---
title: 'MONUMENTI PAVIA E PROVINCIA - Spendiamo a Pavia'
description: 'Spendiamo a Pavia'
lang: it-IT
canonical_url: 'https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia'
---

![La Torre di Stradella Spendiamo a pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Prodotti_tipici/la-torre-di-stradella/Stradella_1.jpg)

## [ La Torre di Stradella ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/la-torre-di-stradella)

## **La Torre di Stradella, simbolo storico dell’Oltrepò Pavese**

è uno dei simboli più riconoscibili dell’**Oltrepò Pavese** e uno dei principali monumenti storici della città. Situata nel cuore del centro abitato, in **Piazza Vittorio Veneto**, la torre rappresenta l’unica testimonianza ancora visibile dell’antico sistema fortificato di Stradella.

Le sue origini sono legate alla costruzione della **Rocca Inferiore**, fatta realizzare nel 1390 per volere di **Gian Galeazzo Visconti**, duca di Milano, nell’ambito delle opere di difesa del borgo. La torre, costruita in laterizio e caratterizzata da una pianta quadrata, faceva parte dell’antico complesso fortificato.

Nel corso dell’Ottocento la Rocca Inferiore venne demolita per lasciare spazio all’attuale Piazza Vittorio Veneto, ma la torre fu risparmiata. Dopo il crollo del campanile della vicina chiesa parrocchiale nel 1834, venne utilizzata come base per una nuova **cella campanaria**, trasformandosi nell’edificio che ancora oggi domina la piazza.

La struttura conserva l’aspetto austero dell’antica architettura militare, con i caratteristici **merli e beccatelli** nella parte superiore. La successiva aggiunta della cella campanaria e dell’orologio pubblico ha dato alla torre l’aspetto che la rende oggi immediatamente riconoscibile nel panorama urbano di Stradella.

Oggi la **Torre Civica** è un importante punto di riferimento per chi visita Stradella e permette di riscoprire una parte della storia medievale dell’Oltrepò Pavese. Insieme alla Piazza Vittorio Veneto, ai palazzi storici e agli altri luoghi di interesse della città, racconta le trasformazioni di Stradella attraverso i secoli e il suo ruolo nella storia del territorio pavese.

###### *© Spendiamo a Pavia – Tutti i diritti riservati - La riproduzione o il riutilizzo dell’immagine è consentito esclusivamente previa autorizzazione dell’autore.*

Dettagli

Scritto da Operations

Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 24 Settembre 2026

![I paesaggi dell’Oltrepò Pavese Spendiamo a pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Prodotti_tipici/i-paesaggi-delloltrepo-pavese/Panorama_1.jpg)

## [ I paesaggi dell’Oltrepò Pavese ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici/i-paesaggi-delloltrepo-pavese)

## **I paesaggi dell’Oltrepò Pavese, tra colline, vigneti e borghi**

raccontano uno dei territori più suggestivi della provincia di Pavia, dove colline, vigneti, boschi, piccoli borghi e vallate si alternano creando un ambiente ricco di storia e tradizioni.

Situato nella parte meridionale della provincia, l’Oltrepò si estende dalle aree pianeggianti vicine al Po fino alle colline e alle montagne dell’**Appennino Pavese**. Il territorio cambia gradualmente aspetto, offrendo panorami differenti a seconda delle stagioni e delle diverse altitudini.

Le **colline vitate** rappresentano uno degli elementi più caratteristici del paesaggio. I filari seguono il profilo dei versanti e si alternano a campi coltivati, prati e boschi, mentre sulle sommità sorgono antichi borghi, castelli e piccoli centri abitati che conservano le tracce della storia del territorio.

![WhatsApp_Image_2026-09-15_at_14.58.25_2.jpeg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/WhatsApp_Image_2026-09-15_at_14.58.25_2.jpeg)

Proseguendo verso l’Appennino, il paesaggio diventa più selvaggio e montano. Le **valli Staffora, Tidone e Versa**, insieme ai boschi e ai prati delle aree più elevate, offrono un ambiente ideale per passeggiate, escursioni e attività all’aria aperta.

![Val_versa_1.jpg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Val_versa_1.jpg)Uno degli aspetti più affascinanti dell’Oltrepò è il suo carattere rurale: ancora oggi il paesaggio è profondamente legato all’agricoltura, alla viticoltura e alle attività delle comunità locali. Le stagioni trasformano continuamente i colori delle colline, dalle tonalità verdi della primavera alle sfumature dorate dell’estate e ai colori caldi dell’autunno.

![Val_versa_2.jpg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Val_versa_2.jpg)

I **paesaggi dell’Oltrepò Pavese** sono quindi il risultato dell’incontro tra natura e attività dell’uomo: un territorio da scoprire lentamente, attraverso le sue strade panoramiche, i borghi, i vigneti e le vallate che caratterizzano questa parte della provincia di Pavia.

###### *© Spendiamo a Pavia – Tutti i diritti riservati - La riproduzione o il riutilizzo dell’immagine è consentito esclusivamente previa autorizzazione dell’autore.*

Dettagli

Scritto da Operations

Categoria: [Prodotti Tipici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici)

Pubblicato: 23 Settembre 2026

![Caciotta dell' Appennino Pavese Spendiamo a pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Prodotti_tipici/caciotta-dell-appennino-pavese/Caciotta_1.jpg)

## [ Caciotta dell' Appennino Pavese ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici/caciotta-dell-appennino-pavese)

## **La Caciotta dell’Appennino Pavese, tradizione casearia dell’Oltrepò**

è un formaggio legato alla tradizione casearia delle aree montane dell’**Oltrepò Pavese**, dove l’allevamento e la produzione di formaggi rappresentano da sempre una parte importante della cultura rurale locale.

La sua produzione è strettamente connessa al territorio dell’**Appennino Pavese**, caratterizzato da prati, pascoli e piccoli allevamenti. In queste zone la lavorazione del latte ha rappresentato per generazioni una risorsa importante per le comunità locali, permettendo di trasformare il latte fresco in un alimento nutriente e facilmente conservabile.

La caciotta si distingue per la sua consistenza morbida e per il sapore delicato, caratteristiche che possono variare in base alla stagionatura e alle modalità di produzione. È un formaggio versatile, adatto sia al consumo quotidiano sia alla preparazione di numerose ricette della cucina tradizionale.

Sulle tavole dell’Oltrepò Pavese può essere gustata da sola oppure accompagnata da **pane, salumi, miele e prodotti del territorio**, valorizzando il patrimonio gastronomico delle comunità appenniniche.

La **Caciotta dell’Appennino Pavese** racconta così il legame tra il lavoro degli allevatori, le risorse dei pascoli e le antiche conoscenze della lavorazione del latte. Un prodotto che contribuisce a mantenere viva la tradizione agricola e casearia delle aree montane della provincia di Pavia.

###### *© Spendiamo a Pavia – Tutti i diritti riservati - La riproduzione o il riutilizzo dell’immagine è consentito esclusivamente previa autorizzazione dell’autore.*

Dettagli

Scritto da Operations

Categoria: [Prodotti Tipici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici)

Pubblicato: 23 Settembre 2026

![La Patata del Brallo di Pregola Spendiamo a pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Prodotti_tipici/la-patata-del-brallo-di-pregola/Patate_1.jpg)

## [ La Patata del Brallo di Pregola ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici/la-patata-del-brallo-di-pregola)

## **La Patata del Brallo di Pregola, tradizione agricola dell’Appennino Pavese**

è una produzione agricola tradizionalmente legata al territorio montano dell’**Oltrepò Pavese**, in particolare alle zone dell’Appennino del comune di **Brallo di Pregola**, in provincia di Pavia.

La coltivazione della patata si è sviluppata nel corso del tempo grazie alle caratteristiche del territorio montano, dove altitudine, clima e terreni contribuiscono a creare condizioni favorevoli per la crescita dei tuberi. La produzione è strettamente collegata alla tradizione delle piccole aziende agricole e delle comunità rurali che hanno conservato nel tempo le pratiche legate alla coltivazione e alla raccolta.

La patata ha rappresentato per generazioni una risorsa importante per l’alimentazione delle famiglie delle zone montane. Un prodotto semplice e versatile, capace di trovare spazio nella cucina quotidiana e nelle ricette della tradizione dell’**Oltrepò Pavese**.

La coltivazione della Patata del Brallo si inserisce inoltre nel caratteristico paesaggio agricolo dell’Appennino pavese, fatto di prati, pascoli, boschi e piccoli appezzamenti coltivati. Qui l’agricoltura conserva ancora un forte legame con il territorio e con i ritmi delle stagioni.

Oggi la **Patata del Brallo di Pregola** rappresenta una testimonianza della biodiversità agricola della provincia di Pavia e della cultura rurale delle sue aree montane, valorizzando una produzione locale profondamente legata alla storia e all’identità dell’Appennino Pavese.

###### *© Spendiamo a Pavia – Tutti i diritti riservati - La riproduzione o il riutilizzo dell’immagine è consentito esclusivamente previa autorizzazione dell’autore.*

Dettagli

Scritto da Operations

Categoria: [Prodotti Tipici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici)

Pubblicato: 23 Settembre 2026

![Grano Spendiamo a pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Prodotti_tipici/grano/Grano_2.jpg)

## [ Grano ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici/grano)

## **l grano nella provincia di Pavia, una coltura della tradizione agricola pavese**

è una delle colture che da sempre caratterizzano il paesaggio agricolo della **provincia di Pavia**. Dalle pianure della Lomellina alle campagne dell’Oltrepò Pavese, i campi di cereali fanno parte del territorio e raccontano una lunga tradizione legata all’agricoltura e alla produzione alimentare.

La coltivazione del frumento trova condizioni favorevoli nelle vaste aree agricole della provincia, dove la presenza di terreni fertili e la disponibilità di acqua hanno favorito nel tempo lo sviluppo di diverse produzioni cerealicole. Il ciclo del grano accompagna le campagne pavesi durante tutto l’anno, dalla preparazione dei terreni e dalla semina fino alla maturazione delle spighe e alla raccolta nei mesi estivi.

Il frumento rappresenta una risorsa importante per il settore agricolo locale e costituisce una materia prima fondamentale per la produzione di **farine, pane e numerosi prodotti della tradizione alimentare**. La sua coltivazione si inserisce inoltre nei tradizionali sistemi di rotazione delle campagne, insieme alle altre colture che caratterizzano la pianura pavese.

Osservare i campi di grano nelle diverse stagioni significa anche seguire il ritmo dell’agricoltura: dalle giovani piantine verdi dell’inverno alle distese dorate che, in estate, segnano il paesaggio della provincia di Pavia.

