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## [ Il multisala? Nasce a Pavia negli anni cinquanta ](https://spendiamo-a-pavia.it/eventi-artistici-pavia-e-provincia/lo-sapevi-che/il-multisala-nasce-a-pavia-negli-anni-cinquanta)

Il multisala? Nasce a Pavia negli anni cinquanta

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Il centro prende vita da una ristrutturazione del vecchio *Kursall Giardino*, ed è uno dei primi complessi antesignani che potevano definirsi multisala. Il Kursaal comprende infatti ben 3 cinema: *Corso, Corsino e Arti.* Il Corso aveva la sala più grande, 1050 posti suddivisi in platea, balconata (primi posti) e galleria, il Corsino una platea di 500 posti. Successivamente nel 1974, su progetto di Tullio Facchera, figura storica in questo settore per la città, viene aggiunta la terza sala, Arti al Corso composta da 240 posti e *ricavata dal vecchio Night Club Corsino, molto frequentato anche dagli studenti.*

Dagli anni Sessanta agli Ottanta le pellicole proiettate qui non avranno nulla da invidiare a quelle presenti nei cinema di Milano. *La storia del Kursaal si conclude nel 2009, dopo ottantotto anni di vita, che chiude i battenti privando Pavia delle tre sale centrali di corso Cavour. Lo spazio viene adibito ad area residenziale.*

*Stessa sorte per il Corallo-Ritz, vicino a piazza Duomo, prima cinema Italia. Il cinema Castello di piazzale Emanuele Filiberto si trasforma invece in una sala Bingo. Per finire, il cinema Roma di via XX Settembre si trasforma in una libreria, l’attuale Feltrinelli.*

All’elenco si aggiunge il *cinema Eden*, in via Siro Comi, dove storicamente venivano proiettati film a luci rosse. Qui ancora prima c’è il cinema Garibaldi dove, al prezzo di un biglietto venivano rappresentati due film. Uno dopo l’altro i pavesi si sono visti privare di quasi tutte le sale storiche cinematografiche in città. Fortunatamente , la tenace volontà dei gestori del Cinema Politeama di Corso Cavour ha permesso che la sala non chiudesse: *l’ultimo cinema del centro di Pavia ancora aperto resta i ll Politeama*, antica osteria all’inizio del ‘900 poi , negli anni Venti trasformato in cinema teatro. Anche questa struttura ha subito però un lungo stop. Nel 1997, infatti, il cinema venne chiuso. Riaprirà nel 1991 come centro commerciale e cinema di circa 370 posti. E così rimane tutt’ora.

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*A Pavia il cinema lo si vive non solo nelle sale , ma anche nelle strade.*

Strada Nuova , corso Cavour, corso Garibaldi,piazza della Vittoria legano il loro nome anche ai set cinematografici. Tanti registi che, dall’immediato dopoguerra, scelgono le vie del centro per girare scene dei loro film. Il primo sbarcare a Pavia con macchine da presa e troupe è Lamberto Lattuada. E’ il 1952. Il regista gira per le strade e nei pressi del Ticino *“Il cappotto”*, protagonista del Festival di Cannes, interpretato da Renato Rascel.

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Cinque anni più tardi i riflettori si accendono su Lea Massari, ne *“i sogni nel cassetto” di Renato Castellani*. Dopo una pausa di un ventennio, Pavia torna a fare da palcoscenico al genere poliziesco che spopola negli anni Settanta. Il contro storico fa da sfondo alle sparatorie e agli inseguimenti “Squadra volante” del 1971 e “Mark il poliziotto” nel 1975.

C’è anche un inedito Dario Argento a girare a Pavia: il suo unico film non appartenente al genere horror *“Le Cinque Giornate di Milano”* (1973) con Adriano Celentano tra i principali attori.

Un giovanissimo e ancora sconosciuto Diego Abatantuono cammina qui fa per “Liberi armati pericolosi” (1976), un noir sul tema della delinquenza giovanile, del regista Romolo Guerrier. Sempre nel 1976 vien girato *“La Orca”* del regista Eriprando Visconti, nipote del più noto Luchino.

In parte ambientato in centro storico a Pavia, anche *“L’albero degli zoccoli”* (1981) di Ermanno Olmi. Il film vincerà la Palma D’Oro del Festival di Cannes.

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*Sono tante le scene in cui Pavia è protagonista nel film di Dino Risi , “Fantasma d’amore” (1981)*, anche perché tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore pavese Mino Milani. L’università fa da sfondo , invece, a “Facciamo paradiso” (anni novanta” di Mario Monicelli con Margherita Buy e Lello Arena tra gli attori principali. Più recente (del 2011) è il film “Il mio domani” della regista Marina Spada con Claudia Gerini come protagonista femminile.

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Pubblicato: 01 Aprile 2024

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## [ Il ghetto ebreo di via dei Liguri ](https://spendiamo-a-pavia.it/eventi-artistici-pavia-e-provincia/lo-sapevi-che/il-ghetto-ebreo-di-via-dei-liguri)

Il ghetto ebreo di via dei Liguri

Quando i pavesi erano razzisti

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L’attuale via dei Liguri è una via stretta a ridosso di piazza del Duomo. La si incontra già all’ epoca dell'antica Ticinum come una delle tante strade caratteristiche del centro, larghe solo qualche metro, nel cuore delle insulae della città romana.

E’ proprio qui che, a circa metà del Quattrocento , *nasce il quartiere ebraico di Pavia.*

Nella Pavia di oggi, a differenza di altre città . non esiste una comunità ebraica organizzata e popolosa. Ci vivono poche famiglie, senza peraltro avere una cittadina come, per l’appunto, si verifica altrove.

Nel 1389, alcuni documenti registrano in città un Isacco, autorizzato dal governo ducale. E’ un commerciante, che stando alle fonti apre un negozio di merce varia. *E’ lui il primo ebreo di cui si ha notizia in città*. Da lì a qualche anno, si formerà una popolosa colonia il cui stanziamento principale sarà proprio via dei Liguri. Ben presto, l’attività principale non sarà tuttavia il commercio, bensì il prestito. Banchi per avere soldi vengono aperti nel giro di qualche anno in tutta la zona : *L’ATTUALE VIA TEODOLINDA, VIA BOSSOLARO, VIA OMODEO, VIA PARODI.*

In poco tempo, le botteghe del prestito si estendono in tutta la città, uscendo da quella che ancora oggi viene definita la contrada degli ebrei. Questo popolo non trova alcuna difficoltà nel periodo dei Visconti e degli Sforza, che anzi ne favoriscono l’attività. E non tanto per generosità o ampie vedute in fatto di religione, quanto piuttosto per gli ingenti capitali di cui dispongono e che rappresentano iniezioni di denaro fresco nelle attività del principato. Ma, proprio in virtù della loro primaria occupazione , gli ebrei non piacciono ai pavesi. Non si tratta di semplice antipatia o di qualche caso isolato. *Oggi, lo chiameremmo senza tanti giri di parole “razzismo”.*

Infatti nel Quattrocento, diventa una sorta di abitudine recarsi il venerdì santo in via dei Liguri e strade limitrofe, dove risiede all’epoca la comunità ebraica, e iniziare a urlare, disturbare in ogni modo e provocare gli ebrei davanti alle loro case. *Dei veri e proprio raduni dettati dalla discriminazione.*

A nulla valgono i tentativi di contenere questa ostilità da parte del governo ducale. *Gli ebrei si troveranno sempre di più nel centro del mirino.*

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Si registrano, in alcuni casi, che diventano sempre più numerosi con il passare del tempo, maltrattamenti e aggressioni dettate da fanatismo e pregiudizio razziale. Il caso più grave di intolleranza si verifica non in città, ma a una ventina di chilometri da Pavia. Ad Arena Po, il piccolo comune della Bassa che compare già nella storia pavese dell’epoca preistorica.

Il tranquillo borgo in riva al Po stavolta balza agli onori della cronaca nera. In questa porzione di Oltrepò, fra Broni, Casteggio e Stradella, vive una piccola comunità isrelita.

E’ il 1470. Fra le accuse che abitualmente vengono rivolte agli ebrei ci sono anche quelle di sacrifici umani. Alla vigilia di quest’anno, in paese sparisce un bambino. Dopo un’indagine sommaria, viene incolpato della sparizione un ebreo di Stradella. *L’uomo è torturato e durante l’interrogatorio gli viene estorta la confessione in cui ammette la propria responsabilità, insieme ad altri complici anche loro ebrei.*

La voce si diffonde e arriva fino a Pavia.

Una folla inferocita dà assalto alle abitazioni di via dei Liguri. Le guardie ducali faticano a tenere a bada l’orda che vuole mettere a ferro e fuoco le case e i negozi senza neppure un processo. Nel pieno della bufera, il bambino viene ritrovato , sano e salvo, dalle stesse guardie del principato.

*L’odio verso gli ebrei, nonostante l’evidente dimostrazione di innocenza , si smorza ma non si placa*.

I discendenti di Isacco, nonostante tutto, rimangono a Pavia esercitando la loro professione: prestare denaro . Bernardino da Feltre, noto predicatore, fustigatore dei costumi licenziosi, e accusatore degli ebrei ritenuti gli assassini di Cristo e soprattutto usurai, getta benzina sul fuoco.

Il frate, fondatore del Monte di Pietà (o banco dei pegni), da qualche anno vive proprio a Pavia. Qui la sua personale crociata contro gli odiati avversari raggiunge l’acme, nonostante le diffide dello stesso ludovico il Moro. Le predicazioni infauste hanno comunque un esito. I pavesi alla sua morte avvenuta proprio a Pavia il 28 settembre del 1494, promettono che , in suo onore, cacceranno dalla città gli ebrei. L’odio instillato da Bernardino (beatificato nel 1654, e il cui corpo è ancora conservato nella Chiesa di Santa Maria del Carmine) cova per qualche anno, fino a quando gli animi si incendiano di nuovo.

