti svolazzanti fanno di questo chiostro una delle più deliziose opere del rinascimento pavese. Quanto agli affreschi, assai ben conservato è quello del lato di mezzodì, firmato e datato (1491), corretto di forme e vivace di colorito rappresentante la Vergine col Bambino, san Benedetto e i committenti. Ne riferiamo l’iscrizione, che va deperendo, perché si ricordi: Hoc opus fecit Antonius de Puteo de anno MCCCCLXXXXXI Bernardinus de Rubeis pinxit.

Gli affreschi del lato di oriente l’annunzio a Gesù della morte di Lazzaro e lo zoppo risanato da san Pietro e san Giovanni, dovevano essere tra le più nobili opere di Bernardino, ma sono mirabilmente deperiti. Nel 1913 furono scoperti affreschi decorativi degli archi, dei sottarchi e delle pareti.

Il refettorio ha una serie di capitelli impostati a sorreggere le sue volte, perfettamente identici a quelli del chiostro di S. Lanfranco e contrassegnati dalla stessa data (1467): evidentemente i capitelli di S. Lanfranco furono qui ripetuti a risparmio di nuove forme. La biblioteca ha una porta riccamente decorata in terracotta.

Bellissimo l’oratorietto a croce greca con quattro cupole racchiudenti la cupola centrale. Il Calvi lo attribuisce a Dolcebuono, che avrebbe riprodotto il Duomo a un decimo di grandezza; il Moiraghi lo dà a Giovanni Pessina; il Pungileoni , assai discutibilmente, al Bramante. L’interno dell’oratorio è tutto coperto di numerosi affreschi, mirabilmente conservati, dallo stesso Calvi attribuiti a Bernardino de Rossi, il quale, per altro, dovette valersi in quest’opera della mano di alcuni scolari, che a gara dipinsero angioli, santi, profeti, vergini, martiri, i quattro evangelisti, i quattro dottori, e le storie del Cristo in Vergine. Nella cripta di qeust’oratorio c’è un pozzo dove fu tratto il prezioso crocifisso d’argento, ora a S. Michele , che la tradizione dice appartenuto alla pia Teodote.

La chiesetta del seminario , eretta nel 1604, dedicata originariamente alla Vergine e , dal 1867, a sant’Andrea, ha le pareti adorne di affreschi barocchi, e di begli stucchi. L’affresco della parete di destra è di Luigi Scaramuccia,detto il perugino (1616 – 1689), e rappresenta il Crocifisso, in chiaroscuro, e un gruppo di sante, tra le quali è forse Teodote; quello della parte di sinistra è di F Abbiati, e rappresenta san Benedetto e probabilmente Teodote, che offre al santo il modello della chiesa e del monastero.

Presso l’ingresso di questa chiesetta si vede un ricordo marmoreo (1848) del vescovo Luigi Tosi, benefattore del seminario e amico di Alessandro Manzoni.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

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Pubblicato: 29 Luglio 2024

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