Il grano rappresenta quindi non soltanto una coltura agricola, ma una parte del **patrimonio rurale pavese**, legata al lavoro degli agricoltori e alla storia delle campagne che da generazioni contribuiscono alla vita economica e alimentare del territorio.

###### *© Spendiamo a Pavia – Tutti i diritti riservati - La riproduzione o il riutilizzo dell’immagine è consentito esclusivamente previa autorizzazione dell’autore.*

Dettagli

Scritto da Operations

Categoria: [Prodotti Tipici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici)

Pubblicato: 23 Settembre 2026

![Peperoni di Voghera Spendiamo a pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Prodotti_tipici/peperoni-di-voghera/Peperoni_1.jpg)

## [ Peperoni di Voghera ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici/peperoni-di-voghera)

## **I Peperoni di Voghera, una tradizione agricola dell’Oltrepò Pavese**

sono una varietà orticola tradizionalmente legata al territorio di **Voghera** e all’**Oltrepò Pavese**. Per lungo tempo coltivati negli orti e nelle campagne della zona, rappresentano una delle produzioni che raccontano la ricchezza e la varietà dell’agricoltura della provincia di Pavia.

La coltivazione dei peperoni è parte della tradizione orticola locale e si è sviluppata grazie alle caratteristiche dei terreni e del clima della pianura vogherese. La cura delle coltivazioni e la selezione delle piante hanno permesso di tramandare nel tempo una produzione strettamente legata al territorio.

In cucina, i peperoni trovano spazio in numerose preparazioni della tradizione locale. Possono essere consumati **freschi, cotti o conservati**, e vengono utilizzati come ingrediente per arricchire primi piatti, contorni e ricette della cucina dell’Oltrepò Pavese.

La loro presenza sulle tavole locali testimonia il rapporto tra la produzione degli orti e la cucina quotidiana delle famiglie, dove gli ingredienti disponibili sul territorio venivano valorizzati attraverso ricette semplici e stagionali.

I **Peperoni di Voghera** rappresentano così una piccola ma significativa testimonianza del patrimonio agricolo e gastronomico locale, inserendosi nella più ampia tradizione delle produzioni orticole dell’**Oltrepò Pavese**.

###### *© Spendiamo a Pavia – Tutti i diritti riservati - La riproduzione o il riutilizzo dell’immagine è consentito esclusivamente previa autorizzazione dell’autore.*

Dettagli

Scritto da Operations

Categoria: [Prodotti Tipici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici)

Pubblicato: 22 Settembre 2026

![La Mostarda di Voghera Spendiamo a pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Prodotti_tipici/la-mostarda-di-voghera/Mostarda_1.jpg)

## [ La Mostarda di Voghera ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici/la-mostarda-di-voghera)

## **La Mostarda di Voghera, una tradizione dolce dell’Oltrepò Pavese**

è una delle specialità più caratteristiche della tradizione gastronomica di **Voghera** e dell’**Oltrepò Pavese**. Si tratta di una particolare conserva di frutta che racconta una storia antica, legata alla cultura contadina e alla necessità di conservare i prodotti della terra durante tutto l’anno.

La preparazione tradizionale prevede l’utilizzo di diversi tipi di frutta, tra cui **pere, mele cotogne, zucca, ciliegie, albicocche e fichi**, che vengono lavorati e conservati secondo un procedimento tramandato nel tempo. Il risultato è una preparazione dal gusto caratteristico, nella quale le note dolci della frutta si accompagnano a quelle più intense e aromatiche.

La Mostarda di Voghera occupa un posto particolare nella gastronomia locale anche per il suo utilizzo in tavola. Tradizionalmente viene servita in accompagnamento a **formaggi**, salumi e piatti della cucina dell’Oltrepò, creando un piacevole contrasto tra il sapore dolce e quello più saporito degli alimenti a cui viene accostata.

La sua origine è strettamente legata alla storia agricola del territorio vogherese, dove la disponibilità di frutta e la necessità di conservarla hanno favorito lo sviluppo di preparazioni capaci di valorizzarne le caratteristiche anche oltre la stagione di raccolta.

Oggi la **Mostarda di Voghera** rappresenta una delle espressioni della tradizione gastronomica dell’Oltrepò Pavese e un prodotto che conserva il legame tra le produzioni agricole locali, la cucina tradizionale e la cultura del territorio.

Dettagli

Scritto da Operations

Categoria: [Prodotti Tipici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici)

Pubblicato: 22 Settembre 2026

![Miccone dell’Oltrepò Pavese Spendiamo a pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Prodotti_tipici/miccone-delloltrepo-pavese/Miccone_1.jpg)

## [ Miccone dell’Oltrepò Pavese ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici/miccone-delloltrepo-pavese)

## **Il Miccone dell’Oltrepò Pavese, storia e tradizione del pane pavese**

è uno dei prodotti da forno più caratteristici della tradizione gastronomica della **provincia di Pavia**. Legato in particolare al territorio di **Stradella** e dell’Oltrepò orientale, questo pane rappresenta una delle espressioni più autentiche della cultura contadina pavese.

La sua storia affonda le radici nella tradizione rurale del territorio, quando il pane rappresentava un alimento fondamentale nella quotidianità delle famiglie. Preparato con ingredienti semplici e attraverso una lunga lavorazione, il Miccone si è tramandato nel tempo mantenendo le caratteristiche che lo hanno reso riconoscibile e apprezzato.

La sua forma particolare, la crosta croccante e la mollica compatta e profumata sono elementi distintivi di questo pane, tradizionalmente prodotto con **farina di frumento, acqua, lievito e sale**. La lavorazione e la cottura contribuiscono a conferirgli una consistenza adatta ad accompagnare salumi, formaggi e altri prodotti tipici dell’Oltrepò Pavese.

Il Miccone è profondamente legato alla gastronomia locale e alla convivialità. Sulle tavole dell’Oltrepò accompagna da sempre le specialità del territorio, diventando un elemento semplice ma importante della cucina tradizionale.

Ancora oggi il **Miccone di Stradella** racconta il legame tra pane, territorio e cultura contadina, rappresentando una delle eccellenze gastronomiche che contribuiscono a definire l’identità dell’Oltrepò Pavese.

###### *© Spendiamo a Pavia – Tutti i diritti riservati - La riproduzione o il riutilizzo dell’immagine è consentito esclusivamente previa autorizzazione dell’autore.*

Dettagli

Scritto da Operations

Categoria: [Prodotti Tipici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici)

Pubblicato: 22 Settembre 2026

![L’erba medica nella provincia di Pavia Spendiamo a pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Prodotti_tipici/lerba-medica-nella-provincia-di-pavia/Erba_medica_1.jpg)

## [ L’erba medica nella provincia di Pavia ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici/lerba-medica-nella-provincia-di-pavia)

## **L’erba medica nella provincia di Pavia, una coltura della tradizione agricola pavese**

è una delle colture foraggere presenti nelle campagne della **provincia di Pavia**, dove contribuisce da generazioni a caratterizzare il paesaggio agricolo del territorio. Coltivata soprattutto nelle aree pianeggianti, rappresenta una risorsa importante per l’alimentazione del bestiame e per l’attività delle aziende agricole locali.

Conosciuta anche come **medica**, questa pianta erbacea viene apprezzata per il suo elevato valore nutritivo e per la capacità di adattarsi alle diverse condizioni dei terreni agricoli. La sua coltivazione può protrarsi per più anni e permette di effettuare diversi sfalci durante la stagione, ottenendo foraggio destinato principalmente all’alimentazione degli animali.

La presenza dell’erba medica si inserisce nel tradizionale sistema agricolo della pianura pavese, caratterizzato da un’alternanza di colture e da una stretta relazione tra produzione vegetale e allevamento. Una volta raccolta, può essere utilizzata fresca oppure essiccata e trasformata in **fieno**, conservando le proprie caratteristiche nutritive.

Oltre al suo valore come coltura foraggera, l’erba medica svolge un ruolo interessante anche nella gestione agricola dei terreni. Essendo una **leguminosa**, contribuisce naturalmente all’arricchimento del suolo in azoto e può essere inserita nelle rotazioni colturali, favorendo la fertilità e l’equilibrio dei terreni.

Dalle pianure alle campagne della provincia, l’erba medica fa quindi parte di quel patrimonio agricolo meno conosciuto ma fondamentale per comprendere il paesaggio rurale pavese e il lavoro quotidiano delle aziende agricole del territorio.

###### *© Spendiamo a Pavia – Tutti i diritti riservati - La riproduzione o il riutilizzo dell’immagine è consentito esclusivamente previa autorizzazione dell’autore.*

Dettagli

Scritto da Operations

Categoria: [Prodotti Tipici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici)

Pubblicato: 21 Settembre 2026

![Riso della Lomellina Spendiamo a pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Prodotti_tipici/riso-della-lomellina/Riso_1.jpg)

## [ Riso della Lomellina ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici/riso-della-lomellina)

## **Il riso della Lomellina, storia e tradizione delle risaie pavesi**

è uno dei prodotti agricoli più caratteristici della **provincia di Pavia** e un elemento distintivo del paesaggio della pianura pavese. La Lomellina, terra compresa tra il Ticino, il Po e il Sesia, è da secoli profondamente legata alla coltivazione del riso e alla presenza delle sue ampie distese di risaie.

La coltivazione del riso ha trasformato il territorio, dando vita a un paesaggio unico fatto di campi allagati, canali e fontanili. L'abbondanza di acqua e la particolare conformazione della pianura hanno favorito lo sviluppo di una risicoltura che nel tempo è diventata parte integrante dell'economia e della cultura agricola locale.

Dietro ogni risaia c'è una lunga tradizione fatta di lavoro, conoscenze tramandate e cura del territorio. Nel corso dell'anno i campi cambiano aspetto: dalle prime lavorazioni alla semina, fino alla caratteristica distesa d'acqua che riflette il cielo e, in autunno, alle operazioni di raccolta.

La Lomellina è oggi uno dei territori più importanti per la **produzione di riso in Italia**. Le sue varietà vengono utilizzate nella preparazione di numerosi piatti della cucina italiana e rappresentano una delle eccellenze agricole che caratterizzano il territorio pavese.

Il riso della Lomellina non è quindi soltanto un prodotto agricolo, ma racconta il rapporto tra **acqua, terra, lavoro e tradizione** che da generazioni caratterizza la provincia di Pavia.