*Via dei liguri e le vie adiacenti si trasformano in un vero e proprio ghetto.*

![A_PV240-00018_IMG-0000156771.jpeg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/A_PV240-00018_IMG-0000156771.jpeg)

Nel 1521 le persecuzioni di cui i pavesi si macchiano diventano talmente gravi che il vescovo e il podestà sono costretti a intervenire minacciando l’uno scomuniche, l’altro gravi punizioni contro chi commette crimini nei confronti degli ebrei. Nonostante questo, agli israeliti viene imposto di portare in testa un berretto giallo, non si sa se per farsi riconoscere (e quindi difendere da inopportuni attacchi) o per un’ulteriore dimostrazione di discriminazione nei loro confronti. Ma l’odio dei pavesi è inarrestabile . Nel 1527 si tenta di organizzare , addirittura, una sorta di espulsione di massa dei residenti appartenenti a questa religione. Lungo l’attuale Strada Nuova, provenendo anche dalla parte meridionale della città. Cioè da Borgo Ticino, una folla minacciosa si raduna in piazza Grande (oggi piazza della Vittoria). Il ghetto è a poche centinaia di metri. Le famiglie degli ebrei pavesi, uomini, donne bambini, sprangano le porte delle loro abitazioni e delle botteghe ormai diffuse in tutta la città. Solo porte l’energico e decido intervento delle guardie ducali scongiura un bagno di sangue. Come detto , a muovere le autorità a difesa della comunità ebraica non è certo il senso di giustizia o la pietà verso centinaia di persone inermi e indifese, quanto la funzione che oramai molti ebrei hanno raggiunto in seno alla società: da semplici prestatori di denaro a veri e propri banchieri. Sono troppo importanti, dunque , per essere lasciati alla mercè di cittadini esagitati e mossi da rancore unicamente religioso.

*Ma la resa dei conti è solo questione di tempo.*

Il clima di intolleranza che si è creato a Pavia è figlio dei tempi. Tanto è vero che nel 1558, per non essere (ancora) riusciti nel loro intento di cacciare gli ebrei dalla città, i pavesi chiedono e ottengono, da papa Paolo IV il perdono per non aver assolto alla promessa fatta qualche anno prima a Bernardino. Cionondimeno quando , in questo stesso periodo, il governo lombardo si pronuncia negativamente sulla cacciata degli ebrei dal Ducato., i pavesi chiedono che comunque la comunità locale venga allontanata dalla loro città. Ma non sono accontentati. I tempi saranno maturi solo sette anni più tardi. Al potere in Italia c’è da qualche decennio, Carlo V. Il re e imperatore ha avuto la consacrazione nel 1525, in cui la Francia di Francesco I esce sconfitto.

*Sarà il successore di Carlo V, Filippo II, a realizzare il “sogno” tanto tenacemente portato avanti dai pavesi.*

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Nel 1565 il monarca dispone la cacciata degli israeliti da tutta la Lombardia. La protesta è immediata e i potenti banchieri presentano un ricorso contro il decreto regio. Dall’altra parte , i cittadini sommergono la corte di suppliche, petizioni, domande, documenti e accuse a sostegno della loro richiesta .In realtà, è nel 1591 che la legge diventerà effettiva. Chi non si converte, deve lasciare la città e la Lombardia. A Pavia si crea una zelante commissione che controlla l’attuazione del provvedimento.

*Nel luglio del 1597, da via dei Liguri e dintorni , le ultime famiglie ebree abbandonano le loro abitazioni per non farvi mai più ritorno,almeno come comunità.*

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Pubblicato: 01 Aprile 2024

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## [ Rissa delle Palme e Duello alla Vernavola ](https://spendiamo-a-pavia.it/eventi-artistici-pavia-e-provincia/lo-sapevi-che/rissa-delle-palme-e-duello-alla-vernavola)

LA RISSA PER LE STRADE NELLA DOMENICA DELLE PALME E IL DUELLO ALLA VERNAVOLA

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I pavesi che oggi passeggiano per le loro strade , gustandosi il centro storico, fermandosi a prendere un caffè al Demetrio di Strada Nuova , o facendo jogging alla Domenica mattina aul Lungo Ticino Sforza sono conosciuti attualmente per *la loro indole tranquilla e persino un po' chiusa* , riflettendo forse nel loro carattere odierno la nebbia che tutto avvolge e ovatta talvolta la città.

*Ma non sempre è stato così*

Ne sa qualcosa *Carlo il Grosso, discendente diretto di Carlo Magno*, fresco re dei Franchi, quando nel 886 deve precipitosamente tornare a Pavia (Oramai la si chiamerà così, e non più Ticinum) dal Castello di Corteolona, dove soggiorna, per una rissa fra i cittadini e soldati. Anzi, più che una rissa è una vera e propria rivolta quella che scoppia fra pavesi e truppe imperiali la domenica della Palme di quell’anno.

![Carlo_il_Grosso.jpeg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Carlo_il_Grosso.jpeg)

Ma bisogna fare un passo indietro di qualche decennio per capire perché i Franchi si trovino in città. *Pavia cade nelle mani di Carlo Magno ai primi di giugno del 774*, dopo un lungo assedio. Durante il quale aveva avuto anche il tempo di costruire la Chiesa di Santa Sofia, ancora oggi visibile, nell’attuale frazione di Torre D’Isola. Il re franco , dopo aver sottomesso i duchi longobardi,di fatto, pone fine al loro dominio.

Quello che la notte dell’800 verrà poi incoronato imperatore a Roma, tornerà a Pavia altre sei volte, e solo per ragioni politico-militari. *La città , sotto la dominazione carolingia, perde la centralità che invece aveva avuto durante il regno di Alboino e Liutprando.*

![carlomagno_820.jpeg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/carlomagno_820.jpeg)

Carlo i Grosso è a Corteolona, dunque, quando si accende la zuffa fra i cittadini e soldati imperiali. Questi ultimi forse usciti da una delle tante taverne che si trovano fra l’attuale zona di Via Cardano e via Dei Liguri, dove ancora, prima dell’anno Mille, *la città mantiene l’impronta delle insulae dell’antica Ticinum, con quelli che oggi chiameremmo locali e pub, attaccano briga con alcuni pavesi.*

*Ben presto il confronto si tramuta in una vera e propria rivolta contro la soldataglia franza*. Ma, giusto per non smentire quello che sarà un’abitudine tutta italica, gli stessi pavesi si dividono fra chi sta con l’imperatore e chi contro. Scorre sangue, e tanto. Dai vicoli che si insinuano fra quello che resta dei vecchi palazzi, le fazioni si spostano nel foro, cioè l’attuale piazza della Vittoria, e sulle strade principali, *il cardo e il decumano (strada nuova e corso cavour.)*

*Gruppi armati dell’una e dell’altra fazione non si risparmiano colpi mortali*. Alla fine i soldati (e i pavesi loro “fiancheggiatori”) fuggono verso Corteolona. L’obiettivo è chiedere l’appoggio del re-imperatore. Che non tarda ad arrivare. L’ordine viene ristabilito in poche ore, secondo la consuetudine del tempo: passando per le armi dei rivoltosi.Normale routine per Carlo il Grosso, dopo aver trascorso la Pasqua in città riparte il giorno dopo per un ben più grave problema: l’incursione dei Normanni a nord del regno.

Gia due giorni dopo l’ex foro romano, che solo qualche ora prima aveva visto cadaveri sventrati dai colpi di spada dell’una e dell’altra fazione, riprende con i suoi commerci.

*Secondo lo storico Donald Bullough, proprio in questa piazza di Pavia ci sono i maggiori scambi, con un mercato pressoché regolare.*

La città comunque , non conosce un nuovo periodo di splendore. Qualche anno più tardi, e qualche regnante dopo, la storia ricorda un altro fatto di sangue. Bisogna spostarsi di nuovo fuori dall’attuale centro storico, e tornare alla Vernavola, polmone verde che ha resistito nei secoli alla cementificazione della città, per quanto oggi sia sfregiato dal passaggio della tangenziale Nord.

Proprio qui *Guido da Spoleto*, che dopo il crollo dell’impero carolingio vivrà un breve periodo nientemeno che da re d’Italia e imperatore nei convulsi anni attorno alla fine dell’800, appresta le difese per difendere la città dall’ennesima aggressione di Arnolfo, condottiero che si dichiara di origini longobarde e che forse rivendica diritti su queste terre. Fatto sta che anziché presentarsi di persona in testa alle truppe, affida l’impresa al figlio, *Zventibaldo.*

![04-Guido-da-Spoleto.jpeg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/04-Guido-da-Spoleto.jpeg)

*E’ la primavera dell’893 e il bosco della Vernavola sta sbocciando con i suoi mille colori, proprio come avviene oggi.*

Al posto dello scontro fra due eserciti, si sfidano il figlio Arnolfo e tale Ubaldo che si stacca dalla chiesa italica brandendo una spada. Zventibaldo, lo irride, fa evoluzioni con il suo cavallo, ma Ubaldo va dritto al sodo. O meglio, al cuore, con un colpo di lancia che lo uccide sul colpo. Scende da cavallo, spoglia il cadavere dell’avversario e lo getta proprio sul greto del torrente che ancora oggi scorre placido, tornando trionfante dai suoi.

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Pubblicato: 01 Aprile 2024

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Vedi Ticinum e poi muori

L’ultima incursione di attila, il flagello di Dio, in Italia.

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Il nome di Ticinum, a partire dal 350 d. C., sparisce dagli annali durante il lungo *tramonto di Roma*.

Solo nell’agosto del 408 la città viene ricordata per le vicende legate ai palpiti finali dell’impero grazie a *Stilicone*, ufficiale vandalo, vero ultimo condottiero romano di una civiltà ormai alla fine. Vittima degli intrighi di palazzo dell’allora i*mperatore Onofrio*, venuto appositamente in città per organizzare una rivolta contro il suo miglior generale, che alla fine *viene massacrato a Ravenna*, dove nel frattempo si era rifugiato.

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Quando le *orde degli Unni si affacciano alle porte di Ticinum sotto la guida di Attila*, della vecchia città romana non rimane quasi più nulla, distrutta già dalla discesa di altri barbari che anni prima si sono spinti verso Roma, dai Visigoti agli Alani e ai Vandali.

E’ il 452. E’ un esercito invincibile, che ha appena distrutto Aquileia, dopo aver messo a ferro e fuoco mezza Europa, quello che si presenta davanti a quello che resta di Ticinum. Le fonti storiche tacciono sul punto esatto in cui Attila arriva in testa alle sue truppe. Ma non è difficile immaginare che si presenti davanti a quella che oggi è chiamata Porta Milano, nell’attuale via XI Febbraio. E’ l’ingresso più a nord della città. *E Attila arriva proprio da Mediolanum.*

![atila-4-573436-1200x675.jpeg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/atila-4-573436-1200x675.jpeg)

Il suo aspetto, come quello dei suoi guerrieri, è terribile. *Il volto indurito da decenni di battaglie,coperto di pelli, armato fino ai denti sul suo cavallo*,attende di entrare all’interno di una città ormai senza difesa. Gli abitanti, atteriti, sanno di non aver scampo. Li aspetta solo un destino di morte e distruzione. *Ma il capo degli Unni non entrerà mai a Ticinum*. O meglio, ci entreranno i suoi soldati, ma senza fare la carneficina che tutti si aspettano.

*La città viene taglieggiata, ma non distrutta*. Il perché resta ancora oggi un mistero. Ne abbozza una spiegazione Mino Milani, ricordando l’episodio nella sua “Storia avventurosa di Pavia”. E’ probabile, sostiene Milani, che il condottiero barbaro avesse capito a proprie spese che il sistema della terra bruciata era tutt’altro che utile al mantenimento degli uomini e dei cavalli, e quindi avesse deciso di cambiare. O forse era sufficiente minacciare di prendere la città perché questa si piegasse alla resa senza opporre resistenza.

Come che sia, ottenuto quel che vuole, Attila prosegue verso Piacenza, che invece devasta, per poi tornare però immediatamente indietro, ritirandosi al di là delle Alpi.

*E quasi come per mano di una maledizione, il “flagello di Dio” muore esattamente un anno dopo il suo arrivo a Ticinum, in Pallonia durante i festeggiamenti del suo matrimonio.*

Perché l’antico centro romano torni a splendere, seppure sotto un regno barbaro, bisogna aspettare qualche anno più tardi. Quando,cioè, la città torna nelle grazie del re dei Goti, *Teodorico.*

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Pubblicato: 01 Aprile 2024

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## [ Una scoperta casuale ](https://spendiamo-a-pavia.it/eventi-artistici-pavia-e-provincia/lo-sapevi-che/una-scoperta-casuale)

Camillo Brambilla ha una grande passione, quella delle monete antiche.....

*Nato a Pavia nel 1809 diventerà uno dei numismatici più noti del futuro Regno d’Italia.* Ancora oggi è un punto di riferimento per gli appassionati. E’ un personaggio curioso, Brambilla. Nel 1836 entra nell’amministrazione pubblica del governo austriaco che all’epoca domina il Nord D’Italia. Nel 1849, per punizione a causa della partecipazione attiva al movimento liberale culminato nel periodo delle Cinque Giornate di Milano, il governo asburgico lo trasferisce a Mantova. Chiede la pensione, ma gli viene rifiutata. Per questo dà le dimissioni dai suoi incarichi.

*Brambilla in questo periodo, va alla ricerca dei reperti più antichi. I suoi studi lo portano appena fuori dalle mura della città. E precisamente si trova a Carbonara Ticino, qualche chilometro più in là di Pavia.*

In località Sabbioni. Brambilla gira chino setacciando le rive alla ricerca di monete.

Ma nella sua ricerca si imbatte in qualcos’altro. Trova uno dei primi reperti risalenti all’età del Bronzo (oggi conservato nell’Archivio Musei Civici di Pavia).

*E’ una lama della lunghezza di circa 78 millimetri. Scandagliando il terreno sabbioso, le rive del Ticino restituiscono altri quattro pugnali, sempre appartenenti allo stesso periodo.*

![pavia_romana.jpeg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/pavia_romana.jpeg)

Ma Brambilla è un numanistico, non un archeologo. Men che meno del periodo preistorico. I reperti verranno inseriti nella sua collezione, che poi donerà alla città ma non ci saranno ulteriori approfondimenti. Intanto, nel corso degli anni successivi, altri oggetti verranno alla luce fra gli attuali Comuni di Carbonara e San Martino. Sarà proprio il Siccomario, e il Pavese in generale, a rivelare le tracce più antiche della storia di Pavia.

Ritornando in città basta risalire dall’odierno Lungo Ticino Sforza, verso via Strada Nuova. A circa metà del corso, a due passi da piazza del Lino, c’è la *Chiesa di San Tommaso.*

![chiesa_san_tommaso.jpeg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/chiesa_san_tommaso.jpeg)

E’ ancora Opicino de’ Canistris a condurre il passeggiatore contemporaneo proprio dietro l’università e indietro di millenni, indicando questo punto come luogo dei primi insediamenti primitivi, per la presenza di fonti d’acqua che sgorgano il terreno. De’ Canistris, nel “Libro delle Lodi della città di Pavia”, scrive che sotto la chiesa c’è una sorgente “molto copiosa e bella” ricoperta da una grande volta.

Di sorgenti sotterranee, in particolare nella pianura in direzione sud e sud-est, e della loro importanza per i primi insediamenti umani scrive anche lo storico Pierluigi Tozzi nel volume “Origini della leggenda di fondazione di Pavia”.

*Quasi certamente è un altro punto in cui ci furono i primi insediamenti umani risalenti alla preistoria.* Avere un approvvigionamento di acqua a due passi dalle capanne, evita ai suoi abitanti di scendere al fiume. Una volta, anche allontanarsi nella foresta di poche centinaia di metri poteva costare la vita. Ma anche in questo caso si tratta solo di ipotesi perché non vengono ricordati ritrovamenti specifici sul luogo.

*Peter Hudson,* nella sua “Archeologia urbana e programma della ricerca: l’esempio di Pavia” ci porta dalla parte opposta del centro storico. Dall’attuale piazza del Lino si riattraversa quella che oggi è il cuore di Pavia, Strada Nuova, e si percorre corso Cavour. E’ un salto in avanti di qualche milione di anni. Dal punto di vista urbanistico il centro storico di Pavia ricalca *la struttura romana* che si sviluppa attorno agli assi viari principali: il cardo che corrisponde all’attuale corso Cavour, a ovest, e corso Mazzini, a est.

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*La Pavia romana fu probabilmente fondata nell’anno 89 a.C.* seguendo lo schema tipico delle vie perpendicolari tra di loro a formare isolati quadrati con lato di circa 80 metri. Gli isoltati erano dieci da est-ovest e sei-sette da nord a sud, cio in tutto sessanta o forse settanta. Si segue quindi il decumano fino a poco dopo il tribunale. Questa zona,oggi, rappresenta l’altra parte del cuore della città. Gelaterie, ristoranti, “struscio”, grandi magazzini. S nota poco, anzi quasi per niente , perché è un vicolo minuscolo a U che si affaccia proprio su corso Cavour. E’ quello che oggi è conosciuto come vicolo San Gregorio.

Secondo Hudson bisogna inoltrarsi proprio in questa stradina stretta e chiusa per ritrovare le sepolture preistoriche a inumazione e incinerazione di cui è rimasta traccia,almeno neo documenti ufficiali Durante i lavori di costruzione, vengono citati resti di un focolare preistorico. Ancora oggi, l’angusta viottola che spunta sulla strada della movida pavese, dà la sensazione di protezione, d’isolamento, di silenzio.

Bisogna immaginare un gruppo di capanne, un fuoco al centro del minuscolo insediamento, il crepitio delle fiamme nel silenzio della foresta preistorica. Ancora una traccia, solitaria, della Pavia preistorica si trova nelle settecentesche “Memorie Istoriche della città regia di Pavia”, di Siro Severino Capsoni, bibliotecario e storiografo dell’ordine domenicano e priore del convento di San Tommaso. Capsoni racconta che in una casa del centro sono state ritrovate due sepolture appartenenti al periodo preistorico piuttosto che romano a cui erano precedentemente attribuite perché reinvenute all’interno di mura romane. Ma non dice dove questo palazzo si trovi.

*Avvalendosi ancora del prezioso lavoro di Hudson, si va alla scoperta dell’ultimo luogo legato alla preistoria di cui si trova traccia nei rari documenti a disposizione oggi: Via Boezio.*

E’ curioso come ancora una volta, silenzio e rumore, antico e moderno che convivono uno accanto all’altro di cui Pavia è ricca, torni prepotentemente alla ribalta. Ci si sposta solo di qualche centinaio di metri. Corso Matteotti è una delle arterie principali della città. Auto, parcheggi, la sede dell’INPS e, più in là, la sede della regione. Una zona commerciale che pulsa caotica sulla quale si affaccia, quasi timidamente, via Boezio. Anche qui si fa un piccolo balco in aventi perché questo personaggio è legato a doppio filo alla storia di Pavia. Con le sue opere ha avuto una profonda influenza sulla filosofia cristiana del Medioevo, tanto che alcuni lo collocano tra i fondatori della Scolastica. Fu principale collaboratore di Re Teodorico, ricoprì la carica di magister officiorum, cioè una sorta di primo ministro a capo di tutta la burocrazia statale nell’impero romano.