###### *© Spendiamo a Pavia – Tutti i diritti riservati - La riproduzione o il riutilizzo dell’immagine è consentito esclusivamente previa autorizzazione dell’autore.*

Dettagli

Scritto da Operations

Categoria: [Prodotti Tipici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici)

Pubblicato: 21 Settembre 2026

![L’uva dell’Oltrepò Pavese Spendiamo a pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Prodotti_tipici/luva-delloltrepo-pavese/Uva_1.jpg)

## [ L’uva dell’Oltrepò Pavese ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici/luva-delloltrepo-pavese)

## **L’uva dell’Oltrepò Pavese, storia e tradizione vitivinicola della provincia di Pavia**

Rappresenta una delle produzioni agricole più caratteristiche della provincia di Pavia. Le colline dell’Oltrepò, comprese tra il corso del Po e l’Appennino, offrono condizioni particolarmente favorevoli alla coltivazione della vite, grazie alla varietà dei terreni, all’esposizione dei versanti e al clima.

La viticoltura è profondamente radicata nella storia di questo territorio e da generazioni accompagna la vita delle comunità locali. I vigneti disegnano il paesaggio delle colline pavesi e caratterizzano numerosi comuni dell’Oltrepò, dove la coltivazione dell’uva è ancora oggi una componente importante dell’economia e della tradizione agricola.

Tra i vitigni più rappresentativi del territorio spicca il **Pinot Nero**, particolarmente diffuso nell’Oltrepò Pavese, insieme a varietà come Croatina, Barbera, Riesling e Moscato. Le uve coltivate sulle colline pavesi sono alla base di una produzione vinicola che ha reso l’Oltrepò uno dei territori vitivinicoli più importanti della Lombardia.

La storia dell’uva nell’Oltrepò Pavese racconta quindi il rapporto tra **agricoltura, paesaggio e cultura locale**: un patrimonio che continua a vivere nei vigneti, nelle cantine e nelle tradizioni delle comunità della provincia di Pavia.

###### *© Spendiamo a Pavia – Tutti i diritti riservati - La riproduzione o il riutilizzo dell’immagine è consentito esclusivamente previa autorizzazione dell’autore.*

Dettagli

Scritto da Operations

Categoria: [Prodotti Tipici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici)

Pubblicato: 21 Settembre 2026

![Mais Spendiamo a pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Prodotti_tipici/mais/Mais_1.jpg)

## [ Mais ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici/mais)

## **Coltivazione del Mais a Pavia: Agricoltura e Territorio**

La coltivazione del mais rappresenta una delle attività agricole più caratteristiche della provincia di Pavia, grazie alle condizioni favorevoli offerte dalla pianura pavese, dai terreni fertili e dalla presenza di una capillare rete di canali e corsi d’acqua utilizzati per l’irrigazione.

Il mais viene coltivato soprattutto nelle aree pianeggianti della provincia, dove i terreni profondi e ricchi di sostanza organica permettono alla pianta di svilupparsi con vigore. La disponibilità di acqua, unita al clima della Pianura Padana, favorisce una coltura che necessita di un adeguato apporto idrico soprattutto durante le fasi di crescita e di maturazione.

La semina avviene generalmente in primavera, quando le temperature del terreno sono sufficientemente miti. Durante il ciclo vegetativo gli agricoltori intervengono con le diverse operazioni necessarie alla gestione della coltura, dalla preparazione del terreno alla concimazione, fino al controllo delle infestanti e all'irrigazione.

In provincia di Pavia il mais viene destinato principalmente all'alimentazione animale, sia sotto forma di granella sia come insilato, e costituisce quindi una componente importante dell'attività agricola e della filiera zootecnica locale. La raccolta avviene generalmente tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno, in base alla varietà coltivata e alle condizioni climatiche dell'annata.

La presenza dei campi di mais contribuisce inoltre a caratterizzare il paesaggio agricolo della provincia di Pavia, alternandosi alle risaie, ai campi di frumento e alle altre colture tipiche della pianura. È un elemento riconoscibile del territorio rurale pavese e testimonia il forte legame tra agricoltura, acqua e ambiente che da secoli contraddistingue questa parte della Lombardia.

###### *© Spendiamo a Pavia – Tutti i diritti riservati - La riproduzione o il riutilizzo dell’immagine è consentito esclusivamente previa autorizzazione dell’autore.*

Dettagli

Scritto da Operations

Categoria: [Prodotti Tipici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici)

Pubblicato: 21 Settembre 2026

![Il Tartufo Nero dell’Oltrepò Pavese Spendiamo a pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Prodotti_tipici/il-tartufo-nero-delloltrepo-pavese/Tartufo_nero_1.jpg)

## [ Il Tartufo Nero dell’Oltrepò Pavese ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici/il-tartufo-nero-delloltrepo-pavese)

## Il tartufo nero dell’Oltrepò Pavese

Tra i prodotti che raccontano la ricchezza naturale e gastronomica della provincia di Pavia, il **tartufo nero dell’Oltrepò Pavese** occupa un posto particolare. Le colline e le aree montane dell’Oltrepò, soprattutto nell’area della **Valle Staffora e dell’Oltrepò montano**, offrono un ambiente favorevole alla crescita spontanea di diverse varietà di tartufo.

Boschi, terreni calcarei, altitudini differenti e un particolare equilibrio tra clima e biodiversità contribuiscono a creare le condizioni ideali per la presenza di questo prezioso fungo ipogeo. La sua ricerca e raccolta fanno parte di una tradizione legata alla vita rurale del territorio e alla conoscenza dei boschi, tramandata nel tempo da generazioni di cercatori.

### Dove cresce il tartufo nell’Oltrepò Pavese

L'Oltrepò Pavese presenta un territorio particolarmente vario, che dalle colline vitivinicole sale progressivamente verso l’Appennino. In questa fascia si alternano boschi di querce, roverelle, carpini e noccioli, aree prative e zone più umide, creando numerosi habitat favorevoli alla crescita dei tartufi.

La **Valle Staffora**, in particolare nelle zone dell’Oltrepò montano, è uno dei territori pavesi maggiormente legati alla tradizione della ricerca del tartufo. La presenza di terreni ben drenati e ricchi di calcio, insieme alle caratteristiche dei boschi e del microclima locale, favorisce lo sviluppo delle tartufaie naturali.

### La cerca del tartufo: una tradizione dell’Oltrepò

La ricerca del tartufo rappresenta un'attività profondamente legata alla conoscenza del territorio. Il **tartufaio** impara a riconoscere gli ambienti più adatti, osservando la vegetazione, il terreno e le caratteristiche del bosco.

Un ruolo fondamentale è svolto dal **cane da tartufo**, addestrato per individuare il profumo del tartufo maturo sotto il terreno. La cerca richiede esperienza, pazienza e attenzione per non danneggiare il terreno e permettere alla tartufaia di mantenere la propria capacità produttiva.

Per chi vive e frequenta le aree montane pavesi, il tartufo rappresenta quindi non soltanto una risorsa gastronomica, ma anche una testimonianza del rapporto tra comunità locali e ambiente naturale.

### Il tartufo nero: caratteristiche

Tra le varietà presenti nell'Oltrepò Pavese, il **tartufo nero scorzone** è particolarmente apprezzato per la sua diffusione e per la versatilità in cucina.

Si presenta con una superficie esterna scura e rugosa, mentre la polpa, una volta maturo, assume tonalità dal nocciola al bruno, attraversate da venature più chiare. Il profumo è caratteristico e richiama le note del sottobosco, del terreno e della frutta secca.

La sua struttura lo rende adatto a diverse preparazioni gastronomiche, comprese quelle che prevedono la cottura.

### Il tartufo nero nella cucina pavese

In cucina il tartufo nero trova numerosi abbinamenti. Può essere utilizzato per arricchire **risotti, pasta fresca, ravioli, gnocchi e uova**, oppure accompagnare carni e formaggi.

Nella tradizione gastronomica dell’Oltrepò Pavese può diventare protagonista di piatti semplici, nei quali pochi ingredienti permettono di valorizzarne il profumo. Un elemento importante sono anche gli abbinamenti con i **vini dell’Oltrepò Pavese**, territorio storicamente vocato alla viticoltura.

Il tartufo si inserisce così in una cucina che valorizza i prodotti locali e il legame tra le aree collinari e montane della provincia di Pavia.

### Una risorsa del territorio

Il tartufo nero rappresenta uno dei prodotti che meglio raccontano la biodiversità dell’**Oltrepò Pavese**. La sua presenza nei boschi della Valle Staffora e delle aree montane si lega a un patrimonio fatto di ambiente, tradizioni rurali e cultura gastronomica.

La ricerca del tartufo permette inoltre di riscoprire il paesaggio naturale dell’Oltrepò, seguendo antichi percorsi nei boschi e conoscendo più da vicino un territorio dove natura e tradizione continuano a incontrarsi.

###### *© Spendiamo a Pavia – Tutti i diritti riservati - La riproduzione o il riutilizzo dell’immagine è consentito esclusivamente previa autorizzazione dell’autore.*

Dettagli

Scritto da Operations

Categoria: [Prodotti Tipici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici)

Pubblicato: 18 Settembre 2026

![Duomo di Voghera spendiamo a pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/duomo-di-voghera/Duomo_Voghera_1.jpg)

## [ Duomo di Voghera ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/duomo-di-voghera)

## Duomo di Voghera: storia, arte e tesori nel cuore della città

Nel cuore di Voghera, il Duomo rappresenta uno dei principali simboli storici e architettonici della città. La sua storia attraversa diversi secoli e racconta trasformazioni, interventi architettonici e importanti testimonianze artistiche e religiose.

### Una storia lunga più di quattro secoli

L'attuale edificio venne ricostruito a partire dal **1605** su progetto dell'architetto **Antonio Maria Corbetta**, che si ispirò all'impianto bramantesco del Duomo di Pavia. La costruzione della facciata, tuttavia, rimase incompiuta per lungo tempo a causa della mancanza di fondi.

La conclusione arrivò soltanto nella seconda metà dell'Ottocento. Tra il **1874 e il 1881**, l'architetto **Carlo Maciachini** intervenne sull'edificio realizzando una nuova campata e completando la facciata definitiva. Ai lati dell'ingresso principale furono ricavati due spazi destinati a cappelle: a destra quella dedicata a **Maria Bambina e alla Madonna Immacolata**, mentre a sinistra si trova la cappella del **fonte battesimale**.

L'interno presenta una struttura a **tre navate**, con una navata centrale affiancata da due laterali. Al suo interno si possono ammirare diverse opere e decorazioni che testimoniano la ricchezza artistica accumulata dalla chiesa nel corso dei secoli. Nella navata centrale si trova l'affresco della **Madonna del Soccorso**, mentre nell'altare del Collegio Notarile è conservato un dipinto raffigurante la **Visitazione di Maria a sant'Elisabetta**, riconducibile tra XVI e XVII secolo.