*Boezio, nel clima di rilancio della cultura che la pace rese possibile durante il regno del re gotto, concepì l’ambizione di tradurre in latino opere di Platone e Aristotele. Negli ultimi anni di Teodorico, che lo resero sospettoso di tradimenti e congiure. Boezio venne imprigionato a Pavia*

*E giustiziato nel 526. Proprio nella strada a lui dedicata.*

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Pubblicato: 01 Aprile 2024

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## [ Una voce dalle viscere del lungo Ticino ](https://spendiamo-a-pavia.it/eventi-artistici-pavia-e-provincia/lo-sapevi-che/una-voce-dalle-viscere-del-lungo-ticino)

Se quasi tutta la Pavia romana dorme sepolta e per lo più inesplorata, c’è una parte che invece ancora lavora da millenni per tenere la città pulita.

![100210528-ff10e087-7539-4952-955c-0680d7a635dc.jpeg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/100210528-ff10e087-7539-4952-955c-0680d7a635dc.jpeg)

A pochi metri sotto i piedi degli oltre settantamila suoi abitanti che ogni giorno calpestano le strade del centro, scorrono (e funzionano) le cloache romane. In altre parole , il sistema fognario cittadino è ancora quello costruito duemila anni fa. *Invisibile, efficiente, essenziale.*

Non si possono vedere, ma il sibilo che proviene dalle viscere della terra si può ancora sentire. Basta scendere . per farlo, sulla passeggiata pedonale proprio sotto il viale del Lungo Ticino Visconti, appena dopo il ponte Coperto.

![20160807-Pavia-002.jpeg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/20160807-Pavia-002.jpeg)

Qui , si incontrano due collettori, oggi resi più efficienti da recenti lavori. Il primo è all’altezza di Porta Calcinara, il secondo poco prima del ponte Coperto. Gli altri due si trovano invece sotto il Lungo Ticino Sforza, uno all’altezza di Porta Salara, l’altro all’altezza di Porta Nuova.

Non si può entrare, ovviamente. Ma se ci si avvicina, si sentono ancora ruggire le acque che arrivano dalle antiche cloache sistemate all’interno del sistema fognario che parte dal *cuore dell’antica Ticinum.*

Sono sei i collettori principali e scaricano in Ticino mediante le quattro cloache di Porta Salara, di Porta Nuova. Ciascuna di queste ha diversa portata e serve le diverse zone della città.Tozzi evidenzia come già allora l’ingegneria avesse predisposto e organizzato la raccolta delle acque con una precisa finalità del minor inquinamento. Lo sbocco maggiore si trova presso l’angolo più basso della città, a sud-est, e risponde a quest’obiettivo poiché *la funzione principale consisteva nella raccolta e nello smaltimento delle acque piovane e quindi chiare.*

In particolare il collettore 4 raccoglie le acque della roggia Carona. La canalizzazione sotterranea corrisponde al tracciato delle vie in superficie e fa quindi parte di un grandioso piano costruttivo. E a dimostrazione di questo *basta vedere come nella zona del centro storico il disegno della rete fognaria è geometricamente regolare*, mentre altrove appare più disarmonico.

![pvopi.jpeg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/pvopi.jpeg)

*L’intera Ticinum, dalle strade alle case, era dotata di un formidabile sistema fognario che, come ricorda Opicino, era una città nella città percorribile anche da un uomo a cavallo.*

Oggi, sono sempre più frequenti i crolli di ampi tratti dell’antica rete fognaria romana. Ma, di fatto, è ancora l’unica funzionante.

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Pubblicato: 01 Aprile 2024

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![Le Palafitte di Santa Sofia - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/News/Lo_sapave_che/IL%20RE%20BARBARO%20INNAMORATO%20DI%20TICINUM/Banner%2011.jpg)

## [ Il re barbaro innamorato di Ticinum ](https://spendiamo-a-pavia.it/eventi-artistici-pavia-e-provincia/lo-sapevi-che/il-re-barbaro-innamorato-di-ticinum)

Se Attila l’aveva risparmiata, Teodorico addirittura ne fa una piccola capitale.

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L’orda dei barbari che pone fine all’epoca romana non porta sostanziali cambiamenti per gli abitanti di Ticinum. E questo grazie al re dei Goti. Teodorico,infatti, si innamora perdutamente di Pavia.

*Così, se Attila l’aveva (insiegabilmente) risparmiata, Teodorico addirittura ne fa una piccola capitale.*

Ancora una volta, bisogna addentrarsi nel cuore di Pavia. Il vecchio impianto urbanistico romano durerà ancora per parecchi secoli, tanto che l’orma dei discendenti di Augusto rimane ancora oggi. E si riparte proprio dalla via da cui l’imperatore entrò in città, nel 9 a. C.

L’attuale via Scopoli, quasi mezzo secolo dopo, si ritrova di nuovo al centro della storia perché *Teodorico, re dei Goti, decide di mettere il primo mattone per realizzare il Palazzo reale.* Da qui la città inizia a rifiorire. Ticinum ha,d’ora in avanti, una funzione amministrativa e giuridica, non inferiore a Ravenna e Verona, gli altri due centri preferiti dal re goto.

Teodorico fa costruire delle terme recuperando quelle romane nella zona di quella che oggi si chiama via Comi, un anfiteatro e altri edifici pubblici.

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Ma soprattutto fa costruire il suo palazzo. Che, come tale, dovrà essere sontuoso.

*La prima pietra, dunque, viene posata all’inizio della via, vicino a piazza del Municipio.*

Bisogna fare un piccolo sforzo di fantasia. Si vedono, in pieno centro storico dell’attuale Pavia, decine di schiavi impegnati ad erigere l’edificio, portando travi e mattoni. Quasi certamente si tratta di materiale riciclato da antichi edifici romani.

*Oggi c’è una piccola strada scoscesa, a due passi dal Comune.*

E’ via Ressi. Proprio fra questa strada e via Corridoni viene realizzato quello che è stato definito “il giardino del re”. Lo ricorda Pietro Pessani, autore settecentesco di storia dei palazzi pavesi e di quella che Mino Milani definisce “la più precisa e bella carta di Pavia” dell’epoca.

Si tratta, naturalmente, di un palazzo degno di un magnifico re che “ha sotto gli occhi le superbe bizantine moli ed è gran fondatore di fabbriche”. Ma nonostante tutto , non deve però essere una costruzione grandiosa. Nulla che ricordi i palazzi patrizi romani.

Oggi non rimane più nulla dell’edificio, distruttto nel 1024 dalla furia popolare. Si sa solo che è dotato di logge e porticati una vasta sala delle udienze, sulla cui parete è raffigurato il re goto a cavallo.

Il palazzo proprio all’estremità del decumano (l’attuale Corso Mazzini) con il tempo si allarga verso oriente, cioè in direzione della cinta muraria. In pratica va verso il fiume.

Si scende,allora, ripercorrendo le mura, ampliate da Teodorico per meglio difendere palazzo e città.Da ovest e est, si rasenta l’attuale via Santa Margherita, attigua a viale Oberdan. Qui, si incrocia quella che oggi è conosciuta come via Porta Calcinara. Si prosegue per via Porta Pertusati, ignorando i clacson delle auto e il rumore. Ecco, ci si ritrova dentro il palazzo di Teodorico. E di nuovo si incontra il caldo romano, oggi Strada Nuova. Si prosegue nella zona distrutta nel 1944 dai bombardamenti per piaza Berengario, via Porta Damiani, per arrivare a via Alboino, nei pressi della Porta San Giovanni. Le mura vengono rafforzate da una piccola fortezza, proprio nel punto che oggi si chiama Porta Salara.

*Tutto è sotto il controllo del re. A Ticinum viene nominato un comes, cioè un conte che ha il compito di comandare la guarnigione quando il re è assente.*

Teodorico ha un sogno ambizioso: fare dell’Italia la sede definitiva del suo popolo. E di Ticinum un punto di forza del suo regno. Ma per fare questo non ha bisogno solo delle armi. Ci vuole anche il cervello. E il re goto lo individua, per governare, in un intellettuale colto e raffinato che chiama a corte: *Severino Boezio*.

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Pubblicato: 01 Aprile 2024

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## [ Il lutto di Augusto ](https://spendiamo-a-pavia.it/eventi-artistici-pavia-e-provincia/lo-sapevi-che/il-lutto-di-augusto)

IL LUTTO DI AUGUSTO

Il loro soggiorno doveva essere breve , ma il destino ha in serbo ben altro per l’uomo che governa il mondo conosciuto allora.

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E’ la fine dell’estate dell’anno 9 d.C. quando i sandali chiodati dei legionari entrano a passo cadenzato dalla porta orientale di Ticinum.

Così l’hanno chiamata i romani, dopo la fondazione della colonia, avvenuta secondo le prime fonti (finalmente certe) attorno all’89 a. C.

Al centro del corteo, composto da soldati con loriche lucenti, gladi e scudi rossi e gialli, accompagnato dalla moglie Livia, c’è l’imperatore Ottaviano Augusto. La coppia imperiale è in città per incontrare il figlio dell’ imperatrice , Tiberio, che rientra in Italia dopo le dure campagne militari in Dalmazia e Panonia (Mino Milani, “La storia avventurosa di pavia”.

![via_volta.jpeg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/via_volta.jpeg)

*Il tratto si strada segnata dalla Storia, è quella che oggi si chiama via Scopoli.*

E’ una lingua d’asfalto, che parte da piazza del Municipio. Oggi è liscia e piatta, con semafori a chiamata e strisce pedonali ben disegnate, e corre senza interruzioni per circa un chilometro verso quelle che attualmente sono conosciute come Mura Spagnole, in fondo a viale Gorizia, realizzate a metà del Cinquecento durante il regno di Carlo V e probabilmente ricostruite proprio sulle antiche fortificazioni romane.

Torniamo al corte imperiale . Spariscono gli orti , si smaterializza la chiesa, scompaiono i semafori e le auto.

Via Scopoli è oggi, partendo la centro, il proseguimento di via Mazzini. Ma quando la percorrono Augusto e Livia entrando dalla porta orientale, provenienti da sud, la strada è composta da grosse pietre posate sulla terra . E’ semplicemente la parte finale del decumano, la via principale che corre da est verso ovest, incrociando il cardo (Oggi Strada Nuova e Corso Cavour).

Tutte le Città e le colonie di Roma hanno questa impronta. E Ticinum non sfugge alla regola. Ma nel 9 d.C. non ci sono palazzi pubblici. Augusto e Livia vengono quasi certamente ospitati della domus di un ricco patrizio, anche se le fonti non hanno citato di chi né dove si trovi esattamente.

*Il loro soggiorno dovrebbe essere breve , ma il destino ha in serbo ben altro per l’uomo che governa il mondo conosciuto allora.*

La famiglia imperiale , appena dopo l’arrivo di Tiberio, viene raggiunta da una grave notizia: *Druso , secondo figlio di Livia, è rovinosamente caduto da cavallo, dopo una vittoriosa spedizione contro le tribù germaniche del nord.* Tiberio, dopo un rapido saluto al padre adottivo e alla madre, riparte verso nord per portare in Italia il fratello. *Ma arriva solo per assistere alla sua morte.* Torna cosi indietro con la salma si Druso a Ticinum, dove Augusto e Livia si sono intanto fermati per due mesi.

![Augusto_di_via_labicana_06.jpeg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Augusto_di_via_labicana_06.jpeg)

Il poliedrico autore pavese Mino Milani, nella sua “Storia avventurosa di Pavia” racconta che per ricordare l’evento la porta orientale della città, quella da cui Augusto era entrato, viene trasformata in un grande arco con le statue di tutti i membri della famiglia imperiale.

*Di quest’opera , però, non rimarrà nulla.*

Ai musei civici resta solo un piede di donna, che molti fanno risalire proprio alla figura di Livia di quel complesso mai più ritrovato. Resta , invece una statua bronzea dell’imperatore proprio in piazza del Municipio, che si trova proprio alla fine di Via Scopolo, laddove Augusto è passato duemila anni prima. Ma l’opera , così come il suo soggetto, pare non abbiano fatto nulla a che fare con lo storico corteo. La scultura, infatti, viene donata al Comune nel 1936 da Benito Mussolini, in occasione della sua visita a Pavia per inaugurare il ponte dell’impero, oggi ribattezzato ponte della Libertà.

Augusto non sarà l’unico imperatore a mettere piede a Ticinum.

Negli anni turbolenti dei quattro imperatori in lotta per il potere . fra il 68 d.C. e il 69d.C., anche Aulo Vitellio, imperatore di Roma per pochi mesi, fa sosta a Ticinum nel maggio del 69 d.C. Arriva dalla Gallia e va verso l’Urbe dopo l’acclamazione dei suoi soldati. Ma il suo regno durerà poco. Vespasiano (uno dei pretendenti al trono) lo sconfigge e uccide dopo essere entrato a Roma. *I busti in marmo di Augusto e Vitellio sono ancora oggi visibili ai Musei Civici*.

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## [ Un rinoceronte davanti al San Matteo ](https://spendiamo-a-pavia.it/eventi-artistici-pavia-e-provincia/lo-sapevi-che/un-rinoceronte-davanti-al-san-matteo)

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L’abbondanza di acque correnti e sorgenti, alternate a zone paludose, favorisce nel corso del tempo l formazione di diversi ambienti che danno vita a una fauna ricca. I primi abitanti di vicolo San Gregorio, o di piazza del Lino ancora avvolte da una maestosa vegetazione dove gli insediamenti umani sono l’eccezione, non la regola.Anche in questo caso, bisogna distinguere le varie ere che si susseguono e i conseguenti cambiamenti della flora a vui Pavia si adegua, come del resto tutta Val Padana: dai cespugli di erbe e arbusti, con clima freddo, del periodo Glaciale, si passa a quello dei boschi di querce, olmi e tigli di quello Boreale, grazie al caldo asciutto.

*Corrono liberi bisonti della periferica viale Cremona a San Lanfranco, legati alla tundra e alle grandi praterie del Preboreale, i grossi ungulati protetti dal pelo folto e dalla mole massiccia, come bisonti, buoi muschiati, mammut,renne.*

Armati di rudimentali strumenti di caccia, i primi uomi che si insediano a Pavia, si aggirano in cerca di prede. Gli alberi e le pietre, di cui è ricco il territorio forniscono materiale per realizzare rudimentali oggetti taglienti , capaci di uccidere un animale di grandi dimendioni.

Ma la vita è tutt’altro che facile. *Non è raro incontrare, dove oggi sorge il San Matteo, un solitario rinoceronte*. L’enorme animale si mimetizza nella fitta vegetazione, o si rinfresca nei numerosi corsi d’acqua di cui Pavia preistorica è ricca. I primi abitanti dei villaggi si muovono in gruppo, cacciano insieme. Presto capiscono che è l’unica strategia per avere la meglio su bestie spesso feroci e di grandi dimensioni contro le quali la lotta individuale sarebbe impari.

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Questi grossi mammiferi saranno i primi a essere respinti, dall’avanzare delle foreste, verso i territori nord-orientali cisalpini e dell’Europa centrale con appena a temperatura si innalzerà, *arrivando al clima asciutto del periodo fra il Mesolitico e il Neolitico.*

Del resto il continui cambio di clima dell’era Preistorica favorisce il mutamento anche della flora e della fauna.

Gli ambienti forestali di latifoglie di cui almeno in una certa parte della sua storia fu sicuramente ricoperta Pavia, resi comunque ricchi di acque non solo grazie alla presenza del Ticino, sono particolarmente adatti ai cerci. Secondo Federica Agosti (“Mammiferi quaternari dal monte Paitone”) a valle non sarebbero mancati neppure gli orsi, che scendono in pianura alla ricerca di cibo.

Ma nell’intrico del sottobosco che caratterizza Pavia preistorica, non mancano certamente cinghiali, scoiattoli e altri animali più piccoli, grazie anche alla presenza delle ghiande. *E ancora, lepri, tassi, conigli selvatici, tutt’ora avvistabili nelle campagne*. Ma se, ancora una volta, sono pochissime le tracce certe di reinvenimenti dentro e fuori le mura, è un pavese a dare un contributo fondamentale alla paleontologia, quella branca delle scienze naturali che studia gli essere viventi vissuti soprattutto nelle epoche più remote: *Torquato Taramelli.*

![Torquato_Taramelli_ante_1910_-_Archivio_Meraviglioso_ICM_BC1911n38f6.jpeg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Torquato_Taramelli_ante_1910_-_Archivio_Meraviglioso_ICM_BC1911n38f6.jpeg)

Originario di Bergamo, Taramelli compie i suoi studi universitari a Pavia, come alunno del gollegio Ghislieri. Dopo la laurea in Scienza Naturali conseguita a Milano, diventa assistente di Antonio Stoppani al Politecnico di Milano. Diventa dapprima professore presso l’università di Genova, poi, nel 1875, all’università di Pavia, dove assume la cattedra di geologia e paleontologia. Ricopre la carica di rettore all’ateneo tra il 1888 e il 1891. Fonda l’Istituto geologico italiano, e presiede la Società sismologica Italiana.

*Oggi il liceo scientifico più prestigioso di Pavia porta il suo nome.*

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![La preistoria dentro le mura - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/News/Lo_sapave_che/La_preistoria_dentro_le_mura/Banner.jpg)

## [ La preistoria dentro le mura ](https://spendiamo-a-pavia.it/eventi-artistici-pavia-e-provincia/lo-sapevi-che/la-preistoria-dentro-le-mura)

È ancora Mino Milani, lo storico pavese per eccellenza dei nostri giorni, a fornire un piccolo indizio, nella sua “Storia avventurosa di Pavia”. Milani cita a sua volta un altro storico pavese per eccellenza: Opicino de’ Canistris, vissuto nel XII secolo e fra i primi a scrivere una storia completa della città intitolata “Libro delle lodi della città di Pavia”.

I due storici rincorrono le origini della Città e le trovano in una leggenda affascinante.

Si racconta, infatti, che il fondatore di Pavia sia stato Jafer, uno dei figli di Noè. Altri sostengono che abbia origini divine: creata da Pico, figlio del Dio Saturno.E’ una leggenda, appunto, che conferisce alle origini di Pavia un’aura di mistero.

E nemmeno sul primo insediamento di capanne ci sono certezze. L’ipotesi più accreditata è quella di un primo villaggio a ridosso di una zona in cui il fiume è facilmente attraversabile, probabilmente nella congiuntura tra la pista che risaliva la sinistra del Po e quella che conferisce alle origini di Pavia un’aura di mistero.

E nemmeno sul primo insediamento di capanne ci sono certezze. L’ipotesi più accreditata è quella di un primo villaggio a ridosso di una zona in cui il fiume è facilmente attraversabile, probabilmente nella congiuntura tra la pista che risaliva la sinistra del Po e quella che discendeva la sinistra del Ticino. Ancora un’altra ipotesi racconta che i villaggi fossero due: uno proprio a ridosso del fiume, la zona del Demetrio, e l’altro poco più su, nell’odierna piazza XXIV Maggio,in stretto dialogo fra loro.