Tra gli interventi pittorici più importanti figurano quelli di **Giuseppe Gambarini** e **Luigi Morgari**, che contribuirono alla decorazione dell'altare, del coro e della cupola. Il complesso è stato oggetto anche di più recenti interventi di ristrutturazione.

### La grande cupola e il profilo di Voghera

Uno degli elementi più caratteristici del Duomo è la sua **cupola semisferica**, che raggiunge un'altezza superiore ai 47 metri. La struttura poggia su quattro grandi piloni, ciascuno dei quali ospita una nicchia con la statua colossale di un Evangelista. Alla base delle statue sono raffigurati lo stemma della città e l'aquila romana.

La cupola, progettata da Antonio Maria Corbetta, è completata da una **lanterna** e da un **tiburio ottagonale**. Tra il 1906 e il 1908 la superficie interna venne affrescata dal pittore torinese **Luigi Morgari** insieme a **Rodolfo Gambini**.

Proprio il tiburio ottagonale, visibile anche dall'esterno, è diventato uno degli elementi più riconoscibili dello **skyline di Voghera**, caratterizzandone il profilo urbano e offrendo un punto di riferimento immediatamente riconoscibile nel centro della città.

### ![duomo-di-voghera.jpg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/duomo-di-voghera.jpg)

### Gli altari e le opere d'arte

Le due navate laterali custodiscono numerosi altari e opere di interesse storico e artistico.

Nella **navata sinistra** si trovano l'altare di **sant'Antonio Abate**, originariamente in cotto e ricostruito nel 1953 in marmo e legno dorato, l'altare del **Collegio Notarile**, dedicato alla Visitazione di Maria a sant'Elisabetta, e l'altare del **Crocifisso**, conosciuto anche come altare del Suffragio e realizzato in marmi policromi nella seconda metà del Settecento.

La **navata destra** ospita invece gli altari di **santa Caterina da Siena**, della **Madonna del Soccorso** e di **san Michele Arcangelo**. Realizzati in marmo policromo alla fine dell'Ottocento, raffigurano rispettivamente santa Caterina in abito monacale, san Taddeo insieme alla Vergine e il trionfo di san Michele.

L'insieme degli altari, degli affreschi e delle decorazioni permette di leggere all'interno del Duomo le diverse epoche artistiche che hanno contribuito alla sua storia.

### Il tesoro e la Sacra Spina

Tra le testimonianze più preziose custodite dal Duomo figura un piccolo **reliquiario contenente un frammento della Sacra Spina**, tradizionalmente identificato con una spina della corona di Cristo.

La reliquia sarebbe giunta a Voghera diversi secoli fa, secondo una tradizione legata ai **Cavalieri crociati** e alla Terra Santa. Il reliquiario, riconducibile all'oreficeria gotica d'Oltralpe, rappresenta una delle testimonianze più antiche del patrimonio religioso conservato in città.

Sul basamento del reliquiario visconteo compare inoltre un'immagine di **san Giovanni**, patrono dell'Ordine di Malta. Nel corso della storia la Sacra Spina è stata al centro di importanti momenti della devozione popolare vogherese: durante la festa di **san Bovo**, infatti, la reliquia veniva mostrata alla popolazione dal vescovo, attirando migliaia di fedeli.

### Un simbolo del patrimonio vogherese

Oggi il Duomo di Voghera non è soltanto un luogo di culto, ma anche una testimonianza della storia artistica e architettonica della città. La cupola, il caratteristico tiburio ottagonale, gli altari, gli affreschi e il patrimonio religioso custodito al suo interno ne fanno uno dei luoghi più significativi da conoscere per chi visita **Voghera e l'Oltrepò Pavese**.

Un edificio che, attraverso oltre quattro secoli di storia, continua a raccontare il legame tra arte, fede e identità del territorio vogherese.

###### *© Spendiamo a Pavia – Tutti i diritti riservati - La riproduzione o il riutilizzo dell’immagine è consentito esclusivamente previa autorizzazione dell’autore.*

Dettagli

Scritto da Operations

Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 18 Settembre 2026

![](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Prodotti_tipici/salame-di-varzi/Salame_di_varzi_1.jpg)

## [ Salame di Varzi ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici/salame-di-varzi)

## Salame di Varzi, una tradizione dell’Oltrepò Pavese

Il **Salame di Varzi DOP** è uno dei prodotti simbolo dell’**Oltrepò Pavese**, territorio collinare e appenninico della provincia di Pavia. La sua produzione è legata alla tradizione norcina di numerosi comuni dell’area, tra cui Varzi, Bagnaria, Brallo di Pregola, Cecima, Fortunago, Godiasco, Menconico, Montesegale, Ponte Nizza, Rocca Susella, Romagnese, Santa Margherita di Staffora, Val di Nizza, Valverde e Zavattarello.

Le origini del Salame di Varzi si perdono nella storia. Secondo alcune ricostruzioni, la tradizione dell'allevamento del maiale e della conservazione delle carni potrebbe avere radici molto antiche, risalenti anche all’epoca longobarda. Nel corso dei secoli, questo prodotto è diventato una presenza importante nella gastronomia locale, fino a entrare nelle tavole delle famiglie dell’Oltrepò.

Una delle prime testimonianze storiche viene fatta risalire al **XII secolo**, quando il salame sarebbe stato servito ai banchetti dei **Malaspina**, signori di queste terre, come prodotto pregiato destinato agli ospiti.

Con il passare del tempo, il maiale divenne una risorsa fondamentale per le famiglie contadine. La possibilità di trasformarne la carne in salumi permetteva infatti di conservarla a lungo e di avere a disposizione una preziosa fonte di nutrimento durante tutto l’anno.

A rendere particolare la tradizione del Salame di Varzi contribuì anche il territorio. La **Valle Staffora**, con il suo ambiente collinare e appenninico e le condizioni climatiche favorevoli, offriva un microclima particolarmente adatto alla **stagionatura naturale** dei salumi.

È proprio questo rapporto tra prodotto, territorio e tradizione che ancora oggi caratterizza il Salame di Varzi. La sua storia racconta infatti non soltanto una specialità gastronomica, ma anche un modo antico di vivere e valorizzare le risorse dell’**Oltrepò Pavese**, trasformando una necessità della vita contadina in una delle eccellenze più conosciute della provincia di Pavia.

###### *© Spendiamo a Pavia – Tutti i diritti riservati - La riproduzione o il riutilizzo dell’immagine è consentito esclusivamente previa autorizzazione dell’autore.*

Dettagli

Scritto da Operations

Categoria: [Prodotti Tipici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici)

Pubblicato: 16 Settembre 2026

![](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/piazza-ducale-di-vigevano/Vigevano_1.jpg)

## [ Piazza Ducale di Vigevano ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/piazza-ducale-di-vigevano)

## **Piazza Ducale di Vigevano: cosa vedere e la sua storia**

Nel cuore di Vigevano, Piazza Ducale è uno dei luoghi più rappresentativi della provincia di Pavia e uno dei più raffinati esempi di architettura rinascimentale in Lombardia.

La sua costruzione iniziò nel **1492**, per volontà di **Ludovico il Moro**, con l'obiettivo di creare una grande piazza monumentale che fungesse da scenografica anticamera al Castello Sforzesco. I lavori terminarono nel 1494 e trasformarono il centro della città in un elegante spazio urbano ispirato al modello del *forum* romano descritto da Vitruvio.

La piazza misura circa **134 metri di lunghezza e 48 di larghezza** ed è circondata su tre lati da edifici caratterizzati da facciate uniformi e portici continui. Sul quarto lato si trova il Duomo di Sant'Ambrogio, la cui facciata concava contribuisce ancora oggi a rendere l'insieme particolarmente suggestivo.

Il progetto della piazza viene tradizionalmente collegato a **Donato Bramante**, mentre la realizzazione fu affidata all'ingegnere ducale **Ambrogio da Corte**. L'intervento comportò la demolizione e la trasformazione di parte dell'antico abitato medievale, creando un nuovo spazio monumentale in diretto rapporto con il castello.

In origine la piazza aveva un aspetto diverso da quello attuale. Il lato meridionale era interrotto da un'ampia rampa che permetteva di raggiungere il castello, mentre diversi archi trionfali scandivano i lati della piazza. Le facciate degli edifici erano inoltre riccamente decorate con affreschi, alcuni dei quali sono ancora oggi visibili.

L'aspetto attuale è in gran parte il risultato dell'intervento realizzato alla fine del **Seicento** dal vescovo **Juan Caramuel y Lobkowitz**. La rampa verso il castello venne demolita e sostituita da uno scalone, mentre fu completato il lato meridionale della piazza. Un cambiamento ancora più significativo riguardò il Duomo: la nuova facciata concava, progettata come una vera e propria quinta teatrale, modificò il rapporto visivo tra la piazza e il castello, ponendo la cattedrale al centro della scenografia urbana.

Nel corso dei secoli la piazza ha continuato a trasformarsi. Nel Settecento vennero sostituiti alcuni degli archi trionfali e fu collocata la statua di **San Giovanni Nepomuceno**, ancora oggi presente sul lato occidentale. Nell'Ottocento venne invece realizzata l'attuale pavimentazione in ciottoli e lastre di serizzo.

Tra il **1905 e il 1910** un importante intervento di restauro riportò alla luce alcuni frammenti degli antichi affreschi sforzeschi. Le parti conservate furono integrate con nuove decorazioni in stile rinascimentale dai pittori vigevanesi **Casimiro Ottone e Luigi Bocca**. Nel 1911 venne inoltre completato il caratteristico disegno della pavimentazione e furono installati i lampioni che contribuiscono ancora oggi all'immagine della piazza.

Tra il 1992 e il 1996, in occasione del cinquecentenario della sua costruzione, la piazza è stata interessata da nuovi interventi di conservazione e restauro, con il recupero delle decorazioni e di ciò che rimane degli affreschi originari.

Oggi Piazza Ducale è il **cuore della vita cittadina di Vigevano**. I suoi portici ospitano negozi, locali e attività commerciali, mentre la grande piazza è un punto di incontro quotidiano per i vigevanesi e una delle principali tappe per chi visita la città.

Con il suo equilibrio tra architettura, storia e vita contemporanea, Piazza Ducale rappresenta uno dei luoghi più iconici da conoscere durante un viaggio alla scoperta di **Vigevano e della provincia di Pavia**.

###### *© Spendiamo a Pavia – Tutti i diritti riservati - La riproduzione o il riutilizzo dell’immagine è consentito esclusivamente previa autorizzazione dell’autore.*

### Gallery

[ ![e2e60c9f5d4ba9b5f4080d6e76ef599d_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/e2e60c9f5d4ba9b5f4080d6e76ef599d_original.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/full/e2e60c9f5d4ba9b5f4080d6e76ef599d_original.jpg)

[ ![43eeb19157a4b9c7e44b100b827f9620_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/43eeb19157a4b9c7e44b100b827f9620_original.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/full/43eeb19157a4b9c7e44b100b827f9620_original.jpg)

[ ![73f44d312e23f9ce145b4edbd2865bcd_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/73f44d312e23f9ce145b4edbd2865bcd_original.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/full/73f44d312e23f9ce145b4edbd2865bcd_original.jpg)

Dettagli

Scritto da Operations

Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 16 Settembre 2026

![La Certosa di Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/La_Certosa/Banner.jpg)

## [ La Certosa ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/la-certosa)

## Tra le Mura Sacre - Un Viaggio nella Certosa di Pavia

Gian Galeazzo Visconti aveva più volte manifestato il proposito di avere, dice il Breventano “un palazzo per sua abitazione, un giardino per suo diporto, ed una cappella per sua devozione”. Già egli aveva il magnifico castello fondato, come diremo, dal padre suo Galeazzo nel 1360, con l’annesso amplissimo parco: non gli rimaneva dunque che erigere al termine del parco un tempio che esaltasse, con la Gloria di Dio, la potenza della famiglia Vissconti, destinata, secondo il suo disegno , a dominare tutta l’Italia.

Il tempio e il monastero , fondato da Gian Galeazzo, riuscì il più bello d’Italia, come dice il Gucciardini (Storia I, XIV,c, v), la più alta manifestazione dell’arte lombarda, dalle timide grazie del gotico al trionfo del più grandioso barocco. Lo splendore artistico della Certosa eclissò ben presto la gloria artistica della vetusta Pavia: e anche oggi spesso accade che il visitatore indugi nel verde piano, il cui silenzio è rotto solo dal rumore delle acque e dal canto dei rusignoli, e in cui sorge come per incanto la Certosa, dimentico che poco lungi lo attende Pavia, superba dei suoi vetusti monumenti.

L’economia del lavoro e i limiti impostimi mi costringono a contenermi di pochi cenni intorno alla Certosa, a illustrarla quale, anche sommariamente, non basterebbe tutto il volume (ma faremo approfondimenti su altre Rubriche): ma la Certosa gode di tale fama in tutto il mondo civile ed è già stata illustrata da tanti e così insigni maestri , che fra tutti i monumenti pavesi è la meno bisognosa di illustrazione.

Nel 1396 si cominciarono i lavori sotto la direzione di Bernardo da Venezia, al quale si debbono aggiungere Giacomo da Campione e Cristoforo di Beltramo. La prima pietra fu posata da Gian Galeazzo il 27 agosto 1396. Nel 1401 i monaci presero possesso della Certosa. Pochi mesi dopo, Gian Galeazzo moriva; e la costruzione della chiesa per circa mezzo secolo rimase interrotta alle fondamenta, secondo le quali la struttura della Certosa avrebbe dovuto avere una stretta analogia con quella del Duomo di Milano e del S.Petronio di Bologna. Il convento fu compiuto verso la metà del secolo XV, al punto da poter ricevere le decorazioni degli Zavattari. I lavori della chiesa invece furono ripresi solo dopo la proclamazione a duca di Milano di Francesco Sforza, il quale nel settembre del 1450 inviava alla Certosa l’architetto Giovanni Solario. Sotto la direzione di Guiniforte Solari figlio di Giovanni s’iniziava verso il 1462 la costruzione degli archi e delle volte della chiesa; mentre si lavorava alle decorazioni in terracotta dei due chiostri, e si affidava a V. Foppa la decorazione del chiostro grande. Guiniforte modificò profondamente l’organismo primitivo della chiesa. Dice infatti il Beltrami che “ mentre nella disposizione interna delle tre navate si rispettarono le proporzioni del tracciato del 1396, nel sistema delle volte e della copertura venne invece introdotta una radicale trasformazione , per cui, osservando la struttura esterna della chiesa, anziché vedere la disposizione di contrafforti o archi rampanti, accennati alla struttura interna delle volte, si vede il motivo dei loggianti ricorrenti sotto le cornici, tanto delle navate minori quanto della navata maggiore, motivo che rappresenta un ritorno alle tradizioni architettoniche dell’arte lombarda, pur presentandosi come elemento decorativo”.

Altro ritorno alla tradizione lombarda è la disposizione delle piccole absidi raggruppate intorno alle testate che terminano la navata trasversale e il coro. La facciata ideata da Guinforte sembra potersi ravvisare nel modello di chiesa che Gian Galeazzo offre alla Vergine nell’ affresco del Bergognone che nomineremo. Ma nel 1473 il priore dei sertosini affidò l’esecuzione della facciata a Cristoforo e Antonio Mantegazza , già orafi, e a G. A. Amedeo, i quali alla semplicità e solennità architettonica di Giuniforte sostituirono la più sfoggiata ricchezza di ornamenti scultorici, eseguiti con finezza più degna di orafi che di scultori. Nel 1495, anno della consacrazione del tempio, la decorazione della facciata era giunta all’altezza delle quattro finestre come si vede nel quadro del Bergognone, Cristo seguito dai certosini.

Nel 1491 Ludovico il Moro volle fosse rifatto più sontuoso il coro; e intanto la decorazione delle volte delle cappelle e della chiesa e le pale d’altare erano affidate a B. Montagna, al Perugino, al Borgognone, a Macrino d’ Alba. Dal 1492 al 1497 Gian Cristoforo Romano e il Brosco attendevano al mausoleo di Gian Galeazzo : uno dei capolavori della scultura lombarda nell’età del l’oro. Dirò a questo proposito che in nessun altro luogo, meglio che nella Certosa, si può studiare , né i suoi pregi e n’è i suoi difetti, la scultura lombarda dalla metà del XV al XVII. La facciata fu compiuta nel 1540. Per circa un secolo la Certosa seguitò ad arricchirsi di opere d’arte , nelle quali, se non risplende l’ intenzione di sfoggiare fasto e ricchezza e pel pregio della materia e per la finezza dell’ esecuzione. Già al Montaigne , che visitava la mezza dell’esecuzione. Già al Montaigne, che visitava la Certosa nel 1581, pareva di visitare, anzichè un monastero, la corte di un grandissimo principe .Dopo molte vicende, che qui accadde raramente, la Certosa, come le badie di Montecassino, Cava de’ Tirreni, S. Martino della Scala Monreale, in virtù della legge 7 luglio 1866 relativa alla soppressione delle congregazioni religiose, passò alla dipendenza della pubblica istruzione, e fu affidata all’Ufficio regionale dei documenti di Lombardia.

**Descrizione della Certosa:**

**![12.jpg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/12.jpg)**

Per un vestibolo , compito nel 1434, decorato esternamente da affreschi dal pavese Bernardino de’ Rossi (1508), e che ha nell’ interno una porta di marmo riccamente scolpita , si entra nel piazzale , circondato da edifizi, tra i quali degno di nota il Palazzo Ducale , costruito verso il 1625 da Francesco maria Richico.

La facciata di marco di Carrara e di Candoglia, fu iniziata su disegno di Guiniforte Solari, verso il 1473, da Cristoforo e Antonio Mantegazza , e fino al 1499 continuata da G A Amadeo, a cui successe Benedetto Briosco, che ebbe una schiera di collaboratori; coi pilastri e con le sue gallerie trasversali rammenta le facciate delle chiese romaniche di Lombardia. Peccato che Cristoforo Lombardo, terminandola nel 1540, abbia sostituito al coronamento cuspidale una linea orizzontale! Questa facciata , che il Burckhardt chiama il maggior capolavoro decorativo d’Italia e del mondo , è coperta quasi tutta (se ne togli lo scomparto centrale della parte superiore , con quella finestra cincquecentesca, alquanto pesante) di mirabili sculture: nello zoccolo , settantadue teste di illustri personaggi dell’antichità; sopra, scene del nuovo e dell’antico testamento: poi teste di d’angeli, quattro magnifiche finestre e nicchie con numerosa statue; ai lati della porta principale , miracolo d’armonios classicismo (nella cui lnetta è rappresentata la Vergine in trono fra certosini), si vedono quattro altorilievi del Briosco, belli per finezza tecnica e dolcezza d’espressione: a destra, Alessandro III che porge ai certosini le apostoliche costituzioni e Gian Galeazzo che depone la prima pietra per la Certosa; a sinistra la consacrazione della Certosa (3 maggio 1497) e la traslazione di Gian Galeazzo dalla basilica di S. Pietro in Ciel D’Oro alla Certosa nel 1474. Le medaglie ovali di destra rappresentano i fatti di sant’Ambrogio e Giovanni Battista; le medaglie ovali di sinistra, i fatti della Vergine e quelli di san Siro.

Osservando la facciata della Certosa, si ha la visione intera, Indimenticabile della scultura lombarda del Quattrocento. La linea architettonica è sopraffatta dalla decorazione: mancanza di fren dell’arte, barocchismo in pieno Quattrocento, che costituisce l’inferiorità della scultura lombarda di fronte alla toscana: ma (ha ragione il Malaguzzi) “se tutte le scuole vantassero gli stessi pregi, mancherebbe al patrimonio artistico nazionale una delle sue maggiori attrattivem la varietà”.

Nel fianco del tempio e nell’abside, dovuti a Guinforte Solari (1453 – 1470) che seppe assai bene accordarli con la struttura interna del tempio , predomina la terracotta e il motivo dei loggiati ricorrenti sotto le cornici. Elegantissime le diciotto guglie in corrispondenza della testata del coro e dei bracci di croce. I pinnacoli che coronano i contrafforti dei fianchi sono opera di Galeazzo Alessi (1560).

Entrando nella chiesa, l’occhio, affaticato dalla visione delle troppe sculture e dei particolare decorativi della facciata, si riposa contemplando la solenne maestà delle linee, posandosi sulla volta azzurra cosparsa di stelle d’oro, meraviglioso cielo dell’arte!

L’interno opera di Giuniforte Solari (1453 – 1470) è a croce latina e a tre navi, delle quali la maggiore ha la volta cordonata, gli archi acuti, i pilastri a fascio, proprio dell’ architettura gotica , mentre il transetto e il coro, terminati con tre absidi in emiciclo, sono in stile del Rinascimento, come pure la cupola ottagona, che sovrasta al centro del tempio. Il pavimento di mosaico, originariamente dovuto a Rinaldo de Staturis (1450), fu rifatto nel 1850. La decorazione delle volte è di Ambrogio e Bernardino Bergognone (1490); le pitture della cupola, di Alessandro Casolani (m 1606) e P.Sorri (m 1622). Le cancellate di bronzo e ferro delle navate e delle cappelle sono opera di Francesco Villa, P. P. Ripa e Ambrogio Scagno (1660). Le pitture sulla parete interna del muro di facciata furono eseguite da Giuseppe Procaccino, le statue barocche fra le arcate de le cappelle, da Dionigi Bussola, Francesco Bosso, Carlo Simonetta, Giuseppe Rusnati, Siro Zanella (c. 1680).