Piazza XXIV Maggio, a differenza di quella del Municipio, è uno slargo piccolo e silenzioso proprio dietro il Duomo. Ci si arriva da via Cardano percorrendo la stretta strada medievale fatta di sassi e ciottoli. Avvolta dal silenzio, vicina ma non inglobata nel centro storico, rappresenta la classica piazzetta di Pavia, come tante ce ne sono nascoste nel cuore della città. Proprio qui, le fonti segnalano un altro dei primi insediamenti umani della Pavia preistorica. E proprio qui, c’è una delle strade più ripide della città, quella via Rotario che fila veloce verso il Ticino, dopo avere incrociato più in basso Porta Calcinara. Ancora un’altura, ancora un gruppo di capanne. Una comunità al riparo dai predatori e dai pericoli, che si ciba di selvaggina e vegetazione. Ancora, là in basso, il Ticino, fonte di sopravvivenza e approvvigionamenti.

*Fonte "La storia di Pavia"*

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![Un Neanderthal al Demetrio - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/News/Lo_sapave_che/Banner.jpg)

## [ Un Neanderthal al Demetrio ](https://spendiamo-a-pavia.it/eventi-artistici-pavia-e-provincia/lo-sapevi-che/un-neanderthal-al-demetrio)

La storia di Pavia non può che cominciare dal cuore della nostra città, in Strada Nuova. Dove oggi ci sono vetrine luccicanti ed eleganti tavolini sotto il porticato.

Da qui parte il lungo rettilineo che porta dritto giù verso il Ticino.

Questo è uno dei luoghi che attrae, seppure per motivi diversi, anche i primi uomini. E’ qui che si insediano , nell’era preistorica, quando non è ancora nemmeno un villaggio ma solo uno sparuto nucleo di capanne. Lo ricorda nella sua “Storia Avventurosa di Pavia” lo scrittore Mino Milani: proprio dove ora i pavesi sorseggiano il caffè, si narra di uno dei primi insediamenti della storia della prima della storia. Il luogo è il caffè Demetrio ma mancano però, aggiunge Milani, prove certe. Come, del resto, tutto il periodo prima della fondazione Ticinum, l’ antico nome di Pavia. Ma è verosimile. Se non altro per la posizione strategica del Demetrio.

Un punto più alto, e quindi sicuro, rispetto al fiume che scorre a poco meno di un chilometro ma abbastanza vicino al suo corso per garantire la sopravvivenza dei primi umani.

Oggi: gli eleganti tavolini, il tintinnio delle tazze , il vociare.

Ieri: Il silenzio, il volto di un uomo primitivo che scruta il folto della foresta, a due passi dalla sua capanna fatta di fango e paglia, pronto alla caccia o alla raccolta di bacche e frutti.

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Ovviamente, l’intera area, oltre due milioni di anni fa, aveva poco a che fare con il corso dove oggi si affacciano locali e ristoranti di moda. Una delle poche certezze del periodo Pleistocene, è che la grande distesa delle terre del basso Siccomario, che nell’etimo popolare significa “mare prosciugato dalle acque” (lo ricorda anche Pierluigi Tozzi, nelle “Origini della leggenda della fondazione di Pavia”), è caratterizzata da foreste e da terrazzamenti. Pavia, in altre parole, insiste su una sporgenza, che dà sul Ticino, ma si connette saldamente con l’entroterra.

Il Ticino, appunto. Il fiume di Pavia, uno dei maggiori responsabili del modellamento del territorio, non doveva invece essere molto diverso da come lo conosciamo oggi.

Vero è che nel Pleistocene (compreso tra 2,58 milioni di anni fa e 11.700 anni fa), primo periodo del Quarantenario, si sono alternati glaciazioni e clima rigido a periodi interglaciali con clima mite o caldo, con avvicendamenti e sovrapposizioni di flora e fauna. Ma il corso del fiume, almeno nella sua traccia originaria, è rimasto senza grosse modifiche a quello che conosciamo. Qualche hanno fa, ed è uno dei rari ritrovamenti recenti, il Ticino ha restituito una piroga proprio nella zona a ridosso del ponte della ferrovia: i resti fossili inglobati nel terreno fin dalle alluvioni quaternarie emergono in modo fortuito grazie all’erosione dell’acqua e agli scavi per la realizzazione di opere pubbliche.

Foreste, declivi, acqua. Resta, negli annali, traccia di Mans (Monte) Birbi Garius, fra Trivolzio e Torre D’Isola, due comuni proprio alle porte di Pavia. Ma bisogna tornare in città. Basta muoversi di qualche centinaio di metri per passare da un’ipotesi di insediamento, affascinante ma priva di riscontri come quella del Demetrio, a qualcosa di più certo. Perché, questa volta, dei ritrovamenti sono stati fatti.

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Pubblicato: 01 Aprile 2024

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![La foresta di piazza del municipio - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/News/Lo_sapave_che/La_foresta_di_piazza_del_municipio/Banner.jpg)

## [ La foresta di piazza del municipio ](https://spendiamo-a-pavia.it/eventi-artistici-pavia-e-provincia/lo-sapevi-che/la-foresta-di-piazza-del-municipio)

Pavia, come del resto tutta la Val Padana, dopo le glaciazioni quaternarie conosce diversi climi e quindi vegetazioni.

E’ la fine del Pliocene, cioè l’epoca geologica che precede il Pleistocene, in un periodo compreso tra 5,332 e 2,588 milioni di anni fa, quando compaiono i primi molluschi. La Città è un grande golfo marino che si insinua fino al Piemonte. Le aree montuose alpine e appenniniche che lo circondano non sono sollevate come oggi, ma sono più basse, i paesaggi sono ricche di aree collinari.

Corso Cavour, Strada Nuova, Piazza della Minerva, (oggi vie trafficate e centralissime) sono foreste formate da querce, salici, ontani, pioppi, olmi. A queste si alternano aree più paludose e umide, soprattutto in prossimità del fiume. Ci sono alberi dal fusto alto anche 35 metri, cespugli folti di biancospino e prugnolo che dividono i due posti. Il pericolo, per i primi uomini che abitano Pavia, è rappresentato anche dagli animali che popolano questi boschi : cervi, bisonti, uri. E persino ippopotami e rinoceronti, a seconda del periodo. Ma qui, al sicuro su una collinetta in piazza del Municipio, dove oggi sorge il Mezzabarba, vive un piccolo insediamento.

E’ curioso che i primi abitanti di Pavia scelgono questo luogo per insediarsi, proprio dove c’è l’edificio settecentesco oggi sede del Comune. Purtroppo, anche in questo caso, la pochezza delle fonti rende difficile inquadrare esattamente il periodo dell’insediamento. Ma secondo Peter Hudson, storico - archeologo e autore di “ Archeologia urbana e programma della ricerca: l’esempio di Pavia”, qui ci sono i primi ritrovamenti certi della Città preistorica. Si tratta di sepolture a inumazione e incinerazione.

Secondo i suoi studi le sepolture sono dieci o venti unità in tutta la zona del centro, ma la cifra esatta non viene mai documentata con esattezza.

Ecco la costante nella storia di Pavia, da quella primitiva, preromana e romana poi, longobarda e moderna: mai più nessuno, dalle iniziali capanne costruite con tronchi e paglia in piazza del Municipio, si è spostato da qui. Non più a valle, dove il Ticino confluisce nel Po, all’attuale ponte della Becca (Linarolo).

Non più a monte.

Pavia era e resta esattamente dov’è ora.

Gli uomini preistorici devono fare poche centinaia di metri per raggiungere il fiume. Oggi scende, ripida a valle, via Luigi Porta. Allora, ci si faceva strada attraverso la folta vegetazione. L’altura di piazza del Municipio preserva dagli attacchi, mette al sicuro dalla furia delle acque. Insomma, l’istinto di sopravvivenza è l’unico a non mutare, attraverso i periodi della storia. Non risultano, infatti, segni significativi di insediamenti a ridosso delle rive.

I primi abitanti di Pavia si avvicinano per bene, cacciare, pescare. Poi tornano in alto. E non a caso, a circa un chilometro dalla parte opposta a piazza del Municipio, percorrendo il senso longitudinale il braccio più corto di un’ipotetica croce, c’è un altro sito dove sono state ritrovate tracce di antichi insediamenti preistorici: quello che oggi è conosciuto come piazza XXIV Maggio.

*Fonte "La storia di Pavia"*

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Pubblicato: 01 Aprile 2024

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![Le Palafitte di Santa Sofia - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/News/Lo_sapave_che/La_foresta_di_piazza_del_municipio/Le_Palafitte_di_Santa_Sofia/Banner.jpg)

## [ Le Palafitte di Santa Sofia ](https://spendiamo-a-pavia.it/eventi-artistici-pavia-e-provincia/lo-sapevi-che/le-palafitte-di-santa-sofia)

Ma secondo Opicino, il più antico sito preistorico si troverebbe appena fuori dalla città. A pochi chilometri da Pavia, sulla vecchia strada di Riviera, poco dopo la frazione di Massaua di Torre d’Isola, sulla sinistra, si trova oggi una strada con l’indicazione per Santa Sofia. Proprio qui, secondo lo storico pavese, ci fu il primo ritrovamento di una necropoli.

Una conferma, indiretta, arriva però quasi mille anni dopo. Alcune riprese fotografiche aeree sul territorio, rilevano tracce di antiche costruzioni, forse palafitte. Ancora una volta, però, nessuno scavo indaga a fondo.