**Visitiamo la cappella di sinistra.**

Prima Cappella (Santa Maria Maddalena) - il quadro dell’altare (la Maddalena) fu dipinto nel 1757 dall’ abate Giuseppe Peroni; il pallio a intarsio marmoreo è l’ultimo lavoro fatto per la Certosa dalla famiglia Sacchi, che per secoli operò a Villanova presso la certosa. Di fianco all’altare c’è un fine lavabo scolpito dai Mantegazza (1470). Alle pareti , affreschi (storie della Maddalena) di Francesco Panfilo cremonese, detto il Nuvolone. Nella volta, quattro medaglie mal dipinte. Con figure certosine, opera di Jacopo de Motis (1478).

Seconda Cappella (San Michele Arcangelo) - Il quadro dell’altare , diviso in sei scomparti , è del Perugino, ma l’originale è la sola parte superiore mediana, rappresentante il Padre Eterno, i quattro Dottori sono del Bergognone. Copie del 1586 sostituiscono i tre scomparti emigrati a Londra (galleria nazionale) nel 1856.

Questo polittico è uno dei capolavori del Perugino nel miglior periodo, per il fiorentino, della sua attività. Il bassorilievo (caduta degli angeli ribelli, creazione di Adamo ed Eva, sacrifizio di Abramo e visione di Giacobbe), del pallio dell’altare è di Tomaso Orsolino; gli affreschi delle pareti (Abramo offre ospitalità a tra angeli, Agar errante nel deserto), di Francesco Panfilo, detto il Nuvolone (1648). La volta ha la decorazione originaria.

Terza Cappella (San Giovanni Battista) - La pala dell’ altare (certosini genuflessi dinnanzi a san Giovanni Battista) è di G B Carlone. Nella volta, quattro medaglie, mal ridipinte, con figure di certosini, opera di Jacopo de Motis.

Quarta Cappella (Santa Caterina) - La pala dell’altare (l’ adorazione dei Magi) è del cremonese P M Neri (1641); il bassorilievo del pallio (la strage degli innocenti), di Dionigi Bussola (1667). Su le pareti, angelo che comanda a san Giuseppe di fuggire in Egitto e i Magi che parlano con Erode, di Ercole Procaccino (1652). Sopra le portine di comunicazione con le cappelle adiacenti, una Madonna e san Paolo eremita, da attribuire al Bergognone. La volta ha la decorazione originaria.

Quinta Cappella (santa Caterina) - La pala dell’ altare (Vergine, santa Caterina di Alessandria e santa Caterina da Siena) è di Francesco del Cairo, allievo del Morazzone. La volta, già decorata da Jacopo de Motis, fu ridipinta nel Seicento. Una parte della vetrata dipinta (santa Caterina vergine e martire) è l’originaria del secolo XV. Ai lati dell’altare due sculture di G. Rusnati pallio a mosaico è opera dei Sacchi (1640). Gli affreschi (flagellazione di Santa Caterina, liberazione di santa aterina dal demonio) sono G B Carlone.

Sesta Cappella (Sant’ Ambrogio) - La pala dell’altare (sant’Ambrogio in trono, fra san Satiro e san Gervaso, san Marcellino e san Protaso) è opera insigne del Bergognone (1490). Il pallio dell’altare (sant Ambrogio a cavallo alla battaglia di Parabiago) è del Rusnati (1695). Una parte della vetrata dipinta (sant’Agostino) è da ascrivere a Jacopo de Motis. Gli affreschi (storie di sant’Ambrogio) sono di Carlo Cane (m. 1688).

Sesta Cappella (Beata Vergine del Rosario) - La pala dell’altare (la Vergine che dà il Rosario a san Domenico) è del Morazzone (1617); il pallio (l’adorazione dei Magi), detto Volpino (1675).

Nel braccio sinistro del transetto, si vedono le statue giacenti di Ludovico il Moro e Beatrice d’Este (m. 1497), capolavoro di Cristoforo Solari, detto il Gobbo. Il quadro dell’altare (detto delle sante reliquie), rappresentante il Redentore, è di Daniele Crespi (m. 1628). Dietro il quadro è la grata di bronzo, opera di Gerolamo Castelli (1629), che custodiva le reliquie. Il pallio a intarsio marmoreo è opera di Valerio Sacchi (1618-1628). I candelabri di bronzo che fronteggiano l’altare hanno decorazioni del Borgognone (ma i due angioli sostenenti festoni sono stati attribuiti, con poca fortuna, a Bramante); nella volta è dipinta l’incoronazione della Vergine con le figure in ginocchio di Francesco Sforza e Ludovico il Moro. Antiche sono la vetrata dell’abside di destra (san Girolamo) e quella di sinistra (la Natività).

Per una porta, nella cui lunetta l’Amadeo scolpì le tentazioni di sant’Antonio, e sul cui timpano e fregio Alberto da Carrara (1490) e B. Briosco (1497) scolpirono sette medaglie coi ritratti dei duchi di Milano da Gian Galeazzo a Ludovico il Moro, si entra nella sacrestia vecchia, dove son da osservare i capitelli pensili che reggono la cordonatura della volta, che serba la sua decorazione originaria, il pavimento originario di laterizio e il famoso trittico, adorno di ben 66 bassorilievi e 94 statuine, e rappresentante nei quadretti della parte centrale la storia dei re Magi, in quelli di destra le storie del Redentore, in quelle di destra le storie della Vergine, è l’unico oggetto della Certosa che ci riporti al tempo del suo fondatore. E’ creduto opera del fiorentino Baldassarre degli Embriachi, il più valente scultoreo e decorativo. Anche in architettura, ce lo fa ritenere opera fiorentina. Uscendo dalla sacrestia, ci troviamo nel centro della croce, sotto il tiburio, il più bel punto per ammirare l’architettura interna della chiesa.

Nel coro ci sbalordisce la ricchezza più che non ci alletti la bellezza. La chiusura marmorea è opera di Martino Bassi e Galeazzo Alessi; le imposte di legno furono intagliate dal fiammingo Teodoro Fris e da Virgilio dei Conti ; Daniele Crespi nel 1630 – c’è in angolo di destra il nome e la data ornò le pareti con affreschi che sono dei migliori saggi di pittura decorativa del Seicento. I quarantadue stalli del coro furono eseguiti dal 1487 al 1498 da Bartolomeo dei Polli mantovano, e i dorsali furono intarsiati da Pietro da Vailate con figure di santi, forse disegnate dal Bergognone. La balaustra dell’altar maggiore è opera di Carlo Simonetta (1683); i candelieri e gli obelischi di bronzo, di Annibale Fontana. L’altare maggiore di marmo tempestato di pietre preziose si deve a parecchi artisti, principalmente ad Ambrogio Volpi dca Casale (1568). Il tempietto di questo altare è in stile bramantesco: Francesco Brambilla ne fece gli sportelli di bronzo , e Angelo Marini siciliano le tredici statuine di bronzo; il Volpino scolpì gli ancgeli fiancheggianti il pallio, nel cui centro è un bassorilievo circolare, una Pietà, di finissimo lavoro. La croce dell’altare e i candelabri sono di Annibale Fontana. Nelle pareti ai lati dell’altare stanno infissi dei finissimi bassorilievi (fasti della Vergine) di Stefano da Sesto, a sinistra, e di Biagio da Vairone, a destra. Sotto uno di questi bassorilievi, un riquadro con un’imitazione del Cenacolo di Leonardo. La vetrata dipinta della finestra absidale (Assunzione) fu eseguita forse su disegno del Bergognone.

La porta a destra del coro, adorna dei ritratti delle duchesse di Milano, dà accesso al Lavabo, dove son da vedere i capitelli pensili, la volta, che serba la decorazione originaria, una Vergine di B. Luino, l’elegantissimo pozzo con medaglioni di marmo nero, eseguito nel 1478 dall’Amadeo, la vetrata dipinta (san Bernardo col demonio), segnata opus Christofori de Motis 1477, e una ricca fontana eseguita nel 1490. Questo lavabo è assegnato da tutte le guide ad Alberto Maffioli da Carrara, ma al Maffioli il Malaguzzi attribuisce la sola parte architettonica, mentre nella lunetta, rappresentante la lavanda dei piedi agli apostoli e altre storie di Cristo, gli par di vedere lopera dell’Amedeo o del Mantegazza.

Nel braccio del transetto sorge il mausoleo di Gian Galeazzo Visconti, al quale da 1494 al 1497 attesero Gian Cristoforo Romano, autore dell’edicola e dei sei bassorilievi che la adorna, rappresentanti i più notevoli fatti della vita di Gian Galeazzo, e B.Briosco, autore della Vergine col Bambino. L’urna, a dir vero, un po' pesante, sulla quale riposa la statua giacente di Gian Galeazzo, fu eseguita nel 1562 da Bernardino da Novate. La finestra che sta dietro il mausoleo conserva la vetrata di Cristoforo de Motis (1479), rappresentante san Gregorio Magno. Il quadro del prossimo altare (san Brunone e san Carlo Borromeo dinanzi al trono della Vergine) è di G B Crespi detto il Cerano; il pallio (san Brunone genuflesso dinanzi al Crocifisso) è di Tomaso Orsolino (1635); i candelieri di bronzo sono di A. Fontata. La parte superiore della parete e la volta sopra l’altare hanno decorazioni del Borgognone (ma i due angeli sostenuti festoni sono stati attribuiti, come gli altri due già menzionati, a Bramante). Nella volta dell’abside il Borgognone dipinse Gian Galeazzo genuflusso con i figli, in atto di presentare alla Vergine il modello della Certosa.

A destra dell’altare di san Brunone si entra nella sacrestia nuova, alle cui pareti sono addossati gli armadi intagliati da Virgilio de Conti e Giovanni Favorino nel 1615. La volta fu dipinta nel 1600 da P. Sorri.L’ancona dell’altare (Assunzione della Vergine) è una delle ultime opere (1515) di Andrea Solari, completata e restaurata nel 1576 da Bern. Campi. La scultura del pallio (la nascita della Vergine) è di G Rusnati (1696). In mezzo all’architetto pavese Alessandro Campari, eseguito dall’intagliatore pavese Luigi Moretti, contenente i tredici corali antifonari, miniati da 1562 al 1580 da Eustachio Confalonieri pavese, Percivale Negro da Milano, Evangelista Della Croce da Milano, Benedetto da Corteregia , valloambrosano di S. Lanfranco a Pavia. Del Della Croce si veda specialmente la danza di putti delle tre stirpi umane dinanzi al Bambino, che par preannunzi l’Albano. I corali sono aperti alle pagine illustrative delle seguenti feste: di fronte a chi entra , la Resurrezione, indi, girando a destra , successivamente: la Dedicazione della chiesa (Sogno di Giacobbe), la Trinità con la data 1562, S.Stefano (martirio), Prima domenica di Avvento (la più bella pagina ; si noti il medaglione con G. Galeazzo e Gian Galeazzo sotto le spoglie di Davide pregante), Ascensione, una Vergine Martire, Assunzione. Sulla porta , una lunetta di un Mantegazza (la Pietà).

A sinistra della sacrestia nuova, si trova il chiostrino del Capitolo (1490), attribuito al Bramante.

Per una porta forse scolpita dai Mantegazza (altra Pietà), si accede al piccolo chiostro della Fontana, recinto di cinquanta arcate poggianti su colonnette di marmo e con gli archivolti e le cornici decorate in terracotta dal cremonese Rinaldo de Stauris (1466), con la partecipazione dell’ Amadeo. Queste e le altre terracotte della Certosa sono, a giudizio del Meyer, “la più splendida produzione di questo genere d’arte tutta propria della Lombardia “. La ricchissima porta , con la Vergine in trono con la navata trasversale, è opera datata e firmata dell’Amadeo (1466). Notevole anche il lavabo dei monaci, tutto di terracotta, adorno di bassorilievi, tra i quali L’ Annunciazione e il Cristo che conserva con la Samaritana.

Entriamo nel refettorio, in una parete del quale Ottavio Semini genovese dipinse il Cenacolo (1567), e nel centro della cui volta si vede una Vergine allattante del Bergognone.

Dal refettorio si accede al Palazzo Ducale, nelle cui sale è stato da pochi mesi ordinato il Museo della Certosa. A pianterreno è una ricca raccolta di riproduzioni fotografiche e di copie in gesso e in terracotta di sculture del tempio. Delle sei sale del piano superiore, la prima contine, fra l’altro, alcuni disegni dei secoli XVI e XVII, che ci offrono i promi studi del Palazzo Ducale e i progetti per finimento in stile barocco della facciata del tempio; frammenti di ceramica, ritratti dei Visconti e degli Sforza , e in una cassetta di cristallo gli oggetti tolti nel 1889 dell’urna sepolcrale di Gian Galeazzo : una spada senza impugnatura, il pugnale, gli sproni, alcuni frammenti di sculture già esistenti alla Certosa, delle quali tre ascritte ai Mantegazza, la flagellazione di Cristo, Gesù sotto la croce, Gesù nell’orto, e altre ascritte all’Amodeo. Nella terza sala , altre sculture: capitelli, stemmi, fregi, due putti reggenti gli stemmi visconteo e sforzesco; altre sculture ascritte all’Amadeo (san Giovanni Battista che predica, battesimo di san Giovanni Battista, decapitazione di san Giovanni Battista); altre del Rusnati, secentista imitatore dell’Amadeo (Annunciazione, Visitazione, Presepio, fuga in Egitto), un bassorilievo del Bambaja, cioè una scena della Passione, avanzo del monumento Birago, già presente nella demolita chiesa di S. Francesco a Milano.La sala quarta è cappella, che ha sull’altare un quadro d’un seguace del Luino. Nella sala quinta, tra parecchi quadri poco importanti, due frammenti d’ancona del Bergognone, angeli preganti. Nell’ultima sala, tra gli altri quadri, la pala dipinta nel 1490 da Bartolomeo Montagna, la Vergine col Bambino tra san Giovanni Battista e san Girolamo, e frammenti d’anconè del Luino (sant’Ambrogio, san Martino) e del Bergognone (san Paolo, san Pietro, sant’ Agostino); e alcuni frammenti di terrecotte del chiosto grande.

Ritornati nel piccolo chiostro, passiamo da questo al grande chiostro, recinto da centovetrine arcate, poggianti su colonne alternate di marmo bianco e rosso e con gli archivolti e le cornici decorate in terracotta da predetto De Stauris (1478), con la partecipazione dei Mantegazza. I porticati conducono alle ventiquattro abitazioni dei certosini (ognuna delle quali ha un piccolo giardino), notevole saggio di architettura domestica del secolo XV. Alcune di queste celle serbano affreschi del Quattrocento, tra i quali è degno di nota quello della cella 8:la Nascita di Gesù, con la Vergine , San Giuseppe e un certosino, opera di Ambrogio Bevilacqua. Nell’angolo sud-est del chiostro grande s’apre il portico dei Novizii, costruito nel 1568 da Ambrogio Volpi. Lì vicino sorge un tempietto , sulla cui porta d’accesso fu dipinto (da Mauro della Rovere) sanBrunone sollevato al cielo dagli angioli.

Dal grande chiostro, per una porta decorata dai Mantegazza e dall’Amadeo, si accede all’ortaglia, che si distende intorno al monastero con un pergolato a colonne, che conduce alla peschiera.

**![15.jpg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/15.jpg)**

**E ora entriamo nel tempio per visitare le cappelle di destra.**

Prima Cappella (Annunciazione) - La pala (L’Annunciata) è di Camillo Procaccino (1616), il Pallio (La nascita del Redentore), di D. Bussola (1675). Sulla porticina che conduce alla porta trasversale , una santa Caterina da Siena del Bergognone. Alle pareti, affreschi (storie della Vergine) di Stefano Danedi, detto il Montalto.

Seconda Cappella (San Pietro e San Paolo) - La pala (la Vergine con San Pietro e san Paolo) è del Guercino (1641); il pallio, il più bello dei pallii intarsiati della Certosa, costò diciassette anni di lavoro a Valerio Sacchi. Affreschi del Montalto (storie di san Pietro).

Terza Cappella (San Siro) - La nobilissima pala (san Siro tra san Teodoro, sant’ Invenzio, san Lorenzo e santo Stefano ) fu dipinta nel 1491 dal Bergognone . La volta è l’unica che conservi quasi intatta la decorazione originaria, con le figure di quattro patriarchi, di Jacopo de Moris (1491). La vetrata dipinta (san Michele Arcangelo) è segnata Antonio de Pandino ne fecit, il quale Pandino nella prima metà del secolo XV aveva dipinto alcune vetrate del duomo di Milano. Alle pareti , affreschi (storie di san Siro) del milanese A. Busca, scolaro del Nuvolone.

Quarta Cappella (del Crocifisso) - La pala (Gesù crocifisso tra le pie donne) è uno dei capolavori della prima maniera del Bergognone (1490). Il Pallio (sepoltura di Cristo) fu scolpito dal Volpino nel 1677. Affreschi di Federico Bianchi.

Quinta Cappella (San Benedetto) - La pala dell’altare (san Benedetto che contempla l’anima di santa Scolastica che assurge al cielo) è di Carlo Cornara (1688). Alle pareti , affreschi di G. Ghisolfi (1670).

Sesta Cappella (Sant’Ugone) - La pala è un capolavoro di Macrino d’Alba (1496); è a sei scomparti; nei tre inferiori la Vergine in trono con Bambino, ai lati sant’Ugone e sant’Anselmo; nello scomparto superiore Cristo Risorto, pittura scorretta, che non sembra del maestro: gli Evangelisti delle due tavole laterali sono del Bergognone. I bassorilievi del pallio (storie di sant’ Ugone) sono di G.B. Maestri, detto volpino. Alle pareti, affreschi di C. Carlone.

Settima Cappella (Santa Veronica) - La pala (santa Veronica) è di Camillo Procaccino (1605); il pallio dei Sacchi; gli affreschi di Andrea Lanzani (m. 1712). Di fianco al sacrario , un piccolo lavabo scolpito nel secolo XV.

Sulla porticina che mette in comunicazione le cappelle di sinistra con la navata trasversale, un Ecce homo del Bergognone, col caratteristico fondo azzurro e teste d’angeli.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

### Gallery

[ ![Certosa_di_Pavia_-_panoramio_-_cisko66_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Certosa_di_Pavia_-_panoramio_-_cisko66_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Certosa_di_Pavia_-_panoramio_-_cisko66_original.jpg)

[ ![Certosa_portale_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Certosa_portale_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Certosa_portale_original.jpg)

[ ![Navata_certosa_pavia_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Navata_certosa_pavia_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Navata_certosa_pavia_original.jpg)

[ ![13_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/13_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/13_original.jpg)

[ ![16_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/16_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/16_original.jpg)

[ ![17_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/17_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/17_original.jpg)

[ ![19_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/19_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/19_original.jpg)

Dettagli

Scritto da Operations

Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 05 Agosto 2024

![Il Monumento Alla Famiglia Cairoli - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Civili/Il%20Monumento%20Alla%20Famiglia%20Cairoli/Banner.jpg)

## [ Il Monumento Alla Famiglia Cairoli ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili/il-monumento-alla-famiglia-cairoli)

## Guida Turistica al Monumento alla Famiglia Cairoli

Il 27 maggio 1910 fu inaugurato questo monumento, il più bello e degno, tra i moderni di Pavia. E’ opera dello scultore Enrico Cassi, nativo di Cuasso al Monte, in provincia di Como, ma pavese di educazione.

Sopra una gradinata di granito si alza un grosso dado, fatto di un sol pezzo di bronzo, rivestito di quattro grandi bassorilievi; e il dado è sormontato da un obelisco piramidale. Il bassorilievo della fronte ritrae il panorama di Pavia col castello e il ponte Ticino. Su questo sfondo spicca il gruppo principale: Adelaide Cairoli che tiene in mano la bandiera nazionale, in atto di consegnarla ai suoi cinque eroici figli, pronti a partire per la guerra contro lo straniero.