Santa Sofia però custodisce anche un altro tesoro. Questa volta certo. Al termine della strada, si incontra una splendida cascina ristrutturata e sulla sua sinistra, immersa nel verde, ci si trova all’improvviso davanti a una chiesetta rivestita di mattoni rossi. L’edificio ha quasi 1300 anni. E il suo costruttore fu Carlo Magno. Il luogo, sulla riva sinistra del Ticino, sin dai tempi dei Romani è uno dei più importanti porti fluviali per il trasporto delle merci. Anzi la leggenda dice addirittura che questa località venne scelta per la fondazione di Pavia, ma forze divine dirottarono la decisione verso l’attuale posizione della città, qualche chilometro più a nord. In ogni caso, la sua posizione, dominante sul fiume e ben posizionata verso Pavia, viene scelta quale strategico accampamento da quasi tutti gli assalitori della città, soprattutto da quelli provenienti da Ovest.

Fra questi, il fondatore dell’impero carolingio.

Alla fine del 773 Carlo Magno che ha da poco ripudiato la moglie Ermengarda, figlia di Desiderio re dei Longobardi ; attraversa le alpi, favorito dall’alleanza col Papato, per impadronirsi del regno Longobardo.Pone il suo campo fortificato proprio a Santa Sofia, sperando nel crollo veloce della resistenza dei pavesi. Ma proprio a Santa Sofia, sperando nel crollo veloce della resistenza dei pavesi. Ma al contrario, i cittadini si difendono al punto che dopo otto mesi Carlo Magno, al contrario, i cittadini di difendono al punto che dopo otto mesi Carlo Magno, convinto che l’assedio andrà per le lunghe , pensa di far arrivare a Santa Sofia la terza moglie Hildegard, in attesa di una bambina. Carlo Magno non solo è un abile stratega militare, ma anche un ottimo costruttore. Una sera, durante la cena con i suoi comandanti, prende una decisione.

“Le armi tacciono, gli uomini odiano e noi stiamo perdendo del gran tempo - dice ai generali - Fra poco arriverà mia moglie Hildegard e dobbiamo prepararle una accoglienza degna di una regina. E, visto che Pavia non cadrà presto nelle nostre mani, dobbiamo costruire subito qualcosa di importante, che rimanga nella memoria, per non passare altre giornate inutili nell’ozio. Per mia volontà e seguendo le mie direttive costruiremo una piccola cappella per celebrare le funzioni sacre”.

Proprio sopra il probabile insediamento preistorico, Carlo Magno erige quella chiesa a Santa Sofia, visitabile ancora oggi.

*Fonte "La storia di Pavia"*

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![La Vedova Nera del Pavese - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/News/Lo_sapave_che/La_vedova_del_pavese/Banner.jpg)

## [ La Vedova Nera del Pavese ](https://spendiamo-a-pavia.it/eventi-artistici-pavia-e-provincia/lo-sapevi-che/la-vedova-nera-del-pavese)

**Il caso di Milena**

Dicono che ognuno di noi è artefice del proprio destino, che volendo può modificarlo... È vero, ma esistono anche queste storie in cui non solo la protagonista ha naturalmente fatto le scelte sbagliate, ma possiamo anche dire che non ha avuto neanche una gran fortuna con le persone che ha incontrato nell'arco della vita. E dire che non chiedeva la luna, solo una bella famiglia ed una vita normale.

*Fonte: L'Occhio creepy di yoytube*

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![Le Palafitte di Santa Sofia - Spendiamo a Pavia](https://spendiamo-a-pavia.it/images/News/Lo_sapave_che/COME_NASCONO_I_FIORI_DI_BACH/Banner_2.jpg)

## [ Come nascono i fiori di Bach? ](https://spendiamo-a-pavia.it/eventi-artistici-pavia-e-provincia/lo-sapevi-che/come-nascono-i-fiori-di-bach)

**COME NASCONO I FIORI DI BACH?**

![FIORI_DI_BACH.png](https://spendiamo-a-pavia.it/images/FIORI_DI_BACH.png)

Nel 1930 il dott. Edward Bach, noto e rispettabile immunologo britannico, decide di lasciare perdere gli studi che lo avevano reso famoso, chiude il laboratorio e parte per il Galles, seguendo il suo desiderio di trovare rimedi che secondo lui devono essere ***naturali, semplici da ottenere e da preparare, non tossici e utili ad ogni essere vivente.***

La sua sensibilità gli consente di dialogare con la natura, per cui semplicemente toccando o inghiottendo un petalo si rende conto dell'effetto che il fiore avrà. Oppure, grazie a sicnronicità significative riesce a mettere in relazione la forma della pianta, o il luogo e il modo in cui cresce, con il suo effetto.

*Tra il 1930 e il 1936 prepara i suoi 38 rimedi floreali e scrive brevi testi in cui ne descrive con grande semplicità le proprietà.*

Secondo il dott. Bach la finalità della malattia è agire come correttivo, per farci capire che stiamo sbagliando qualcosa, per cui non è da considerare come una punizione o una disgrazia, ma rappresenta invece una occasione per rettificare il comportamento sbagliato..

Da un punto di vista spirituale, gli atteggiamenti negativi che impediscono l'armonia e la comunicazione anima/personalità: un sentimento o emozione negativa causa il conflitto che porterà alla malattia, per cui comprendere l'errore ci permetterà di recuperare salute e benessere.

Inizialmente il dott. Bach crea un sistema composto da soli 12 rimedi , che considera quelli principali, per trattare altrettanti principi tipologici, molto presto però, si rende conto che non sono sufficienti per cui aggiunge altri 7 rimedi (che chiama "i sette aiutanti").

*Nel 1934 vengono catalogati quindi solo 19 rimedi dei 38 che conosciamo.*

Tra marzo e agosto 1935, a soli 14 mesi dalla sua morte, il dott, Bach prepara glki utlimi 19 rimedi che completano il suo lavoro creando un sistema che può essere considerato come uno strumento di autogestione del benessere.

Il dott, Bach muore il 27 novembre 1936 raccomandando ai suoi collaboratori di "mantenere semplice il metodo....perchè tutto in natura è semplice".

Ad oggi il sistema floreale da lui ideato, e che da lui prende il nome, è conosciuto e utlizzato in tutto il mondo.

*Associazione Sinfonia Dell'anima*

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## [ La signora Maria "La Marcantina" ](https://spendiamo-a-pavia.it/eventi-artistici-pavia-e-provincia/lo-sapevi-che/la-signora-maria-la-marcantina)

PERSONAGGI PAVESI

LA SIGNORA MARIA, "LA MARCANTINA"

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Quanti tra noi, aprendo i cassetti di un comò, potrebbero trovare tutt'oggi salviettoni di quel cotone "buono" che non si trova più, decorati con fiori multicolore, strofinacci in lino resistenti e quasi troppo belli per essere usati oppure fazzoletti di stoffa, intonsi, ripiegati in confezioni da sei o da dodici (che tanto ormai...chi li usa più...abituati come siamo ai cleneex usa e getta)?

Ebbene

*Probabilmente la vostra mamma o nonna li aveva acquistati in un "mercoledì" degli anni '70 o "80 dalla "sciura Maria ". Chi la ricorda?*

Un donnino esile, vestita sempre di scuro, con i capelli compostamente raccolti in una crocchia. Ma quanta forza aveva nelle braccia la signora Maria? "Fonti" pavesi del tempo ci dicono che passasse, con il sole o con la pioggia, con il suo pesante carretto (trainato a mano!) alla Minerva, di lì in via Folla di sotto, via Riviera , via Guffanti, via Vivai, via Dora e chissà quante altre vie tra San Mauro, Le case nuove e San Lanfranco.

Altri ci dicono che si spingesse fino al Crosione, e lì a volte qualche ragazzotto, la aiutava a spingere il suo carretto traboccante di "dote" per giovani spose, fin oltre la salita.

*Dicono abitasse in via Brambilla, aveva forza e tenacia da vendere, la "MARCANTINA" MARIA!*

*Di Barbara Quaroni*

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## [ La tragedia di Borgo Calvenzano ](https://spendiamo-a-pavia.it/eventi-artistici-pavia-e-provincia/lo-sapevi-che/la-tragedia-di-borgo-calvenzano)

LA TRAGEDIA DI BORGO CALVENZANO

La passeggiata nella storia continua uscendo del centro storico, in direzione del Naviglio. Proprio di fronte c’è una lunga strada trafficata,viale Bligny, con un ampio porticato sul marciapiede, dove oggi ci sono trattorie tipiche, birrerie, pizzerie. Ma oltre un millennio e mezzo fa, in una torre che probabilmente sorgeva proprio qui, terminava la parabola del nobile intellettuale romano che nel 522 aveva accettato con entusiasmo di prestare i suoi servizi al re dei Goti.

Severino Boezio è colto, intelligente, ma forse poco avvezzo agli intrighi di corte.

![Boetius.png](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Boetius.png)

In poco tempo raggiunge l’incarico di magister officiorum, una delle massime responsabilità di governo del regno goto. La nomina non giunge inattesa. Ma i nobili barbari non lo vedono di buon occhio, e sin da subito dubitano della lealtà di questo nobile romano nei riguardi di Teodorico.

Ennodio, vescovo della città, scrittore latino soprattutto “ideologo” della potenza ostrogota, rema subito contro. Boezio è bersaglio di un epigramma velenoso, in cui viene accusato di scarsa capacità decisionale, e soprattutto di una certa rilassatezza di costumi.

Nel 523 cade in disgrazia e , sospettato di tradimento, viene imprigionato.

E’ ancora una volta Mino Milani a raccontare qualcosa in più sul luogo in cui Boezio viene tenuto prigioniero. Dopo polemiche e discussioni, è stato riconosciuto in quell’Agro Calvenzano a est dell’antica Ticinum, dove ancora oggi c’è Borgo Calvenzano. Laddove si crede che ci fosse una torre, crollata o demolita nel 1584. L’edificio, comunque, passa alla storia come “Torre di Boezio” o anche “Torre fraudolenta” proprio per ricordare l’intrigo di cui il pensatore latino è vittima.

Le accuse che gli sono rivolte sono infatti false. Il diritto, a cui Teodorico di regola si appella durante il suo regno nei casi di amministrazione della giustizia, in questo caso specifico non viene applicato. Al filosofo è negata addirittura la possibilità di difendersi.

Viene messo a morte , non si saprà mai se per un atto arbitrario, una congiura dai notabili di palazzo, o addirittura per rappresaglia dello stesso re.

Ma il comportamento di Teodorico non è del tutto inspiegabile. Durante la sua prigionia nella torre di quello che oggi è Borgo Calvenzano, Boezio scrive qualcosa che può aver irritato, se non addirittura fatto decidere per la sua morte, il re dei Goti. E’ il trattato “La consolazione della filosofia”, un libretto in cui appunto Boezio, nelle lunghe ore di solitudine e disperazione, sta lavorando. Non è nulla di compromettente, si tratta di considerazioni arricchite da componimento poetici che in nulla può suscitare lo sdegno del monarca. Anzi Boezio è ancora speranzoso di poter dimostrare la propria innocenza. Ma proprio durante la stesura del manoscritto viene a sapere che il Senato, di cui faceva parte, ha ratificato la sua condanna a morte.

Sdegnato, aggiunge allora al trattato alcune pagine di fuoco contro Teodorico.

![unnamed.jpeg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/unnamed.jpeg)

Pagine che trasformano quel trattatello filosofico nelle pagine di un vero e proprio pamphlet di rivolta dello spirito contro le barbarie. Ma questo segna anche la sua definitiva condanna, semmai Teodorico avesse voluto cambiare idea

Copie del libro escono dal carcere e circolano, seppure solo a Ticinum e finiscono infatti nelle mani del sovrano che ne decreta la morte. Il supplizio è atroce. Il boia gli stringe attorno alla fronte una fune che viene lentamente attorcigliata fino a quando gli occhi non gli schizzano fuori dalle orbite. Poi viene finito a percosse. Le urla del filoso e magister officiorum invadono Borgo Calvenzano.

Se ci si lascia spalle la tragica fine del consigliere caduto in disgrazia e si ritorna in centro si ritrovano altri tasselli della storia di Boezio che infatti, non finisce con la sua morte. Bisogna dirigersi in quella che ancora oggi è considerata una delle basiliche più belle e conosciute di Pavia:San Pietro in Ciel d’Oro.

I resti del filosofo riposano ancora oggi nella cripta della chiesa. E ancora oggi è ricordato come martire.

Un’ultima annotazione curiosa sul presonagggio. Si torna ai nostri giorni. E precisamente al 3 novembre del 1984. Papa Giovanni Paolo II. In visita a Pavia, ricorda la figura di San Severino Boezio, come quella di grande filosofo e martire del Medioevo Il pontefice, però, commette un errore: Boezio non è mai stato santificato. Questo perché, come ricorda lo scrittore Mino Milani citando l’episodio, Boezio non viene incarcerato e ucciso per motivi religiosi, ma esclusivamente politici.

Il regno goto durerà comunque ancora una trentina d’anni. Morto il sogno Teodorico, e con lui il progetto di rendere duraturo il regno dei Goti, si andrà avanti fra una guerra e l’altra fino al 551, quando l’imperatore Giustiniano decide di recuperare la centralità del suo dominio sottomettendo le popolazioni barbariche del nord.

Nel 552 l’ultimo re goto, Teia, viene sconfitto e ucciso durante uno scontro contro le truppe imperiali ai piedi del Vesuvio. I Goti riprendono, rassegnati, la via delle Alpi ed escono definitivamente dalla storia d’Italia e di Ticinum.

Ma altri barbari stanno prendendo il loro posto a Ticinum, dove lasceranno tracce indelebili: I Longobardi.

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Pubblicato: 01 Aprile 2024

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## [ I Pavesini sono nati a Pavia? ](https://spendiamo-a-pavia.it/eventi-artistici-pavia-e-provincia/lo-sapevi-che/i-pavesini-sono-nati-a-pavia)

La storia dei Pavesini è un interessante esempio di come il naming di un prodotto possa influenzare la percezione del pubblico e il successo commerciale.

![Imgcopia3623.jpeg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/Imgcopia3623.jpeg)

Nonostante il nome suggerisca un legame con Pavia, *i Pavesini sono nati a Novara*, alla fine degli anni '40, come "Biscottini di Novara". È stato solo nel 1952 che *l'imprenditore Mario Pavesi ha attribuito loro il suo cognome, con il suffisso diminutivo "-ini"* per richiamare la leggerezza e le piccole dimensioni del biscotto.

![16128202_1217497481674561_204761752_n.jpeg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/16128202_1217497481674561_204761752_n.jpeg)

*Mario Pavesi, originario di Cilavegna in provincia di Pavia, ha iniziato la sua carriera dolciaria a Novara, dove ha rilevato una pasticceria e avviato un forno nel 1934.* La sua esperienza durante la seconda guerra mondiale e un viaggio negli Stati Uniti lo hanno portato a sviluppare una versione più economica e digeribile dei biscottini originali, registrando una forma particolare del biscotto nel 1948 e inventando il nome Pavesini poco dopo.

![images_2.jpeg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/images_2.jpeg)

I Pavesini sono diventati noti per essere leggeri, energetici e nutrienti, con pochi grassi, adatti a tutte le età. *La pubblicità ha giocato un ruolo cruciale nel loro successo, con slogan iconici come "È sempre l'ora dei Pavesini" e testimonial famosi come Topo Gigio.* L'innovazione non si è fermata qui: Mario Pavesi ha introdotto anche le aree di ristoro per automobilisti, precursori degli Autogrill, con un design futuristico.

Nel 1953, il biscottificio è diventato una S.p.A., e altri prodotti come i cracker Gran Pavesi e i biscotti secchi Petit Pavesi sono stati creati. Prodotti come i Ringo e i Togo hanno ulteriormente arricchito la gamma con nomi evocativi.

*Dal 1993, Pavesi è parte del gruppo Barilla, continuando a rappresentare un pezzo significativo della tradizione dolciaria italiana.*

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Pubblicato: 01 Aprile 2024

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## [ Lo studente del Ghislieri Carlo Goldoni cacciato da Pavia ](https://spendiamo-a-pavia.it/eventi-artistici-pavia-e-provincia/lo-sapevi-che/lo-studente-del-ghislieri-carlo-goldoni-cacciato-da-pavia)

![images_1.jpeg](https://spendiamo-a-pavia.it/images/images_1.jpeg)

*Carlo Goldoni, uno dei padri della commedia moderna, autore fra altri capolavori de La Locandiera, veneziano nato nel 1707, fu uno studente dell'Univesità di Pavia, ospite del collegio Ghislieri.*

Goldoni frequentò l'Università dal 1722 al 1727, anno in cui fu costretto ad abbandonare in tutta fretta gli studi e fuggire da Pavia.

*Fu infatti protagonista di un'avventura fra il grottesco e il drammatico.*

Erano molti gli studenti di allora che superavano spesso il limite. Pesanti episodi di goliardia, vita dissoluta e gusto per le beffe anche ai cittadini pavesi erano per loro pane quotidiano.

Goldoni scrisse un libello satirico, *Il Colosso,* in cui si esprimeva in modo molto poco lusinghiero nei confronti delle donne pavesi di buona famiglia mettendone in rima i difetti.

Di dodici di loro descrisse i capelli, gli occhi, la bocca, i denti, le orecchie, per costruire con quelle parti, una immaginaria donna Colosso, una specie di ironico mostro pavese.

I mariti, inferociti, giurarono vendetta e il futuro commediografo dovette, gambe in spalla, scappare da Pavia.

Espulso dal Collegio Ghislieri, raggiunse all'alba, nascosto in una carrozza, la riva del Ticino e qui si imbarcò su un barcone che trasportava sale verso l'Adriatico.

Dopo dieci giorni raggiunse Chioggia, rifugiandosi dalla madre.

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## [ Valore delle Vecchie VHS Disney: potreste avere in mano un tesoro senza saperlo. ](https://spendiamo-a-pavia.it/eventi-artistici-pavia-e-provincia/lo-sapevi-che/valore-delle-vecchie-vhs-disney-potreste-avere-in-mano-un-tesoro-senza-saperlo)

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Le videocassette VHS Disney prodotte prima del 1985 sono diventate ambiti oggetti da collezione, con alcuni esemplari che possono raggiungere cifre notevoli. In particolare, i titoli più ricercati includono le prime edizioni dei classici Disney, come la collezione Black Diamond e film rari come "Tron" del 1982. Queste VHS, specialmente se ancora sigillate nella confezione originale, possono valere migliaia di dollari. *"La Bella e la Bestia"* è uno dei cartoni più richiesti, con alcune cassette che partono da 400 dollari e *possono superare i 1.000*. Anche "*La Sirenetta*" in prima edizione, se in condizioni impeccabili, può valere oltre 1.000 euro.

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Il valore di una VHS dipende molto dalle sue condizioni: il nastro deve essere integro e la custodia in buono stato. La presenza della pellicola protettiva originale aumenta significativamente il valore. Alcune edizioni speciali *sono state vendute per cifre superiori ai 20.000 euro*, anche se vendite di questo calibro sono rare. In generale, le VHS Disney in ottime condizioni sono molto apprezzate dai collezionisti, ma il mercato può variare notevolmente.

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Scritto da Redazione

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Pubblicato: 01 Aprile 2024

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