Più sopra spicca in un medaglione l'effigie di Carlo Cairoli, padre di quegli eroi, e sopra ancora lo stemma di Pavia. Nelle tre altre facce del dado, sotto gli stemmi di Varese, della Trinacria e di Roma, sono rappresentati con figure a basso ed alto rilievo i più gloriosi episodi della epopea de’ Cairoli: a destra del gruppo centrale La morte di Ernesto a Varese, dietro, l’ingresso di Garibaldi a Palermo, araldi Benedetto ad Enrico, a sinistra, la morte di Enrico tra le braccia di Giovanni ferito, sotto il mandorlo di Villa Glori. La linea generale del monumento rammenta l’obelisco allegorico del Grandi delle Cinque Giornate a Milano: ma l’ opera vigorosa insieme e armoniosa assurge a vera originalità nel gruppo centra-temperato e come purificato da un atto di altissima poesia: la poesia e della partia.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

### Gallery

[ ![statua-4_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/statua-4_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/statua-4_original.jpg)

Dettagli

Scritto da Operations

Categoria: [Monumenti Civili](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili)

Pubblicato: 05 Agosto 2024

![La Cupola Arnaboldi - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Civili/La%20Cupola%20Arnaboldi/Banner.jpg)

## [ La Cupola Arnaboldi ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili/la-cupola-arnaboldi)

## Scopri La Cupola Arnaboldi: Un Capolavoro Architettonico nel Cuore di Pavia

E’ un edificio di pianta ottagonale, coperto da un’ampia cupola di ferro e di cristallo: opera dell’architetto Ercole Balossi di Milano (1880 – 1882) donata alla città dal conte Bernardo Arnaboldi Gazzaniga.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

### Gallery

[ ![800px-Cupola_Arnaboldi_upscayl_4x_realesrgan-x4plus_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/800px-Cupola_Arnaboldi_upscayl_4x_realesrgan-x4plus_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/800px-Cupola_Arnaboldi_upscayl_4x_realesrgan-x4plus_original.jpg)

[ ![800px-Cupola_arnaboldi5_upscayl_4x_realesrgan-x4plus_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/800px-Cupola_arnaboldi5_upscayl_4x_realesrgan-x4plus_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/800px-Cupola_arnaboldi5_upscayl_4x_realesrgan-x4plus_original.jpg)

[ ![Cupola_arnaboldi2_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Cupola_arnaboldi2_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Cupola_arnaboldi2_original.jpg)

[ ![Cupola_arnaboldi_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Cupola_arnaboldi_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Cupola_arnaboldi_original.jpg)

Dettagli

Scritto da Operations

Categoria: [Monumenti Civili](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili)

Pubblicato: 05 Agosto 2024

![Duomo di Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Turismo/Monumenti_Storici/Duomo/banner.jpg)

## [ Duomo ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici/duomo)

## Il Duomo di Pavia: Tesoro Rinascimentale nel Cuore della Lombardia

Ai piedi della torre della città ( purtroppo rovinosamente crollata), fra la torre e la cattedrale, fu costruita la casetta del campanaro, per ordinare e allogare alcuni cimeli della vetusta basilica di S. Stefano. Le due basiliche , antichissime, ma i cui resti palesano una ricostruzione del secolo XII, sorgevano l’una di fianco all’altra, e si trovavano in diretta comunicazione tra loro: la prima, più vasta, a cinque navi, era la basilica estiva; l’altra, a tre navi, la basilica jemale. Verso la fine del secolo XV, sull’area di queste basiliche minacciate da prossima rovina, fu incominciata la costruzione della nuova cattedrale , dedicata a santo Stefano, vescovo di Pavia (al quale il Comune avea scritto l’anno prima che voleva che la nuova fabbrica gareggiasse con la basilica di S Sofia), de pose solennemente la prima pietra il 29 giugno 1488.

I vecchi storici pavesi ci fanno sapere che il disegno fu dato dall’architetto pavese Cristoforo Rocchi, discepolo di Bramante, in unione con GA Amadeo; ma i documenti trovati dal Majocchi rendono molto più complicata e interessante la storia di questa costruzione. Già il Meyer intravide in essa l’intervento di Bramante infatti modificò (1488) il disegno del Rocchi. Nel 1490 Leonardo, accompagnato dall’Amadeo, venne a visitare i lavori della cattedrale. Cristoforo Rocchi fu soprastante ai lavori fino al 1497, anno della sua morte. Avrebbe dovuto succedergli l'Amedeo; ma era occupato a Milano, e i fabbricieri gli diedero per aiuti il Dolcebuono e Pietro Fugazza. Il Rocchi aveva abbandonato il suo modello, reso inutile dalle modificazioni della fabbrica. Il Fugazza rifece il modello di legno e diresse i lavori. Così fu compiuto l’interno del tempio.

![dfibi4h-ecc82ffa-2eb6-4b5a-ac08-6d9d6ca6e96b.jpg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/dfibi4h-ecc82ffa-2eb6-4b5a-ac08-6d9d6ca6e96b.jpg)

Ora, è difficile dire chi sia l’architetto principale del Duomo. Ogni storico ci vede l’opera predominante del suo artista prediletto. Il Geymuller scrive alcune parti al Bramante, specialmente la cripta. Al Meyer pare spetti a Leonardo l’idea del corpo centrale svolto dal quadrato ottangolare (ma non è questa l’idea Bramantesca?) e l’armoniosa distribuzione dello spazio.

La leggiadra loggia che corre all’interno intorno a tutto l’edifizio, come nella fronte della Certosa , fanno dal Malaguzzi, il grandioso tiburio poligonale, che si può credere ispirato da quello della Certosa, fanno del Malaguzzi ascrivere il Duomo per la massima parte all’Amedeo.

Certo che questo maestoso tempio, che al Muntz parve un capolavoro, e al Meyer uno dei più importanti del rinascimento lombardo, sarebbe divenuto, come osserva il Burckhardt, il S. Pietro in Lombardia,se fosse stato finito. L’interno , a croce greca, con file d’altari entro nicchie, è pieno di solennità. Le proporzioni gigantesche vietano ogni piccolo ornamento. L’espressione delle forme è puramente architettonica; così grandiose sono le proporzioni che la galleria fa soltanto da fascia ornamentale. I principali piloni poligonali sono i più poderosi della Lombardia. La cripta , che ha la volta bassissima ad archi sorretti da costoloni e poggianti su robusti pilo, non è meno grandiosa.

All’esterno si seguitò a lavorare per più di tre secoli, fino ai giorni nostri: verificandosi anche qui il detto di Victor Hugo, che i grandi edifici, come le montagne, sono opera dei secoli. Nel 1810 il marchese Malaspina studiò con l’architetto Amati un disegno di compiuta riforma. Nel 1884-1885 l’architetto milanese Carlo Maciacchini, in conformità del modello primitivo, voltò la superba cupola, che vien terza in Italia. Per le sue dimensioni, dopo quelle di San Pietro e S. Maria del Fiore; e finalmente nel 1895 fu costruita la facciata in semplice muro rustico con le loggette e i cornicioni di marmo.

Nel 1898 gli intagliatori pavesi Luigi e Romolo Bianchi scolpirono i bassorilievi delle imposte della porta maggiore. L’organo è dei Lingiardi.

E ora ammiriamole principali opere di scultura e di pittura che adornano il tempio. Il pulpito, ricco di bassorilievi rappresentanti vari fatti della vita di san Siro, è opera dell’ intagliatore pavese Siro Zanella (1672). Il coro, con la magnifica gloria d’angeli, fu finito nel 1614. Bella fra tutte la cappella di San Siro. Qui si ammirano due quadri molto importanti: la Madonna del Rosario con alcuni santi e, intorno, i quindici Misteri, capolavoro del pavese Bernardino Gatti, detto il Sojaro, che fu dei buoni imitatori di Giampietrino. Rappresenta quest’ultima, eseguita nel 1521, La Madonna in trono, riccamente ornato di bassorilievi, tra San Giovanni e sa Girolamo inginocchiato, con ricco fondo di paese e di classiche rovine. A Giampietrino, che dovette ispirarsi a un quadro di Cesare da Sesto, fu attribuita dal Morelli. In questa cappella si ammira il bell’altare di marmo diafano dedicato a san Siro, primo vescovo di Pavia: opera del genovese Tomaso Orsolino (1653), che ha saputo rappresentare, con mirabile seppur manierata finezza, i misteri, le gesta e i miracoli del santo.

La cappella a destra dell'altare maggiore ha sull’altare un quadro di Federico Ferrari milanese, il beato Alessandro Sauli, e ai lati di questo due pitture del pavese Francesco Barbieri relative alla vita del beato. Nella terza cappella di sinistra si vede la Madonna Immacolata di F. Faruffini (1854). Seguono immediatamente l’uno di fronte all’altro, due grandi quadri di due versatili e potenti ingegni del Seicento:L’adorazione dei Magi di G B Crespi detto il Cerano. Nella seconda cappella di destra e di sinistra , due quadri del Volonterio: il sacro Cuore e sant’Agnese.

*Fonte: Pavia e i suoi monumenti*

### Gallery

[ ![Duomo_cripta_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Duomo_cripta_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Duomo_cripta_original.jpg)

[ ![Duomo_di_Pavia_particolare_prospettico_di_sezione_della_facciata_upscayl_3x_realesrgan-x4plus_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Duomo_di_Pavia_particolare_prospettico_di_sezione_della_facciata_upscayl_3x_realesrgan-x4plus_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Duomo_di_Pavia_particolare_prospettico_di_sezione_della_facciata_upscayl_3x_realesrgan-x4plus_original.jpg)

[ ![Duomo_di_pavia_upscayl_3x_realesrgan-x4plus_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Duomo_di_pavia_upscayl_3x_realesrgan-x4plus_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Duomo_di_pavia_upscayl_3x_realesrgan-x4plus_original.jpg)

[ ![Interior_of_Duomo_Pavia_07_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Interior_of_Duomo_Pavia_07_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Interior_of_Duomo_Pavia_07_original.jpg)

[ ![Interior_of_Duomo_Pavia_16_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Interior_of_Duomo_Pavia_16_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Interior_of_Duomo_Pavia_16_original.jpg)

[ ![Musei_civici_pavia33_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Musei_civici_pavia33_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Musei_civici_pavia33_original.jpg)

[ ![Pavia_Duomo_interior_01_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Pavia_Duomo_interior_01_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Pavia_Duomo_interior_01_original.jpg)

[ ![Pavia_Duomo_interior_02_original](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Pavia_Duomo_interior_02_thumb.jpg) ](https://spendiamo-a-pavia.it/media/gallery/Pavia_Duomo_interior_02_original.jpg)

Dettagli

Scritto da Operations

Categoria: [Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

Pubblicato: 05 Agosto 2024

### Sottocategorie

### [ Monumenti Civili](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-civili)

### [ Monumenti Storici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/monumenti-storici)

### [ Prodotti Tipici](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia/prodotti-tipici)

Pagina 1 di 4

-
-
- [1](#)
- [ 2 ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia?start=20)
- [ 3 ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia?start=40)
- [ 4 ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia?start=60)
- [ ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia?start=20)
- [ ](https://spendiamo-a-pavia.it/monumenti-pavia-e-provincia?start=60)
